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Excalibur nella Sicilia normanna. A cura della professoressa Lucia Travaini PDF Stampa E-mail
Mercoledì 06 Maggio 2020 15:20

 

La storia della mitologica spada di re Artù è stata raccontata dalla docente di numismatica nella trasmissione “Mostre Impossibili” di Radio Rai 3 del 30 aprile 2020.

 

 

Sono coinvolte in questa storia migliaia di monete d'oro siciliane che passarono dalle mani del re di Sicilia al re d’Inghilterra Riccardo Cuor di Leone: la transazione fu suggellata con uno scambio di doni, e fu qui che il re inglese donò Excalibur al re Tancredi. La mostra si sviluppa in 4 sale.

Vediamo le quattro sale idealmente percorse dalla professoressa Travaini nel corso della trasmissione

Sala 1 – Il tempo dei cavalieri della tavola rotonda di re Artù è introdotto da due pupi siciliani, dalle storie dei re di Britannia in un codice miniato del ‘400, e da una sequenza del film animato La spada nella roccia (1963) : Excalibur è nel nostro immaginario come nel passato.

Sala 2 – Nella seconda sala troviamo Re Artù in persona in un dettaglio del mosaico pavimentale della cattedrale di Otranto, e nelle leggende medievali di re Artù nell’Etna.

Sala 3 – Vediamo gli attori delle vicende che portarono Excalibur a Messina nel 1190: Guglielmo II re di Sicilia dal 1166 al 1189 in un dettaglio del mosaico nel duomo di Monreale, e Riccardo di Cuor di Leone, nella scultura tombale della cattedrale di Rouen. Guglielmo II aveva sposato la sorella di Riccardo, ma morì nel 1189 e il nuovo re Tancredi la teneva rinchiusa a Palermo. Riccardo venne a Messina nel 1190 diretto in Terrasanta per la terza crociata: chiedeva ospitalità per sé e la flotta, chiedeva la sorella e la sua dote di 20mila once d’oro. Tancredi non voleva pagare, ma dovette farlo dopo che Riccardo ebbe saccheggiato Messina: accettò di pagare non solo le 20.000 once d’oro iniziali, ma anche altre 20mila once d’oro. Per sancire questo accordo i due re si scambiarono doni in segno di amicizia. Riccardo Cuor di Leone, che accettò soltanto un anello, donò a sua volta Ecalibur, come riferisce un cronista inglese che viaggiava con il re. La spada non è reperibile, ma almeno resta la certezza delle monete d’oro di Sicilia.

Sala 4 – Le 40mila once d’oro pagate al re inglese erano pari a 1milione e 200 mila tari d’oro delle zecche di Messina e di Palermo. Nella vetrina si vede un tesoro di 29 tarì d’oro, scoperto nel territorio dell’Abbazia di Montecassino. Dall’importanza di queste monete d’oro siciliane deriva oggi la parola italiana zecca, dall’arabo sikka, cioè proprio dalla sapienza tecnologica della produzione monetaria della Sicilia arabo normanna, trasferita a nord del Regno dove i comuni cominciarono a battere monete d’oro soltanto dal 1252 in poi.

Excalibur nella Sicilia normanna

 

Ascolta la trasmissione radiofonica

 
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