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Home Prometeo ricerca Gli uomini, in fondo, sentono, desiderano, amano, tutti allo stesso modo. Di Maria Grazia Adamo

Gli uomini, in fondo, sentono, desiderano, amano, tutti allo stesso modo. Di Maria Grazia Adamo

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Primo classificato al primo-concorso letterario intitolato a Luigi Squitieri avente per tema"Oltre il quotidiano storie di emozioni ed incontri"

 

 

E' l'alba. Alcuni gatti randagi rovistano nei secchioni stracolmi di immondizia, davanti a un palazzone di periferia. Percorrendo con lo sguardo i suoi dodici piani, si vedono finestre buie con serrande abbassate e sopra il terrazzo, nuvole rossastre dietro le quali fa capolino, a tratti, il sole che sta sorgendo.

Tornando a guardare in giù, lungo la facciata del caseggiato, si assiste al graduale illuminarsi degli appartamenti, all'alzarsi delle tapparelle, all'aprirsi delle ante. Si odono suonerie di sveglie, voci e suoni di radio e televisori, scrosci di docce e sciacquoni ... In strada, orde di lavoratori sulle loro automobili, studenti con i loro scooter assordanti, bambini mezzi addormentati, imbalsamati in seggiolini di auto, guidate da mamme nevrasteniche... Tutti in corsa frenetica per raggiungere le rispettive destinazioni.

Il quartiere si svuota per tornare a riempirsi solo parecchie ore dopo, quando la giornata volge al termine. Ed allora, ecco di nuovo macchine, motorini e gente che si sbriga per raggiungere le proprie abitazioni. Le finestre all'interno degli appartamenti si illuminano e le strade si svuotano in attesa di un nuovo giorno.

All'interno di un appartamento, situato al decimo piano di quel palazzo, un calendario ingiallito, con il giorno 24 evidenziato da un cerchietto rosso, è appeso alla parete screpolata di una cucina. Un orologio segna le diciotto. Nella stanza, arredata alla bell'e meglio, un uomo e una donna di colore si muovono nervosamente: lui indossa una tuta da operaio, sporca di calce secca; lei un cappottino di lana grigio piuttosto infeltrito, il cui buon taglio, tuttavia, testimonia un più dignitoso passato.

Vicino al tavolo della cucina, un bambino, Nour-Eddin, vestito di tutto punto: giaccone, cappello e guanti, è intento a scuotere un salvadanaio di terracotta a forma di porcellino. Il tintinnio dei soldi è piuttosto lieve, cosi il bambino, dopo averci pensato qualche secondo, decide di romperlo. Dal maialino escono solo poche monetine. Il bambino le conta: non fanno che un euro.

Con rammarico, posa lo sguardo sulla pubblicità di un prodotto, uno di quei dépliant inseriti nelle buche della posta, che reclamizza un grande barattolo di crema alle nocciole, il cui spot recita cosi: "Se mangi il Cioccolone diventi un campione. E con soli due euro in più avrai in omaggio l'Incredibile Hulk". La tristezza sul viso del bambino scompare solo nel momento in cui i suoi occhi incontrano quelli del pupazzo dalla pelle verde, che fa bella mostra dei suoi possenti muscoli, per ricomparire un istante dopo, quando la madre, con un tono secco, si rivolge all'uomo seduto al tavolo: "Vado a fare la spesa". Prende il bambino ed esce. La porta si richiude con un tonfo alle loro spalle, mentre l'uomo che sembra non essersene neppure accorto, continua a controllare i conti di una fattura.

La strada è deserta e fitte, opprimenti nuvolaglie rendono ancora più grigia la sera incipiente. La fioca luce di un lampione illumina una vecchia scritta, parzialmente cancellata dal tempo, ma ancora leggibile, sul muro, che costeggia la via:

"Non siamo noi che siamo razzisti siete voi che siete negri ".

La donna cammina a passo svelto. Nour-Eddin le sta dietro a fatica; da una parte tiene la manina ben stretta a quella della madre, nell'altra racchiude le sue monetine. Svoltate un paio di traverse, il buio, pian piano, cede il passo a una luminosità fatta di fosforescenze e grandi immagini in movimento, con scritte che campeggiano sui bassi tetti degli edifici. Il centro commerciale è a pochi passi e brulica di gente come un formicaio in piena attività. I due entrano nel supermercato che si trova al piano inferiore. Mentre gira tra i corridoi, Nour-Eddin incontra Valerio, un suo compagno di classe. È insieme a una donna piuttosto anziana dall'aspetto austero e stringe nella mano destra il "Cioccolone", mentre in quella Sll1lstra ha l'incredibile Hulk. Guarda con un sorriso beffardo l'amichetto e gli fa la linguaccia. Nour-Eddin, profondamente mortificato, abbassa gli occhi, ma poi, folgorato da un lampo di speranza, timidamente, li rialza e si rivolge alla madre, implorandola:

"Mamma lo voglio anch’ io, me lo avevi promesso'!

La mamma fa spallucce: "Capirai' Con questi chiari di luna, ci manca solo il Cioccolone!". Nour-Eddin abbassa di nuovo lo sguardo senza aggiungere altro.

Mentre si gira a contemplare il pupazzo dei suoi sogni allontanarsi tra la gente, scorge un uomo anziano, anch'esso di colore, che, travestito da Babbo Natale, raccoglie fondi per la costruzione di pozzi d'acqua in Africa. Il vecchio ha osservato tutta la scena e lo fissa con tenerezza. Il ragazzo è attratto da Babbo Natale, ma ancor di più dall' incredibile Hulk. La madre lo tira per un braccio. Lui guarda ancora una volta il pupazzo che si perde tra la folla e poi l'uomo travestito. Con un'espressione di rassegnazione apre la piccola mano e getta le due monete nella scatola delle offerte. Babbo Natale, intenerito dal suo gesto, gli offre un oggetto. "Cos 'è?" chiede il ragazzo con curiosa meraviglia.

"Un cofanetto che contiene un libricino molto antico e molto raro. - risponde l'altro, compiaciuto e ammiccante- E' un libro magico, che aiuta a vedere le cose da più punti di vista" Nour-Eddin e la mamma girano tra gli scaffali, stracolmi di mercanzie. Il bambino è talmente affascinato dal libricino da essersi quasi dimenticato del suo pupazzo preferito, ma appena imbocca il corridoio dei dolciumi non può far finta di non vedere: quarta mensola in alto a sinistra, lo conosce a memoria, è il posto del "Ciocco Ione". Proprio in quel momento scorge un uomo, che sta infilando nel carrello della spese una scatola di prugne secche. La mamma lo saluta: "Buona sera, signor maestro, anche lei a far la spesa?" Il maestro risponde a mezza bocca visibilmente infastidito, mentre fulmina con uno sguardo, arcigno Nour-Eddin, che ne rimane impietrito.

Improvvisamente, però, il libricino che ha in mano, mosso da un' impercettibile soffio di vento, si apre per fermarsi a pagina 20. Il bambino, allora, osserva il disegno sotto i suoi occhi e scoppia in una fragorosa risata. La sottile pagina ingiallita gli mostra la caricatura di un uomo, uguale in tutto e per tutto al suo maestro, mentre sta facendo i bisogni e si sforza perché soffre di stitichezza. La madre, messa a disagio dallo strano comportamento del figlio, saluta il maestro che passa sdegnato e poi domanda al ragazzo: "Perché hai riso in quel modo". E lui le risponde divertito: "Perché seduto sul "water, anziché sulla cattedra, non è poi così malvagio". Il supermercato è sempre più pieno. Nour-Eddin, dopo aver vagato un altro po' dietro a sua madre, si accorge che il suo compagno di classe lo scruta da una fila parallela alla sua. Improvvisamente e inspiegabilmente, come è avvenuto poco prima, il libro si apre a pagina 50. Incredibile! Il bambino impresso sulla carta stampata è proprio Valerio, ma è molto diverso da come lo ha visto fino ad allora: sta in una grande camera, sommerso da giocattoli, solo e triste. Valerio, visibilmente attratto dal luccichio della copertina lo raggiunge: - Cos 'è che hai in mano?- Un libro magico.

- Me lo fai vedere?

-No.

- Neppure se ti do il mio Hulk?

- Se proprio insisti ..

In quel momento i due ragazzi scorgono di nuovo il maestro che sfoglia in maniera morbosa una rivista intitolata: "The Man, tutto e di più per l'uomo in carriera ". Ma quando si accorge che i due- lo stanno osservando, riposa con uno scatto la rivista al suo posto e li fulmina con gli occhi come per dire: "Di cosa vi impicciate. piccoli mocciosi;? I due vorrebbero distogliere lo sguardo per non indispettirlo ulteriormente, ma non ci riescono perché il libricino gli sta mostrando un'immagine che li incuriosisce davvero: il maestro, ripiegato su se stesso con uno sguardo vuoto, spossato, assente, mentre subisce i rimbrotti di una grassa e baffuta signora, che l'apostrofa: "Sei un fallito, altro che i Parioli, mi hai condannala in una fogna di periferia!". I ragazzi rimangono a guardarlo con un'espressione di biasimo, mentre pensano: "Allora, non è per colpa nostra che è sempre così arrabbiato''. La madre di Nour-Eddin, nel frattempo, si è messa in fila alla cassa per pagare i prodotti che ha acquistato ed esorta il figlio a raggiungerlo, ma i ragazzi sono tutti presi dai giochi che si sono scambiai: Nour-Eddin fa fare piroette ed acrobazie al pupazzo, mentre Valeria continua a sfogliare il libricino con sempre più interesse e meraviglia. Quest'ultimo, preso da un impeto di allegria, raggiunge il suo carrello, prende il Cioccolone e, una volta tornato da Nour-Eddin, svita il tappo, ci affonda un dito, lo lecca e poi gli offre il barattolo:

"Vuoi venire a giocare a casa mia?" - gli chiede, con molto entusiasmo.

"Perché no?" - risponde l'altro. E poi rivolto alla madre: "Mamma posso andare a giocare a casa di Valerio?"

"Se hai la pazienza di farmi arrivare alla cassa.''' accondiscende lei.

Prima di uscire dal supermercato, Nour-Eddin, passa di nuovo davanti al vecchio di colore, travestito da Babbo Natale. L'uomo gli fa cenno di avvicinarsi e gli sussurra all'orecchio: hai visto ... in fondo, gli uomini, sentono, desiderano, amano, tutti allo stesso modo. Nour-Eddin sorride e gli fa l'occhiolino.

 

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