
Il pronome «sé» non deve essere accentato quando seguito da “stesso”, i puntini di sospensione devono essere soltanto tre, “qual” non vuole l’apostrofo; dopo i due punti ci vuole la minuscola…
Perché si scrive “qual è” e “qual era” sempre senza apostrofo? Questo accade perché si tratta di un troncamento (la caduta della finale senza aggiunta di apostrofo), non di un'elisione. Differenza accento/apostrofo: l'accento indica la pronuncia di una vocale in una parola, mentre l'apostrofo segna l'elisione di una vocale finale quando la parola successiva inizia per vocale. ACCENTI A, i, o, u, in italiano hanno sempre accento grave (à, ì, ò, ù). Sulla e l’accento può essere acuto (é) o grave (è). Portano l’accento acuto (é) tutte le congiunzioni composte da «che»: affinché, benché, dopodiché, giacché, nonché, perché, poiché ecc. Portano accento acuto anche: mercé, né (congiunzione negativa), sé (pronome personale), tutti i composti di «re» (viceré) e «tre» (trentatré) e i passati remoti (come poté). Il pronome «sé» non deve essere accentato quando seguito da «stesso», «medesimo» o «stante». Porta l’accento grave (è) un numero limitato di nomi comuni e propri, nonché di interiezioni: ahimè, caffè, thè, cioè, lacchè, Giosuè, Noè, Mosè ecc… Sui monosillabi, in caso di ambiguità, l’accento è d’obbligo. Si scrive: dà (verbo dare) / da (preposizione) là (avverbio di luogo) / la (articolo) lì (avverbio di luogo) / li (articolo) sì (avverbio) / si (pronome) dì (sostantivo) / di (preposizione) Le maiuscole vanno accentate, non apostrofate (È). Hanno l’apostrofo alcuni imperativi come fa’, da’, sta’, va’, di’. Il troncamento di bene va apostrofato: be’. Alcune interiezioni come «boh!», «bah!», «mah!» esigono l’h finale; Il troncamento di poco: po’. Il troncamento di modo: «a mo’ di» L’aferesi di questo/a: ‘sto / ‘sta D EUFONICA Si cerca di limitarne l’uso il più possibile. Va usata per evitare l’incontro di due vocali uguali: rapido ed efficiente, propenso ad amare. Quando la parola che segue è straniera va considerata la pronuncia effettiva. Va evitato in ogni caso l’uso di od. CORSIVO Si usa il corsivo per segnalare i titoli di libri italiani e stranieri, le testate di quotidiani e i periodici, i titoli di opere d’arte, di film e di programmi televisivi, le onomatopee (toc! toc!), le parole straniere non di uso comune, le parole da mettere in rilievo. In un testo tutto corsivo, vanno passate in tondo tutte le parole la cui grafia sarebbe normalmente in corsivo (vedi casi precedenti) Si usa il corsivo anche per segnalare i pensieri. In tal caso il corsivo annulla l’esigenza di qualsiasi tipo di virgoletta (‘ ’, “ ”, « »). La narrazione in prima persona è già intesa come un pensiero, sia che sia al tempo presente, sia al passato. Di conseguenza non richiede l’uso del corsivo. DIALOGHI I dialoghi vanno sempre inseriti fra virgolette basse, dette caporali (« »). Ogni battuta di dialogo va a capoverso nuovo, al cambiare dell’interlocutore: «Ci vediamo domani?» «Assolutamente sì!» Se il discorso o la citazione proseguono nel capoverso seguente, non si chiudono le virgolette se non alla fine del discorso o della citazione. Tuttavia, vanno riaperte all’inizio di ogni nuovo capoverso. Il punto fermo va dentro le virgolette se il discorso non è introdotto da nulla o se è preceduto da un punto, va fuori dalle virgolette se è preceduto da altro testo o dai due punti. PUNTEGGIATURA Mai usare il punto alla fine dei titoli. I puntini di sospensione devono essere soltanto tre e va usato l’apposito carattere tipografico «…» SPAZI Mai inserire due o più spazi bianchi consecutivi. Ogni segno di interpunzione vuole uno spazio dopo e nessuno prima. Dopo i due punti non ci vuole la maiuscola. Tranne quando introducono un discorso diretto o una citazione racchiusa tra virgolette oppure quando introducono un elenco in cui ogni singola voce è conclusa da un punto fermo. Per tutti gli altri casi, come spiegazioni, elenchi discorsivi o conseguenze logiche, si usa la lettera minuscola.






