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Home Arte cultura e tempo libero Il bello della lingua italiana . l’Anafora

Il bello della lingua italiana . l’Anafora

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Si tratta di una figura retorica  che si basa sulla ripetizione delle parole dei versi. Il termine  deriva dal greco anaphorá – da anaphérein = vuol dire: “ripetere”. Utilizzata anche da Dante Alighieri e da Gianni Rodari

 

Cosa vuol dire anafora: significa ripetizione e consiste nel ripetere consecutivamente una parola o più parole, all’inizio di parti successive di un testo (periodo, frase o verso poetico), creando una specie di litania. Essa  crea un particolare effetto semantico e ritmico mettendo in rilievo un concetto o un'immagine. E' molto utilizzata nelle poesie e nelle filastrocche. Viene utilizzata principalmente  per sottolineare un elemento, un concetto, un’immagine, rendendoli più vigorosi.  Per questo motivo è spesso adoperata anche nei discorsi dei politici ai comizi per conferire enfasi.

Si distingue dall’allitterazione, che è un’altra figura retorica, basata però  sulla ripetizione fonetica delle parti di una parola o di una frase.

Esempi letterari di Anafora:

"Per me si va nella città dolente,

per me si va nell'eterno dolore,

per me si va tra la perduta gente."

(Dante, Inferno, Canto III, vv.1-3)

 

"Questi ne porta il foco inver' la luna;

questi ne' cor mortali è permotore;

questi la terra in sé stringe e aduna; "

(Dante, Paradiso, Canto I, vv.115-117)

 

"S’i’ fosse foco, ardere’ il mondo;

s’i’ fosse vento, lo tempesterei;

s’i’ fosse acqua, i’ l’annegherei;

s’i’ fosse Dio, mandereil en profondo;

s’i’ fosse papa, serei allor giocondo,

ché tutti ’ cristiani embrigarei;

s’i’ fosse ’mperator, sa’ che farei?

a tutti mozzarei lo capo a tondo.

S’i’ fosse morte, andarei da mio padre;

s’i’ fosse vita, fuggirei da lui:

similemente faria da mi’ madre.

S’i’ fosse Cecco com’i’ sono e fui,

torrei le donne giovani e leggiadre:

le vecchie e laide lasserei altrui."

(Cecco Angiolieri, S’i’ fosse foco, Sonetti, 86)

 

"Sei nella terra fredda,

sei nella terra nera

né il sol più ti rallegra

né ti risveglia amor."

(Giosuè Carducci, Pianto antico, vv.13-16)

 

"Don Abbondio stava su una vecchia seggiola, ravvolto in una vecchia zimarra, con in capo una vecchia papalina."

(Alessandro Manzoni, I promessi sposi, Cap. VIII)

 

"...piove sulle tamerici

salmastre ed arse,

piove sui pini

scagliosi ed irti

piove su i mirti

divini..."

(Gabriele D'Annunzio, La pioggia nel pineto, vv.10-15)

piove viene ripetuto per ben 6 volte, nella prima strofa, producendo un effetto di enfasi e ritmo.

 

Esempi di filastrocche con Anafora:

L'espediente letterario dell'anafora è molto utilizzato nelle filastrocche per bambini. Eccone alcuni esempi:

 

"Filastrocca impertinente,

chi sta zitto non dice niente;

chi sta fermo non cammina;

chi va lontano non s’avvicina;

chi si siede non sta ritto;

chi va storto non va dritto;

e chi non parte, in verità,

in nessun posto arriverà"

(Gianni Rodari, Filastrocca impertinente)

 

"Giovannino Perdigiorno

ha perso il tram di mezzogiorno,

ha perso la voce, l’appetito,

ha perso la voglia di alzare un dito,

ha perso il turno ha perso la quota,

ha perso la testa (ma era vuota),

ha perso le staffe ha perso l’ombrello,

ha perso la chiave del cancello

ha perso la voglia ha perso la via;

tutto è perduto fuorché l’allegria."

(Gianni Rodari, Giovannino Perdigiorno))

 

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