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I ponti del diavolo esistenti in Italia PDF Stampa E-mail
Lunedì 28 Ottobre 2019 18:05

 

Strutture strane, gobbe, sbilenche, ad arcate asimmetriche, storte, strette, sempre legate a leggende in cui è protagonista il Diavolo, capace di costruire un ponte in una sola notte, ma in cambio dell'anima di una persona

 

Anche in Italia, come nel resto del mondo, sono numerosi i ponti ai quali viene attribuito il nome di "ponte del diavolo", vuoi per la peculiarità della struttura o  vuoi per le storie e gli aneddoti ad esso legati, spesso inquietanti,bizzarri e magari privi di alcuna documentazione storica. Tra i tanti, citiamo, il Ponte del Diavolo, sul fiume Sele presso Barizzo, il Ponte Gobbo a Bobbio (Piacenza), il Ponte della Maddalena a Borgo a Mozzano, non lontano da Lucca; il Ponte di Santo Spirito tra Casalbore e Montecalvo Irpino; il Ponte di Annibale a Cerreto Sannita; il Ponte a Cividale del Friuli, il Ponte di Civita, il Ponte di Dronero, il Ponte Fabio Massimo o Ponte dell'Occhio a Faicchio; il Ponte d'Ercole a Frignano; il Ponte di Lanzo Torinese; il Ponte di Annibale a Luogosano; il Ponte Coperto a Pavia; il Ponte di Annibale a Ricigliano; il Ponte Calatrasi a Roccamena; il Ponte di Augusto e Tiberio a Rimini; il Ponte delle Streghe o ponte delle Janare, a San Lupo; il Ponte di Annibale altresì ponte di Sant'Anna o ancora ponte di Sasca, presso San Mango sul Calore; il Ponte del Diavolo di Tolentino; il Ponte del Diavolo di Torcello, senza parapetti, come si usava in tempi remoti; il Ponte del Diavolo, che unisce, in un contesto da vertigini, il comune di Trasquera alla frazione di Bugliaga; il Ponte del Diavolo a Vulci; il Ponte di Pavullo (Modena).

Il ponte di Trasquera (nel Verbano-Cusio-Ossola), piccolo comune alpestre situato nella Valle Divedro, a 1096 metri, posto sulle pendici del Teggiolo in posizione panoramica: eccezionale  con vista sul gruppo dei Weissmies e sulla catena dell’Andolla, circondato da imponenti boschi di castagni. Se da Trasquera, dal latino TRANS (al di là, oltre) e dal termine pre-romano KAR (rupe, roccia): perciò "al di là della rupe", si intende raggiungere la frazione di Bugliaga, si può passare per il famoso "Ponte del Diavolo", struttura in pietra di notevole arditezza ingegneristica, che sovrasta il  torrente Rì. Fu costruito nel 1880 ad una altezza è di circa 100 metri sul vuoto, con una luce dell'arco pari a 33,30 metri. Leggende narrano che ardue opere di questo tipo potessero essere realizzate solo dal diavolo.

 

La leggenda del ponte del Diavolo di Borgo a Mozzano (Lucca)  riporta a Matilde di Canossa, feudataria illuminata e protagonista del Medioevo italiano, che sembra ne ordinò la costruzione nel corso dell'anno 1000 per consentire a viandanti e pellegrini di raggiungere la vicina Lucca e ricongiungersi alla Via Francigena che li avrebbe condotti fino a Roma. Il condottiero lucchese Castruccio Castracani, vissuto tra il 1200 e il 1300, decise di restaurarlo, mentre nel XIV secolo lo scrittore Giovanni Sercambi lo inserirà in una delle sue novelle ispirate al Decameron di Boccaccio. Dovremo però spettare il 1500 per sentirlo chiamare Ponte della Maddalena, il nome ufficiale che presenta ancora oggi, probabilmente ispirato ad un oratorio che si trovava ai piedi della struttura lungo la sponda sinistra. Lungo oltre 90 metri, questa suggestiva opera presenta la classica struttura “a schiena d'asino”, che le arcate asimmetriche rendono unica al mondo: il suo arco maggiore, in posizione centrale, raggiunge infatti un'altezza che supera i 18 metri. Una forma convessa, quasi a cuspide, che lo rende un capolavoro d'ingegneria perfettamente conservato. Nel 1836 il ponte subì gravi danni a causa di una piena del fiume, mentre nei primi anni del 1900 venne aperto un nuovo arco sulla parte destra per consentire il passaggio del treno. Miracolosamente sopravvissuto alla ferocia dei nazisti, che in vista di abbandonare le fortificazioni della Linea Gotica lo avevano minato, il ponte si offre ancora oggi allo sguardo dei visitatori in tutta la sua maestosità. L'arcata centrale sporge acutissima, formando una parabola talmente alta che la sua struttura sembra sfidare la legge di gravità. Non è un caso dunque che alla sua costruzione siano legate numerose ed inquietanti leggende.La più nota racconta che il capomastro incaricato di realizzare l'opera si rese conto che non sarebbe mai riuscito a finirla entro i tempi previsti. Mentre sedeva in preda alla disperazione sulle sponde del Serchio, apparve al suo cospetto il diavolo che, come era solito fare, gli propose di stringere un patto: il maligno avrebbe terminato la costruzione del ponte in una sola notte, ma in cambio avrebbe preso l'anima del primo essere vivente che lo avrebbe attraversato. L'uomo accettò lo scambio e il diavolo mantenne la promessa, costruendo il ponte in una sola notte. Divorato dai rimorsi, il capomastro decise di chiedere aiuto al prete del paese e insieme escogitarono un astuto piano: rispettare il patto diabolico, facendo però attraversare il ponte ad un maiale (secondo altre versioni, un cane). L'inganno riuscì e il maligno, resosi conto della beffa subita, si gettò dal ponte nella acque del Serchio.

 

Il Ponte del Diavolo a Venezia si trova nel sestiere di Castello, non lontano da Campo San Provolo e dal bel portale gotico di cui abbiamo parlato qualche tempo fa ed è localizzato tra le due Fondamenta de l'Osmarin, sulle cui rive sono spesso ormeggiati dei sandoli da barcariol. La sua originalità  sta nel fatto che, a differenza di tutti i ponti del diavolo, questo non ha una leggenda o un episodio da vantare a giustificazione del titolo demoniaco...se non la vicinanza alla Calle dei Preti, quasi a volerne esorcizzare il nome. Inoltre questo ponte è adiacente a Palazzo Priuli, mirabile esempio di architettura gotica su edifici civili a Venezia. Questo ponte a Venezia possiede solo un nome misterioso e nulla più, lo potrete vedere facendo una passeggiata da Piazza San Marco verso la Chiesa di San Giorgio dei Greci (quella con il campanile pendente). La fermata del vaporetto più vicina per arrivare al Ponte del Diavolo a Venezia è "S. Zaccaria" (linee 1, 2, 41, 42, 51, 52).

Il Ponte del Diavolo di Torcello. L’isola è attraversata da un’unica via principale, che conduce dalla fermata dell’ACTV sino alla piazza principale, seguendo la quale si arriva ad un piccolo ponte, chiamato appunto il ponte del Diavolo. Questo e il ponte Chiodo a Cannaregio sono gli unici ponti a Venezia a mantenere l’antica struttura senza parapetto. Fino alla meta dell’ottocento, la maggioranza dei ponti a Venezia era ancora senza parapetto. L’origine del nome non è certa, c’è chi dice che “Diavoli” fosse il soprannome di una famiglia locale e che questo abbia dato nome al ponte, e chi invece lo fa risalire ad una leggenda che vede una ragazza veneziana, una strega e un soldato austriaco.Nella leggenda la ragazza si innamora del giovane ufficiale durante l’invasione austriaca, ma l’unione non era vista bene dalla famiglia di lei, che la allontana, fino a che non la raggiunge la notizia che il giovane innamorato è stato assassinato. La ragazza torna a Venezia ed incontra una strega, con la quale stipula un patto con il diavolo: il giovane austriaco in cambio delle anime di sette bambini cristiani morti prematuramente. Il luogo dello scambio sarebbe stato il Ponte del Diavolo.

 

La Leggenda del Ponte del Diavolo di Bobbio

Due le versioni sulla storia ed il nome demoniaco del ponte. La prima versione della leggenda del Ponte del Diavolo di Bobbio è molto antica, risalente al periodo in cui il santo (Colombano) giunse a Bobbio. Un giorno, una volta finito di costruire il monastero, c’era l’esigenza di collegare le due sponde del fiume Trebbia. Il Diavolo allora si palesò a San Colombano, promettendogli di costruire il ponte in una notte. In cambio, però, pretendeva la prima anima mortale che lo avrebbe attraversato. A sorpresa il santo accettò l’offerta. Nella notte quindi il Diavolo chiamò altri demoni che lo aiutarono nella costruzione, reggendo le volte del ponte. Questi demoni però erano di statura diversa e così le varie arcate del ponte risultarono di lunghezza e altezza variabili. Il mattino successivo, il Diavolo si appostò all’estremità del ponte, per riscuotere il suo compenso. San Colombano, con estrema furbizia, fece attraversare il ponte non da una persona, ma da un cane. Il diavolo, adirato per essere stato ingannato dal santo, ritornò negli inferi; prima però, preso dall’ira, sferrò un potente calcio al ponte, che da allora è anche sghembo. Altre versioni della stessa storia vedono attraversare il ponte da altri animali: una da parte di un orso che era stato aggiogato dal santo in precedenza; in un’altra il Demonio costruì il ponte senza gobbe e san Colombano lo fece attraversare ad un asino. Quindi il Diavolo, per disperazione, si gettò nella Trebbia che scorreva sotto il ponte. La sua caduta in acqua quindi causò la deformazione del ponte, che da allora è detto gobbo.

La seconda versione della leggenda del Ponte del Diavolo di Bobbio vede protagonisti il Diavolo e un oste che risiedeva al di là della Trebbia (dove ancora oggi vi è un pubblico esercizio). La leggenda racconta che il Diavolo, travestito da vecchio gobbo con il bastone, si presentò dall’oste. Egli, ovviamente, non lo riconobbe abbigliato in quel modo, e iniziò a conversare con lui. Durante la conversazione, l’ignaro oste auspicò che venisse creato un ponte che collegasse la trattoria con Bobbio. Infatti il borgo era lungo la via commerciale per Genova e Chiavari, e quindi i suoi guadagni sarebbero decisamente aumentati. Il vecchio allora gli chiese se fosse disposto a vendere l’anima in cambio della costruzione del ponte; lui rise, ma poi annuì e strinse la mano al vecchio, che si mise a ridere sonoramente insieme all’ignaro oste. La mattina seguente apparve dalla nebbia, tra lo stupore generale, il ponte. Poco dopo però la moglie dell’oste notò una stranezza: le persone che vi passavano sopra bestemmiavano e imprecavano perché le gobbe del ponte erano faticose da superare. Dopo essere giunte all’osteria, inoltre, si abbandonavano all’alcool, dimenticando i doveri familiari.

Il ponte monolitico di Pavullo

Nel luogo ove si incontrano i confini di tre comuni (Pavullo, Lama Mocogno e Polinago), immerso in un bosco rigoglioso, crocevia di comodi sentieri che lo collegano ai centri abitati più vicini, si erge uno dei fenomeni geologici più rilevanti dell'intero Appennino. Si tratta del Ponte del Diavolo  di Pavullo, costituito da un monolite naturale che unisce i fianchi di un avvallamento, lungo 33 metri, largo tre, con una arcata alta tre metri. Questa è la descrizione scientifica di un monumento naturale che però può anche essere raccontato in modo meno razionale, ma più suggestivo: il nome, per esempio, da che cosa deriva? La magia dei tanti "tre" che ricorrono nelle sue misurazioni; il luogo, posto vicino ad una zona in cui nell'antichità si svolgevano riti pagani. Molte sono le leggende nate intorno al Ponte. Guai a infilare la testa nel foro che si trova in una delle protuberanze che si innalzano come ali sul fianco del ponte! Improvvisamente si vede il diavolo o addirittura può essere tagliata la testa. Secondo un'altra di queste leggende, un tempo viveva da queste parti un agricoltore dal gergo piuttosto colorito. Per raggiungere i propri terreni doveva attraversare un avvallamento che spesso le piogge facevano diventare un torrente, e ciò lo costringeva a fare un lungo giro o rischiare il guado nella corrente impetuosa; un giorno, stanco di ciò, chiese al Diavolo di aiutarlo dicendosi disposto, in cambio, a donargli la sua anima. Naturalmente il Diavolo accettò e di buon grado andò a prendere un bel ponte; mentre lo portava a destinazione, una notte, passando nel bosco, fu attratto da un sabba di streghe che ballavano discinte e con canti melodiosi; tanto era coinvolto dalla leggiadria delle malefiche fanciulle, che non si accorse del sopraggiungere dell'alba: la luce era per lui mortale, quindi dovette fuggire lasciando il ponte proprio ove oggi tutti lo possiamo ammirare. Leggenda popolare naturalmente: ma non è leggenda che il ponte non sia nato qui ma, come attestano i geologi, il ponte è stato qui trasportato da qualche cataclisma naturale o soprannaturale, o da un movimento tellurico, ma perché dobbiamo per forza dare una risposta scientifica ad un fatto che è molto più suggestivo se ripescato da qualche poetica leggenda? In passato queste leggende tenevano lontani i curiosi: solo gente del luogo, geologi, studiosi di storia locale passavano di qui. Oggi il ponte è diventato meta di piacevoli escursioni, alla scoperta di uno dei più suggestivi aspetti della nostra montagna. Il Ponte può essere raggiunto da diverse località; venendo da Pavullo, lungo la statale dell'Abetone, si può prendere per Monzone e, arrivati alle prime case, imboccare a sinistra; oppure si può proseguire fino a Montecenere, e dal centro del paese prendere la strada a destra in discesa. Proseguendo ancora, un chilometro circa prima di Lama, e precisamente alla maestà di Casa Ritorno, un tempo luogo di sosta dei pastori nel corso della transumanza, si lascia la Giardini per imboccare a destra la strada che conduce al Ponte; infine possiamo raggiungere la meta da Brandola. Tutti gli accessi sono percorribili in parte in auto, ma gli ultimi tratti solo a piedi, mountain bike o a cavallo.

 

 

 

 

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