Seleziona la lingua

Italian English French German Greek Portuguese Spanish

Gita a Palestrina per avere dalla Fortuna Primigenia le previsioni del nostro futuro. Di Alberto Bordi PDF Stampa E-mail
Mercoledì 08 Gennaio 2020 19:08

 

Il recente film "La dea fortuna" del regista turco Ferzan Ozpetec ha riacceso i riflettori sul santuario oracolare e su un rito celebrato da oltre due millenni nel pozzo delle "sorti"

 

All'antica Preneste, oggi Palestrina, patria del musicista "clericale" Pierluigi da Palestrina (la statua campeggia vicino al duomo di Sant'Agapito) si arriva, partendo dalla capitale, percorrendo la via Prenestina, un breve tratto della via Pedemontana e poi la Ceciliana. Parcheggiare a piazzale Roma non è facile ma lì c'è un bar, un albergo, un cinema-teatro e l'accesso al parco Barberini e soprattutto costituisce un buon punto di partenza per la lunga scalata, fatta con centinaia di gradoni di sampietrini, che conduce a palazzo Barberini. L'edificio dell'omonima famiglia pontificia, realizzato nel XV secolo sulle rovine dell'area dedicata alla dea Fortuna Primigenia è l'attrattiva principale di questa cittadina. La parte esterna del  monumentale complesso architettonico, cui si accede tramite un'altra sequenza di alti gradoni,  questa volta in discesa, consente di godere di un panorama spettacolare che, dai tetti delle case spazia alla corona dei monti circostanti. In una delle terrazze che caratterizzano questa zona del "tempio" si trova il (modesto) pozzo delle sorti, ove, secondo la leggenda, venivano calati i fanciulli che dovevano raccogliere le predizioni della divinità, incise su tavolette di legno (sortes).

Nel piano ipogeo del palazzo c'è il criptoportico, in passato adibito a cisterna,  in corrispondenza con il pozzo  soprastante che si può ammirare all'ingresso del palazzo, alla base della scalea- anfiteatro. Nel portico, tra i tanti cimeli archeologici da vedere (urne ben conservate), c'è un mosaico molto particolare che raffigura una giovane donna nuda che, in lingua greca, dentro ad un fumetto, dice "bella sì, per Zeus Olimpio".

Le sale dei piani del palazzo incantano per la bellezza degli affreschi e dei reperti, per lo più monili, armi, "cistae" ossia beauty-case dell'era romana, monete, conchiglie, contenitori di vario genere e di diverso materiale (in uno si nota chiaramente una svastica), oltre alle masch

ere, ai busti in marmo ed alle tante opere scultoree. Interessanti frammenti provenienti dal tempio di Ercole riproducono in miniature di argilla le varie parti del corpo umano, non solo lingua, naso, orecchie, ma anche seni  femminili e genitali maschili. Di particolare bellezza un diadema in oro con pietre preziose. Per gli amanti del genere c'è una sala con decine di epigrafi con scritte latine.

In fondo alla sala del mosaico egizio (o Nilotico) è situata, da poco tempo, una attrattiva davvero unica. Si tratta di una statua raffigurante la dea Fortuna (con caratteri divinatori che la collegano ad Iside), ma - sorpresa ! - non è un'opera originale bensì una creazione nata per esigenze cinematografiche e donata dal regista Ozpetec al museo dopo il successo del film "La  Dea Fortuna", che gli è valsa la attribuzione della cittadinanza onoraria della città. In realtà non è mai stato trovato il gruppo scultoreo raffigurante la Fortuna che tiene in grembo Giove e Giunone fanciulli, spesso citato in documenti letterari.

Se in questo contesto cercate la fibula prenestina, trovata proprio in tale territorio, sappiate che la famosa spilla d'oro del VII secolo a.C. con la scritta in latino arcaico, da destra verso sinistra (Manio mi ha fatto per Numerio), è esposta al museo etnografico Luigi Pigorini di Roma.

 

Per mangiare, oltre alla Osteria del cinque ed a Mirna, segnaliamo il ristorante Conti in piazza S. Maria degli Angeli praticamente attaccato alla frequentatissima (anche dai locali) trattoria Antica Palestrina. Locale giovanile ma accattivante, anche per l'originalità delle proposte (ogni giorno della settimana si cambia: dal sushi, al pesce etc) e delle pietanze, sempre curate. Anche d'inverno il dehors è caldo e confortevole. Servizio affidato a ragazze carine, cortesi ed attente. La cucina sorprende con antipasti sfiziosi che alternano mini pietanze fredde (ricottina al miele, salame, pizza pugliese, prugne con pancetta) a sfizi caldi (funghi e pere pastellate, melanzane e cremoso di patate). Pane delizioso al pari dei primi piatti (paccheri alla gricia favolosi a 7 euro!). Lo stinco di maiale è monumentale e tenero grazie ad una cottura a bassa temperatura per oltre 12 ore. Buon assortimento di vini con proposte di calici a 5 euro.

 

Condividi l'articolo su...

FacebookMySpaceTwitterDiggGoogle BookmarksRedditNewsvineTechnoratiLinkedinMixx

Multimedia

Seguici anche su...

Banner
©Comirap 2012. Direttore editoriale Alberto Bordi, Webmaster Massimo Geria