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Passeggiate romane:"una strada, una casa, una scritta latina". Di Alberto Alfieri Bordi. Itinerario 2: Stazione Termini e dintorni, fino a via Veneto; gli aforismi negli edifici di Esquilino e Celio PDF Stampa E-mail
Martedì 31 Marzo 2020 16:22

Facciata palazzo via Veneto

 

Alla fine di via Veneto, angolo via San Basilio, praticamente a ridosso della celeberrima Fontana delle Api, con vista su piazza Barberini e sul Tritone del Bernini, c’è un palazzo del 1927, opera dell'architetto Gino Coppedè, che può essere considerato un libro aperto di filosofia domestica, tante solo le epigrafi in esso istoriate.

 

 

 

Su questa "casa parlante" si possono leggere tanti aforismi latini, partoriti dalla fervida mente di Alfredo Panzini, che, tradotti in italiano costituiscono anche un consiglio ed un monito per i passanti: "Siano presenti i buoni vicini, siano lontani i cattivi", "Proteggi ciò che è fatto, governa ciò che sarà", "Sii presente Vesta, intorno ai sorridenti Lari", "Dove sono i pegni dell'amore, lì vi è la casa", "Lì mi affatico, qui mi riposo",  "Risplenda il focolare presso i sorridenti Lari", "Roma è lenta perchè eterna", "Tempera i tempi con il tempo", "Nessun chiasso all'interno, ecco una felicità unica", "Si deve alla casa la massima reverenza", "Chi riveste la propria mente di costumi barbari abbandona lo spirito patrio", "La moglie obbediente governa il marito".

 

 

Piazza dei Cinquecento, nei bagni dell'area commerciale sottostante alla Stazione Termini si leggono alcune parole di una scritta che per intero risulta essere: QUOD DICIT IN VENTO ET RAPIDA SCRIBERE OPORTET AQUA, "ciò che dice (la donna) è opportuno

scriverlo

nel vento e nella rapida acqua". L'epigrafe riportata nel 2011, in occasione dei lavori di sistemazione di questi ambienti, è tratta dal carme 70 di Catullo, che  riferendosi alle promesse dell'amata Lesbia, enfatizza la connotazione effimera di quello che le donne dicono al proprio amante. Concetto non trascurabile...anche se riportato in un bagno pubblico....

In Via Giovanni Giolitti 208 si legge UBI LABOR UBI UBER. "Dove c'è lavoro c'è fertilità". Frase con voluta assonanza che sembra parafrasare il detto di Apuleio Ubi uber ibi tuber, ossia "dove c'è fertilità c'è l'escrescenza" come a dire che le cose piacevoli non sono mai disgiunte da una componente negativa.

Via Principe Eugenio 65. La famosa gelateria Fassi, tutt'uno con il palazzo del Freddo, vera istituzione dei gelatofili romani, presenta, nell'architrave delle due porte della sala interna, la scritta SI IN FRIGORIS REGNO SORBENDI JOSEPHINA MAJOR REGINA FUIT, NUNC CUM JOANNE REGNAT JOSEPHINA MINOR. Ecco nel dettaglio il significato di questa dedica alle donne di famiglia:"Se nel regno del gelato fu regina Giuseppina maggiore, ora con Giovanni regna Giuseppina minore". L'iscrizione datata 1928 è assolutamente originale in quanto apposta in un locale commerciale, oramai parte integrante della storia della società romana ed attinente a figure femminili importanti nella vita di quella famiglia. Il riferimento infatti è alla mamma di Giovanni Fassi che gestì mirabilmente l'azienda dolciaria dopo la morte del marito ed alla moglie di Giovanni, venuta a mancare nell'anno 1982.

Via Giovanni Giolitti 174. PIE LABORANTEM AUGET DEUS A.D. MCMXXVI - "Dio arricchisce chi lavora con fede". Si tratta del motto della famiglia Vittori, committente dei lavori.

Via Guglielmo Pepe 37, in prossimità di via Giolitti. CONSCENDERE ETIAM NON ELATE SED SINE ADJUMENTO CONSTENDERE, Qui l'assonanza, cara alla saggezza latina, è data dai due verbi all'infinito: "salire, anche non in alto, ma soli e senza aiuto". La particolarità di questa frase, apposta nel 1909, è che essa è il risultato della traduzione di un passo del Cyrano di Bergerac di Edmond Rostand. Sembra che a redigerla sia stato quel Giuseppe Jovinelli (1866-1924) imprenditore casertano attivo particolarmente nel campo teatrale, realizzatore, tra l'altro, della struttura romana dell'Ambra Jovinelli, assai frequentata in passato dagli amanti del cabaret e dello spogliarello.

In via Ruggero Bonghi 23 e nella adiacente via Ludovico Muratori 48 ci sono due iscrizioni, sempre riconducibili al ventennio: la prima, LABORE PARTA DOMUS TANTO MIHI DULCIOR, ci dice che "la casa, realizzata con il lavoro, mi è tanto più cara". A seguire, GRATUM A CONTENTIONIBUS REFUGIUM, incisa nella lunetta sovrastante la finestra centrale del primo piano, sottolinea che "essa rappresenta un gradito rifugio dalle contese". La seconda frase MENS ET LABOR EDIFICATA A. MCMXXIV "Mente e lavoro costruirono nel 1924" è priva della A nel termine latino aedificata. Mera dimenticanza o modernizzazione verbale di un restauratore a digiuno di studi classici?

In via Ludovico Muratori 35, zona Esquilino, “PAX HUIC DOMUI ET OMNIBUS HABITANTIBUS IN EA. “Sia la pace in questa casa e in tutti coloro che in essa abitano”. Molto diffusa, la frase si trova anche in via Appia Nuova 232 e viene recitata in occasione della benedizione delle case.

In via Labicana 9, nella caserma della Guardia di Finanza campeggia il motto emblematico della missione e della capacità di resistenza degli uomini in grigio: NEC RECISA RECEDIT, "neanche recisa recede". Per le Fiamme Gialle una gradevole assonanza, cara alla latinità, come quella di ubi labor uber, "ove c'è lavoro c'è la fertlità". Il motto storico della Polizia di Stato è invece SUB LEGE LIBERTAS, "libertà nei limiti della legge, riportato in un muretto ubicato presso il lato interno di villa Borghese, all'altezza di via Pinciana.

Nella casa di via Mecenate 24 c'è una scritta, alterata dall'ultimo restauro, che recita AMICA DOMUS AMICA SOLIS, "amica casa, del sole amica". Sintetica, piacevole, efficace.

In via Sforza 33, in un palazzo del 1600, viene riportato, con intervento epigrafico del 1877, uno dei concetti ciceroniani riferiti alla valenza della dimensione domestica: NON DOMO DOMINUS SED DOMINO DOMUS HONESTANDA EST. Il messaggio è il seguente: "non deve essere la casa a conferire onore al padrone, ma il padrone alla casa". Anche qui si riscontra un'assonanza, domus-dominus.

In via Urbana 167 la frase riportata sulla palazzina Costanzi (1878) si riferisce alla bonifica realizzata in quei luoghi che favorì la edificazione di ville signorili, finalmente vivibili in salubrità: NUNC LICET ESQUILIIS HABITARE SALUBRIBUS, "ora è possibile abitare nell'area dell'Esquilino finalmente salubre".

Per chi percorre via Volturno, al civico n.7, c'è un piacevole saluto, carico e rappresentativo di quell'ospitalità che rendeva inscindibili la struttura di una casa e la personalità di chi l'abitava: HIC UBI ESQUILIIS CRESCIT REVOCATA RUINIS ASSURGITQUE NOVO ROMA DECORE NITENS HIC HOSPES TIBI LAETA DOMUS IUCUNDA SALUBRIS PURIOR HIC AER PURIOR UNDA  FLUIT HIC PLANTA ET VERIDES HIC FONS LABENTIBUS UNDIS DEFESSA AESTIVO MEMBRA CALORE LEVANT. La scritta, piuttosto piccola e mancante di alcune lettere, va tradotta, per quel che è possibile, in questi termini: “Qui dove Roma cresce richiamata dalle rovine dell’Esquilino e risorge splendente di nuovo decoro, qui, per te, ospite, la casa è lieta, gradevole, salubre. Qui più pura è l’aria, più pura scorre l’acqua, qui le verdi piante, qui la fontana con le sue acque zampillanti, alleviano le membra stanche per il calore estivo.”

In via Goito 17 (zona Castro Pretorio) si ha l’opportunità di leggere, su questo edificio del 1880, un passo del Bellum Catilinae (Il conflitto contro Catilina, artefice del tentativo di instaurare a Roma una dittatura populista) di Sallustio, che esaltava la capacità espansiva dell’esercito romano, qui presentato, a perenne memoria, per celebrare la politica urbanistica che caratterizzò  l’amministrazione piemontese dopo l’abbattimento del potere temporale di Pio IX: CIVITAS INCREDIBILE MEMORATU EST ADEPTA LIBERTATE QUANTUM BREVI CREVERIT. Traducendo: "è incredibile a ricordarsi in quanto breve tempo la città, una volta acquistata la libertà, sia cresciuta".

Nel fabbricato ubicato all’angolo tra via Castelfidardo e via Cernaia c’è una lunga iscrizione latina, che fissa sinteticamente gli elementi fondamentali per realizzare un edificio stabile, confortevole ed armonioso, tratti dal De Architectura  di Vitruvio Pollione, Capitolo V - De costructionibus murorum et turrium “In materia di costruzioni di muri e torri”: EA SUNT PRINCIPIA PRIMUM ELECTIO LOCI SALUBERRIMI EXCELSI REGIONESQUE COELI SPECTANTIS NEQUE FRIGIDAS NEQUE AESTUISAS FUNDAMENTAAD SOLIDUM ET IN SOLIDO COMMODA DISTRIBUTIO VENUSTA SPECIES ATQUE EX MEMBRIS CONVENIENS CONSENSUS, che può essere tradotta nel modo seguente. "Sono questi i criteri di costruzione: innanzitutto la scelta di una sana esposizione che non affacci su lati freddi, né troppo caldi; solidità delle fondamenta e nella saldezza dell’edificio, una comoda distribuzione, bell’aspetto e giusto accordo tra le varie parti". Restaurato nel 2011.

Allontanandosi dalla stazione ferroviaria in direzione di piazza della Repubblica impreziosita dalla bella fontana delle Naiadi, e proseguendo per Largo santa Susanna, arriviamo scendendo in via Barberini. Qui al civico 11, presso la sede dell’ENPAM  (Ente Nazionale Previdenza e Assistenza Medici) si legge un virtuoso MALO MORI QUAM FOEDARI (Preferisco morire piuttosto che essere macchiato). Si tratta del motto araldico della famiglia Orsini che commissionò l’edificio (1938) e anche il motto dell’ordine dell’Ermellino fondato nel 1381 da Giovanni IV duca di Bretagna (l’ermellino preferirebbe farsi catturare dai cacciatori piuttosto che sporcare la propria candida pelliccia). E poi un po’ di storia dell’edificio con l’intento di lasciare per sempre una traccia delle vicende di famiglia: AD SEDEM PATERNAE DOMUS NOVO APERIENDO ITINERI DISIECTAE ALOISIUS ET IOSEPH FRATRES FERRI AMPLIORES SEDES ORNATIO RESA EXCITARUNT.

In via (Vittorio) Veneto n. 7, angolo via San Basilio 1, affacciato su piazza Barberini, c’è un palazzo del 1927, opera dell'architetto Gino Coppedè, che può essere considerato un libro aperto di filosofia domestica, tante solo le epigrafi in essa istoriate. L’edificio è intensamente marcato da un gran numero di citazioni latine, tanto da essere definito "la casa parlante" per eccellenza. Si legge BONI VICINI ADSINT MALI ABSINT (Siano presenti i buoni vicini, siano lontani i cattivi), simpatica frase con assonanza che auspica la vicinanza di un buon vicinato come garanzia di convivenza serena. Ecco le pillole di saggezza domestica trasmesse dalla palazzina ai passanti che percorrono la strada vicina alla Fontana delle Api, insetti operosi simbolo dei Barberini, che la commissionarono nel 1644 a Gian Lorenzo Bernini e destinata ad  abbeveratoio per i cavalli:

QUOD FACTUM QUOD FUTURUM REGE. "Proteggi ciò che è fatto, governa ciò che sarà". ADSIS VESTA, CIRCUM RENIDENTES LARES. "Sii presente Vesta, intorno ai sorridenti Lari". UBI SUNT PIGNORA AMORIS IBI DOMUS. "Dove sono i pegni dell'amore, lì vi è la casa".

ILLIC FATIGOR HIC REQUIESCO. "Lì mi affatico, qui mi riposo". Questa frase è stata frequentemente utilizzata negli ingressi delle case di campagna o di mare per enfatizzare il riposo ed il relax ivi rinvenibile, a differenza delle case urbane, legate al lavoro ed alla fatica quotidiana.

LUCEAT LAR PROPE RENIDENTES LARES. "Risplenda il focolare presso i sorridenti Lari". ROMANIS QUINTO AB RENOVATIS FASCIBUS ANNO URBIS AD ORNATUM EST AEDIFICATA DOMUS "Nel quinto anno dell'era fascista la casa è stata edificata per l'abbellimento dell'Urbe".

ROMA LENTA QUIA AETERNA. "Roma è lenta perchè eterna". Frase attribuita a Tibullo. Si può interpretare come una risposta pertinente ai nevrotici efficientisti estremi che vorrebbero trovare nella città caput mundi i ritmi delle metropoli americane.
TEMPORA TEMPORE TEMPERA. "Tempera i tempi con il tempo". Triplice assonanza carica di significato! Una formula magica per vivere in modo equilibrato.
INTUS NIL STREPERE FELICITAS UNICA. "Nessun chiasso all'interno, ecco una felicità unica". L'adagio si riferisce ad uno dei grandi problemi della convivenza ravvicinata nei contesti urbani; così era duemila anni fa e così è ancora, anzi lo è di più, nel terzo millennio, ove il rumore, l'inciviltà e la  mancanza di rispetto regnano sovrani e scandiscono il degrado che assilla i condomìni.

MAXIMA DEBENTUR DOMUI REVERENTIA. "Si deve alla casa la massima reverenza". QUI SE BARBARICIS MORIBUS INDUCTUR MENTEM ANIMUM ABICIT PATRIUM. "Chi riveste la propria mente di costumi barbari abbandona lo spirito patrio". MULIER OBEDIENS REGIT VIRUM. "La moglie obbediente governa il marito".

Redattore di tutti i testi fu Alfredo Panzini, noto scrittore e romanziere morto nell'anno 1939. Molte le assonanze, forte il carattere gnomico, ossia moraleggiante, dei testi, che, messi insieme, costituirebbero un piccolo trattato del buon vivere.....

Via Marche 3. IMPAVIDUM FERIENT NIL SPERANDUM NISI A DEO NIL TIMENDUM PAETER DEUM, "impavido mi colpiranno, nulla bisogna sperare se non da Dio, nulla bisogna temere eccetto Dio". L'iscrizione oraziana, qui riportata nel 1815, è leggibile nei lati della trabeazione del villino e trova giustificazione nella singolare vicenda del committente, monsignor Falchi, che dovette fare fronte a ben venticinque capi di imputazione per aver agito a danno della Santa Sede.

L’epigrafe presente in via Sistina 118, non distante da piazza Barberini, recita NEC TEMERITAS SEMPER FELIX NEC PRUDENTIA UBIQUE TUTA, “né l’audacia è sempre fortunata, né la prudenza è ovunque sicura”. Il testo  del grande umanista Giovanni Pontano affonda le radici in Tito Livio che in questi termini riportava il discorso di Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore in merito ed in opposizione  alla volontà di Scipione di portare  la guerra ai Cartaginesi in terra d’Africa.

In via Sistina 149, difficile da individuare, sulla parete dell'edificio, annerita dallo smog, si intravede la frase CITO HAC RELICTA ALIENA QUAM STRUXIT MANUS AETERNAM INIBIMUS IPSI QUAM STRUIMUS DOMUM.
"Rapidamente abbandoneremo questa casa, che non abbiamo costruito noi stessi e andremo in una casa eterna che abbiamo costruito con le nostre mani".

A due passi dal piazzale di S.Giovanni in Laterano, un palazzo di via Labicana, difficilmente ignorabile dai cittadini che si recano agli uffici tributari della zona, presenta nella parte alta la scritta FORTUNA DUCE, forse riconducibile a Cicerone, "con la spinta della fortuna", sottointendendo forse "costruita, acquistata".

 
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