
Muore improvvisamente un onorevole molto chiacchierato, ma nessuno tra amici e parenti vuole avere a che fare con il suo cadavere. Dopo tanto girovagare si trova infine una soluzione e da morto, quel politico risulterà più utile di quanto non lo fosse mai stato in vita…
“Che ore sono?” Arianna si risvegliò di soprassalto, poi guardò il display della radiosveglia “accidenti sono le 23,34!” era tardissimo anche perché Corrado, l’uomo che giaceva al suo fianco, le aveva raccomandato di svegliarlo subito, qualora si fosse appisolato, perché aveva promesso alla moglie di tornare al massimo per le 23, dopo una presunta noiosissima riunione del Comitato Elettorale, in vista delle ormai imminenti consultazioni politiche. Arianna scostò il pesante braccio di Corrado dalla sua pancia, lo scosse per cercare di svegliarlo ma le servì meno di un minuto per capire che il suo cuore, già provato da anni di luculliane cene di finanziamento, ipertensione trascurata, fiumi di alcool e generose strisce di cocaina, aveva ceduto sul più bello.
La ragazza non versò neanche una lacrima ma saltò giù dal letto, afferrò lo smartphone e compose un numero rapido: al terzo squillo qualcuno le rispose: «È andato», disse fredda. «Sì, l’infarto che avevate previsto, venite a prendervelo». Arianna non era solo un’aspirante influencer ma con il tempo era divenuta soprattutto un’indispensabile risorsa della Polizia Politica.
Enea e Giacomo erano stati incaricati di controllare con discrezione gli spostamenti del politico in quanto, nel suo partito, erano già noti gli eccessi a cui spesso si abbandonava. Così, come quasi tutte le sere, erano appostati a pochi isolati da quella piccola mansarda della loro collaboratrice. Salirono le scale e in quattro e quattr'otto, irruppero in casa della ragazza: l’onorevole Spaccapietra era un noto esponente del partito di governo, vice segretario di "Famiglia e Tradizione" e non poteva morire, come un sacco di patate, tra le lenzuola di una ventenne collusa con i servizi segreti.
L’onorevole giaceva nudo e supino sul copriletto di raso rosa, gli occhi sbarrati verso il soffitto e un principio di bava all'angolo della bocca. Accanto a lui, una striscia di coca ancora intonsa sul comodino e a terra, poco distante dal letto, una bottiglia di scotch vuota a metà.
I due cominciarono subito a rivestire il cadavere, sudando e imprecando per le difficoltà di infilare la camicia, i pantaloni e le scarpe a un corpo che ormai non poteva più collaborare. Pochi minuti dopo, in ogni caso, Corrado sfilava nell'androne condominiale, sostenuto sotto le ascelle dai due agenti: ai passanti doveva apparire come il solito cinquantenne allegro che aveva esagerato con la grappa: «Tieni su la testa, Corrado! Stasera hai alzato decisamente il gomito, eh?», scherzava Enea a beneficio di una vecchia vicina che stava osservando l’insolito trio dallo spioncino di casa sua.
Uscirono dal portone e subito cominciò a cadere una pioggia sferzante, dritta, fredda, impastata con lo smog di fine legislatura. Gli infilarono un impermeabile, gli calzarono in testa un cappello floscio e lo sospinsero a forza sui sedili posteriori della loro auto, sotto gli occhi indifferenti di passanti frettolosi.
L’auto ministeriale sfrecciò silenziosa fino all’abitazione dell’onorevole nella zona più esclusiva della città; Enea suonò al videocitofono del villino dell’onorevole e pochi minuti dopo rispose la voce impastata di sonno e tranquillanti della moglie Olga, che ormai da tempo non credeva più alle promesse di puntualità del marito.
«Signora, siamo la scorta … suo marito ha avuto un malore … cioè volevo dire, più che un malore ha avuto un piccolo collasso: glielo abbiamo riportato a casa, se ci apre un attimo lo mettiamo a letto e andiamo via, solo cinque minuti!» La porta si aprì, mentre Enea mostrava il distintivo al video citofono. Quando vide la faccia ormai violacea del marito, sorretto come un burattino senza fili, Olga non disse una parola ma rimase per un lungo istante con le braccia incrociate sul petto. Poi improvvisamente sbottò: «Portatelo via», disse gelida. «Ma signora, è suo marito! È... irreversibilmente morto.» «E io sono irreversibilmente stanca. Sapete quante volte l'ho perdonato? Con le minorenni, con le ragazze della sua segreteria, con quelle che andavano da lui per chiedere favori? Adesso basta. Se entra in questa casa, io domani chiamo la stampa e dico che me lo avete raccolto in un locale tra le braccia di un trans! Per quello che mi riguarda, riportatelo dove lo avete trovato.» «Signora, ma deve capire che siamo in piena campagna elettorale, manca meno di un mese al voto, la ragion di Stato...» «La ragion di Stato si cercasse un altro appartamento. Buonanotte.» E sbatté la porta in faccia al distintivo di Enea che ancora lo reggeva in mano.
«E adesso?» ringhiò Giacomo, mentre il cadavere sul sedile posteriore della Fiat Croma continuava a oscillare e a scivolare di lato a ogni curva, andando a sbattere il naso contro il finestrino, nonostante il tentativo dell’agente di tenerlo con la schiena dritta. «Andiamo dal figlio: sono sicuro che non ci dirà di no … o almeno lo spero!»
Il figlio, un trentenne che viveva in un bilocale in periferia e campava di lavoretti precari per non toccare i soldi sporchi del padre, non fu più accogliente. Quando Enea e Giacomo entrarono, trascinandosi dietro il corpo dell’onorevole, il giovane guardò il terzetto con evidente disgusto. «Suo padre purtroppo è... passato a miglior vita, un increscioso accidente. Avremmo bisogno di un letto dove farlo ritrovare domani mattina.» Jacopo non consentì loro neanche di continuare «Se lo lasciate qui», disse il giovane con voce ferma, «lo spingo giù dal balcone prima che arriviate al piano terra. Mio padre non lo frequentavo più da due anni: era un ladro, un corrotto e un parassita. La settimana scorsa ha votato per approvare i fondi per il riarmo del nostro Paese, tagliando quelli per la sanità. Fuori dai piedi o chiamo i vostri colleghi Carabinieri: non farò da deposito per i vostri segreti di Stato».
I due poliziotti, ormai stremati dal peso morto dell'Onorevole che continuava a perdere la postura sul pianerottolo, batterono in ritirata. La Croma vagava per la città come un carro funebre abusivo, sotto una pioggia gelida che non accennava a smettere. Ormai mancavano meno di due ore all'alba. «C'è l'avvocato Girelli», propose Enea, disperato. «Il suo migliore amico d'infanzia, compagno di banco dalle elementari all’università, tesoriere ombra del partito, compagno di loggia massonica, compagno di tutto, insomma.»
L'avvocato li accolse in pigiama di seta, sinceramente addolorato, ma terrorizzato: «Ragazzi, io vorrei aiutarvi», sussurrò Girelli, guardando l'amico defunto sistemato sulla poltrona dove da vivo si era seduto tante volte, per sorseggiare uno scotch. «Ma c'è un problema: tutti in città sanno che sono omosessuale. Tutti, tranne voi della Polizia Politica, a quanto pare. Se domani trovano il vice segretario del partito “Famiglia e Tradizione” morto a casa mia, scoppia la fine del mondo: diranno che eravamo amanti, distruggeremmo la sua memoria e la mia reputazione di penalista!»
Giacomo si mise le mani nei pochi capelli che gli erano rimasti in testa: erano in una situazione di stallo. Fu allora che ad Enea venne l'illuminazione: un'idea così grottesca da rasentare il genio. «Se non possiamo farlo morire da vizioso... lo faremo morire da eroe».
Portarono l'Onorevole in un vicolo buio, a pochi passi dalla casa dell’anziana madre. Lì, i due agenti misero in scena un brutale pestaggio... su un cadavere. Enea sferrò due pugni sul viso già violaceo di Spaccapietra, mentre Giacomo gli assestò un calcio nello stomaco per simulare una colluttazione. Poi tirò fuori una pistola con silenziatore e gli sparò due colpi al petto e per completare il quadro, gli sfilarono il Rolex d'oro, l'anello con lo stemma di famiglia e i contanti dal portafogli.
«Ecco fatto.: si tratta dell’ennesima rapina finita nel sangue. L’onorevole è un martire della criminalità ormai dilagante in città, ucciso da qualche balordo mentre andava a visitare l’anziana madre malata!», ansimò Giacomo, ripulendosi la giacca. Fecero una telefonata anonima, celando il numero del chiamante e avvisarono l'ambulanza. Poco dopo, il medico legale di turno, un cinquantenne terrorizzato che conosceva bene i due agenti della Polizia Politica, guardò i fori d'entrata senza sangue e provò a dire: «Ma questo era già...» Enea gli appoggiò una mano sulla spalla, stringendo un po' troppo. «Questo è un martire della criminalità urbana, dottore. E’morto per shock emorragico da arma da fuoco. Ci siamo capiti?» Il medico deglutì. «Va bene: dichiarerò che si è trattato di un omicidio.»
I tre giorni successivi furono un trionfo di retorica nazionale, i telegiornali infatti aprirono a reti unificate: "L'Onorevole Spaccapietra barbaramente trucidato da una banda di malviventi extracomunitari, sotto la casa della madre anziana e malata". Il Premier parlò di "attacco al cuore dello Stato". La nazione era in lacrime, sdegnata per la violenza selvaggia che ormai imperversava nelle strade cittadine. Tutte le principali reti nazionali e locali mandarono in onda altrettanti programmi fotocopia, durante i quali furono sviscerate le cause del fenomeno della criminalità di strada, provocata dal mancato controllo sull’immigrazione clandestina. Un celebre anchorman addirittura era intenzionato a portare in studio un plastico che riproduceva fedelmente la villetta dove abitava l’onorevole e l’appartamento dove abitava sua madre ma il direttore di rete fu irremovibile e non se ne fece più niente!
Il quarto giorno, negli uffici della Polizia Politica, si presentò un testimone: era un pensionato, un anziano signore forse ormai ottantenne ma ancora molto lucido e determinato. Entrò nell’Ufficio di Enea tenendo il cappello in mano e aspettando di essere invitato a sedersi. Il poliziotto chiese cosa fosse accaduto quella sera e se fosse in grado di riconoscere le persone che aveva visto sul luogo dell’omicidio. Il pensionato, con grande sicurezza, cominciò a raccontare di uno strano trio di persone, una delle quali, sorretto a braccia dagli altri due, era estremamente somigliante all’onorevole Spaccapietra. Poi cominciò a descrivere l’uomo che si trovava alla sinistra del terzetto: « Era un uomo alto e robusto, quasi pelato, lo sguardo vitreo, una piccola cicatrice sul mento …” ma mentre parlava, si rese ben presto conto che stava facendo un’accurata descrizione della persona seduta di fronte a lui … Il pensionato si bloccò: nella stanza cadde un silenzio gelato, interrotto solo dal ticchettio dell'orologio da parete. Enea ruppe il silenzio dicendo: “Quindi un uomo un po’ sul mio tipo, insomma uno che mi somiglia molto!” Il pensionato sbiancò mentre gocce di sudore freddo gli imperlarono la fronte, poi cominciò a balbettare a dirsi non più sicuro della descrizione dei luoghi e delle persone, visto che era notte e che pioveva a dirotto … alla fine chiese di poter tornare a casa. «Lei è un cittadino modello, ce ne fossero come lei!», disse Enea, congedandolo con una pacca sulla spalla che quasi lo fece cadere.
Quella sera stessa, il telegiornale trasmise il comunicato ufficiale del Governo: il sacrificio dell'Onorevole Spaccapietra non sarebbe stato vano. Con la scusa di proteggere i cittadini dal "far west cittadino", il Ministro dell'Interno annunciò l'approvazione immediata del nuovo “ Decreto Sicurezza”: misure drastiche contro la microcriminalità, stato di coprifuoco, perquisizioni senza mandato, istituzione della censura preventiva e mani libere alla polizia nell’uso delle armi.
Il piano era riuscito perfettamente: Spaccapietra, da morto, era stato molto più utile al suo partito di quanto non lo fosse mai stato in vita.






