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Roma più bella grazie alla genialità di Gian Lorenzo Bernini. Di Alberto Bordi PDF Stampa E-mail
Mercoledì 02 Settembre 2020 08:07

 

L'artista napoletano, di famiglia toscana, ha impreziosito con le sue opere la città eterna rendendola per sempre un salotto d'arte unico al mondo. Lunghissimo l'elenco di tesori lasciati dall'artista ai cittadini della capitale ed  a quanti hanno l'opportunità di visitare questo museo all'aria aperta.

 

Chi è Gian Lorenzo Bernini? Quello che sarà uno dei geni dell'arte seicentesca nasce, casualmente, a Napoli, nel 1598, da famiglia toscana e per oltre sessanta anni opera a Roma al servizio di ben sette papi. Nel corso della sua vita ha l'opportunità di  incontrare Luigi XIV di Borbone, ossia il Re Sole, e di incappare nella intrigante Donna Olimpia, a lui particolarmente invisa, ma il suo pregio più evidente è quello di aver  illuminato ogni forma d'arte del suo tempo, non solo l'architettura, la scultura e la pittura, ma dedicandosi anche alla scenografia, alle sceneggiature, al teatro, esibendosi perfino come attore. In tarda età accusa un problema al braccio destro che gli impedisce di lavorare ma arriva comunque a vivere fino a 82 anni ed oggi è sepolto nella basilica di Santa Maria Maggiore.

Che artista è il Bernini? Difficile inquadrarlo in un singolo genere visto il suo eclettismo; sicuramente ha un ruolo dominante nel barocco, ma col suo misticismo illuminato, forte di una spiccata vocazione manierista al talento di Benvenuto Cellini e di Raffaello, interpreta la creazione artistica come un accadimento teatrale ove si devono combinare armoniosamente la materia prima, la forma, la luce e talvolta anche il suono (di un organo) ed il profumo (dell'incenso). Tutte queste componenti trovano espressione osmotica nel suo capolavoro, la chiesa di sant'Andrea al Quirinale, inconfondibile per il delizioso protiro semicircolare. In giovane età vive in via Liberiana, non distante dalla chiesa di Santa Maria Maggiore, dove sarà sepolto, ma la sua abitazione più duratura è dalle parti di piazza Propaganda Fide, non distante dalla chiesa di sant'Andrea delle Fratte dove realizza due angeli in marmo, quello con la corona e quello con il titolo della croce. Tutta Roma parla di lui, autentico genius loci in grado di inventare capolavori a ripetizione; : a San Pietro non si può non rimanere estasiati dal colonnato esterno o dal baldacchino interno con le originali colonne tortili, ma nella fabbrica vaticana  realizza anche due monumenti funebri (a Urbano VIII e ad Alessandro VII) e due campanili, invero poi rimossi in epoca successiva. E poi c'è la statua di San Longino, ossia del soldato romano che ferì con un colpo mortale Gesù Cristo sulla croce; seconso la dottrina cristiana proprio nel momento in cui la lancia di Longino colpì il corpo di Gesù, il soldato si convertì al cristianesimo.

Nella chiesa di Santa Maria della Vittoria, in largo di santa Susanna, si può contemplare uno dei suoi indiscussi capolavori scultorei, la cosiddetta transverberazione della santa, rapita da un'estasi dai più percepita come misticamente orgasmica. Nella chiesa di santa Bibiana, a soli 27 anni, Bernini si occupa di un restauro architettonico. Apriamo il capitolo fontane, un capitolo enorme e strabiliante, quello che ha reso l'artista unico al mondo, cominciando con la imponente fontana del Tritone, non lontana dalla graziosa fontana delle Api, dedicata alla famiglia Barberini, di cui si celebra la laboriosità. A piazza Navona Bernini è artefice non solo del gruppo della Fontana dei Fiumi, emblematico della spiccata capacità di "fare le cose in grande" che caratterizza tutta la sua esistenza, ma anche il progetto della fontana del Moro. In piazza di Spagna realizza, questa volta insieme al padre Pietro, la famosa "barcaccia" fotografata dai turisti di mezzo mondo. A palazzo Barberini si può cogliere la differenza, tanto studiata ed enfatizzata, tra Bernini, autore della scala a pozzo quadrato ed il Borromini, autore della scala a chiocciola.  Un confronto di stili ma anche di filosofia dell'arte tra due colossi del secolo. Priva di pregio, per ragioni storiche, la diceria che la mano di uno dei personaggi della fontana dei Fiumi mostrasse un voluto atteggiamento di repulsione verso la chiesa di sant' Agnese ristrutturata dal Borromini...poichè quest'ultima è stata oggetto di intervento, da parte dello svizzero ticinese, solo in epoca successiva! Se si vogliono ammirare i grandi capolavori scultorei berniniani è necessario recarsi alla Galleria Borghese, dentro all'omonima villa capitolina, ove sono esposti il David che lancia la fionda, l'Apollo e Dafne, il Ratto di Proserpina (notare la mano che affonda nel marmo della rapita come fosse carne viva), Enea e Anchise, la Verità svelata dal Tempo. Impossibile scegliere e definire l'opera migliore. Nella chiesa di s. Domenico e Sisto  sono reperibili  alcuni interventi del Bernini e dei suoi allievi, in primis del talentuoso Antonio Raggi con il Noli me tangere. A palazzo Doria Pamphili, un mondo d'arte a se, unico ed irripetibile, si trova il busto di Innocenzo X, mentre a San Francesco a Ripa (ove dimorò il santo), la mano del nostro artista è rinvenibile nella cappella Alberoni. Anche al palazzo del Quirinale ci sono interventi del Bernini che costruisce il torrione e la loggia delle benedizioni. Al palazzo dei Conservatori si può vedere invece la celebre testa di Medusa. Nella chiesa di santa Maria in Monserrato c'è il busto del cardinal Montoya a destare ammirazione. In San Lorenzo in Lucina, nella cappella Fonseca da non perdere i due capolavori dell'anima beata e dell'anima dannata. Riconducibile al suo repertorio è anche il disegno dell'elefantino (il purcin) che sorregge l'obelisco della Minerva davanti alla chiesa omonima. Anche a piazza del Popolo c'è la mano del Bernini, che interviene nella risistemazione della controfacciata della Porta in occasione della visita della regina Cristina di Svezia a Roma. Un suo intervento anche nella chiesa di S. Isidoro, mentre nella controfacciata della chiesa di S Maria in Ara Coeli  il nostro disegna l'iscrizione commemorativa di Urbano VIII. Fuori Roma, Bernini è presente con il suo talento nella chiesa di S.Tommaso di Villanova a CastelGandolfo e nella chiesa dell'Assunta ad Ariccia. Qualcuno ha obiettato che in talune opere di Bernini affiorasse una certa imperizia che non difettava invece al suo rivale, il preciso Borromini. E' certo che Bernini ha portato a termine due campanili ai lati del Pantheon, ritenuti tanto brutti (definiti dal popolo "le orecchie") da essere poi rimossi, stessa sorte dei due campanili eretti in Vaticano.

Verso i vent'anni, il giovane artista cominciò ad interessarsi allo studio delle espressioni del volto umano e, come altri artisti si cimenta in alcuni ritratti che ce lo presentano come baffuto e ipertricotico, una sorta di moschettiere al servizio dell'arte. Alla galleria Borghese si possono contemplare due ritratti, uno giovanile ed uno da adulto, che meritano di essere visitati e contemplati, come ogni altra opera del genio del secolo che ha lasciato ai posteri una Roma più bella e più attraente.

 
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