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Home Solidarietà LE NUOVE FRONTIERE NEI TRAPIANTI DI ORGANI: LA “SOLIDARIETA’ A CATENA” di Paolo Molinaro

LE NUOVE FRONTIERE NEI TRAPIANTI DI ORGANI: LA “SOLIDARIETA’ A CATENA” di Paolo Molinaro

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Per la risoluzione di alcune patologie che possono colpire l’essere umano, l’unica strada percorribile spesso è quella di sostituire l’organo  compromesso con un altro, proveniente da un donatore cadavere o vivente.

 

Quest’ultimo tipo di trapianto può riguardare quasi esclusivamente le patologie renali ed è stato autorizzate solo  nel 1967 con la legge n. 458 che fissa particolari linee guida e prevede, tra l’altro, adeguate cautele (come ad esempio l’autorizzazione del Presidente del Tribunale competente per territorio), miranti a garantire l’assoluta gratuità del gesto.

Tra donatore e ricevente esiste solitamente un vincolo di familiarità o di notevole affettività ma è indispensabile che chi compie un gesto così importante (oltre ad essere fortemente motivato psicologicamente) sia in perfetta forma fisica, tale da escludere, attraverso accertamenti eseguiti “a tutto campo”, l’insorgenza di fattori futuri di rischio sia per la sua salute ma anche per quella di chi riceve la donazione.

Un ulteriore elemento, indispensabile per garantire il buon esito dell’intervento, è la compatibilità tra i soggetti che però talvolta può non sussistere perfino tra gli stessi consanguinei.  Fino a pochi anni fa, tale ultima circostanza vanificava ogni possibilità di donazione per l’elevato rischio di sviluppare una reazione avversa di rigetto e, pertanto, all’ammalato restava la possibilità di ricevere un rene, in buone condizioni, esclusivamente da cadavere, continuando perciò a proseguire, a tempo indeterminato, la terapia dialitica.

Negli ultimi anni, tuttavia, l’avvento dell’informatica ha comportato notevoli trasformazioni anche nell’universo della medicina e ha consentito di realizzare strumenti nuovi anche nel complesso mondo dei trapianti di organi, con la realizzazione di apposite Banche Dati dei soggetti che sono già destinatari della terapia dialitica o in procinto di divenirlo, presso i vari Centri Trapianto, dislocati in diverse località del Paese e coordinati dal Centro Nazionale trapianti per l’Italia. Ciò ha consentito la realizzazione dei cosiddetti “trapianti a catena” che possono consentire di bypassare la delicata problematica della compatibilità tra i soggetti coinvolti. Esistono due tipologie di “trapianto a catena”: nel primo, due coppie di potenziali donatori e riceventi tra loro non compatibili e residenti anche in località molto distanti tra loro, effettuano una sorta di “scambio di organi” realizzando la finalità auspicata.

In altri casi, peraltro più frequenti, il donatore di una coppia di soggetti, tra loro non compatibili, dona il proprio rene a un soggetto estraneo, il donatore della coppia successiva dona il proprio rene a un altro ricevente compatibile e così via, con un rischio immunologico sensibilmente ridotto. Si realizza, in questo modo, il cosiddetto “effetto domino” ovvero una catena le cui maglie possono ricongiungersi anche dopo un numero indefinito di passaggi, soddisfacendo l’aspettativa di tantissimi soggetti in cura dialitica.

I vari Centri Trapianti Renali afferenti al CNT possono ormai da tempo fruire di questo sistema, già sviluppato sia a livello nazionale che internazionale, con il preciso scopo di incrociare, attraverso un data base, i dati clinici di donatori e riceventi, permettendo la formazione di una vera e propria catena di solidarietà che privilegia la scelta donatore/ricevente su criteri biologici e immunologici, piuttosto che affettivi. Occorre osservare, infatti, che i trapianti da donatore vivente rappresentano la migliore opzione terapeutica per il trattamento della malattia renale cronica, in fase avanzata, garantendo una sopravvivenza del rene trapiantato, più a lungo di quanto avviene solitamente nel trapianti da donatore deceduto mentre, d’altro canto, l’esempio di altruismo del singolo si diffonde come un’onda di solidarietà attraverso la società.

Lo scorso anno i Centri nazionali trapianti d’Italia e Spagna sono riusciti a creare una catena di donazioni e trapianti da vivente che ha permesso di salvare tre vite umane grazie a una catena lunga 18 ore e 2.713 chilometri. Il coordinamento tra il nostro Centro Nazionale e l’Organizatcion nacional de traspiantes per la Spagna ha restituito a una vita normale tre pazienti presso gli ospedali di Padova, Barcellona e Bilbao. Questo meraviglioso risultato è stato possibile grazie alla sinergia tra tutto il personale medico e paramedico, a vario titolo coinvolto nell’attività delle strutture coinvolte ma non possiamo dimenticare l’indispensabile attività degli operatori che utilizzano veicoli velocissimi (autovetture, elicotteri o addirittura aerei) per garantire, in condizioni di assoluta sicurezza, il trasporto degli organi prelevati per la consegna agli ospedali di destinazione.

Il mio orgoglio di “emiliano di adozione” mi spinge, per concludere, a segnalare il recente “tour de force” svoltosi presso un noto nosocomio bolognese dove, nel corso di una settimana, sono stati eseguiti, con pieno successo, ben undici trapianti di organi che hanno donato una nuova speranza di vita ad altrettanti pazienti. Uno dei dettagli più significativi è la diversità dei soggetti coinvolti: si tratta di sei uomini e di cinque donne, residenti in regioni diverse, con una età che varia dai 28 anni della paziente più giovane ai 79 anni di quello più anziano. Ciò vuol dire che la necessità di organi non fa sconti a nessuno e non fa distinzione né di genere né di età.

 

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