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Passeggiate romane:"una strada, una casa, una scritta latina". Di Alberto Alfieri Bordi. Itinerario 6: Le case con vista "Cupolone" PDF Stampa E-mail
Giovedì 17 Dicembre 2020 13:20

 

In questo ennesimo e piacevole peregrinare per la città eterna ci muoviamo tra gli edifici popolari del Trionfale e tra le abitazioni borghesi dei quartieri Prati-Della Vittoria. Siamo vicini al Vaticano e qua e là affiora la sagoma inconfondibile della cupola della  basilica di S. Pietro

 

 

Mi è caro iniziare questa altra passeggiata iniziando dalla strada dove sono nato, circonvallazione Clodia, e dalla casa ove ho visto mia madre e vissuto anni felici con la mia famiglia, l'appartamento dell'interno 3 del civico 21, ove però non c'erano epigrafi, nè in latino e nè in italiano. Quello che negli anni cinquanta sembrava un paesino all'interno della città eterna, tanta era la vicinanza e la frequentazione solidale delle famiglie, era per noi il centro del mondo, esaltato dalla presenza ravvicinata del Vaticano, dello stadio olimpico e della sede RAI, tre mondi diversi che attiravano personalità importanti della politica, dello sport e dello spettacolo, con i quali ci sembrava di avere una certa confidenza...

Circonvallazione Clodia 82. Sopra l’ingresso di questa casa del 1930, in uno specchio epigrafico dedicato, si legge POST EXANTLANTOS VITAE BELLIQUE LABORES HIC TANDEM PATUIT PORTUS ET ALMA QUIES, “dopo aver sopportato le fatiche della vita e della guerra qui finalmente si apre un porto e la feconda quiete”.

Sul piazzale delle Belle Arti n.5, sul fronte opposto del ponte che conduce a viale Mazzini, lì, accolti dalla monumentale testa della dea Roma, opera dello scultore Mitoraj, non si può non vedere la scritta NIL DIFFICILE VOLENTI, considerata a ragione la quintessenza delle iscrizioni sui palazzi romani. Antesignano della celebrazione della forza della volontà, ripresa anche da Vittorio Alfieri nel "volli, fortissimamente volli", il brocardo latino va tradotto  letteralmente con "Nulla è difficile per colui che vuole", ove il pronome indefinito latino Nihil è contratto in NIL. Questa frase è il motto del reparto speciale Antiterrorismo Pronto Impiego della Guardia di Finanza, meglio conosciuti come Baschi Verdi. Essa costituisce inoltre il motto della famiglia Rusconi ed è visibile anche nello stemma di questa casata originaria di Bellinzona, nella Svizzera Italiana. Fu voluta dall’architetto GRA a seguito delle tante tribolazioni affrontate nel corso della realizzazione di questo raffinato edificio. Stessa frase ma con il corretto NIHIL è presente in via dei Gladioli 21 (zona Tor di Quinto).

Via della Giuliana 58, un punto fermo nello scorrere del tempo: A FUNDAMENTIS ERECTA AD MCMXXVIII, “Realizzata dalle fondamenta nel 1928”.

Via Carso 23 - via Monte Pertica 18. Edificio del 1930: PULCHRA DOMUS FAMILIAM LAETAT. AD MELIORA QUOTIDIE, "una bella casa allieta la famiglia, ogni giorno verso il meglio". Parole  dolci di un mondo scomparso?

In via Faà di Bruno 52 (traversa di via della Giuliana da sempre popolare per la presenza della storica pizzeria Giacomelli) spicca l’ennesima celebrazione della casa: DOMUS TUETUR ET VITAM LAETIFICAT. “La casa protegge e rallegra la vita”.

Via Antonio Chinotto/viale Carso 16. ARTIS BONAE AMORE RECTE AC TENACITER EGI FIDENTER SPERAVI, “per amore di una buona arte, rettamente e tenacemente ho agito, con fede ho sperato". Edificio  del 1927 commissionato dallo scultore e medaglista Aurelio Mistruzzi, morto nel 1960, che qui volle riportare, ad imperitura memoria, un pensiero sulla propria vita.

A due passi da via Settembrini, in piazza dei Martiri di Belfiore 2, all’ingresso di un palazzo signorile eretto nel 1921 per il personale della Regia Marina, ci imbattiamo in un lapidario NAVIGARE NECESSE. “Navigare è necessario”. La frase va completata con vivere non necesse, "vivere non è necessario". Parole pronunciate da Pompeo davanti ai marinai che, spaventati da una tempesta, esitavano ad affrontare il mare per trasportare a Roma un carico di grano africano. Di fronte alla necessità che Roma aveva di grano, passava in second'ordine la stessa necessità di salvaguardare la propria vita. Navigare necesse est divenne il motto della Lega Anseatica, e più recentemente di altre organizzazioni marinare; Gabriele D'Annunzio ne ha fatto il simbolo dell'arditismo nazionalistico. Nulla a che vedere con il moderno navigare internettiano !

In via Silvio Pellico n. 10 la parte alta della palazzina è effigiata con una scritta originale e divertente MANEAT DOMUS DONEC FORMICA AEQUOR BIBAT ET LENTA TESTUDO TOTUM PERAMBULET ORBEM, in altri termini “ si conservi questa casa fino a quando la formica non abbia prosciugato il mare e la lenta tartaruga non abbia fatto il giro del mondo”. In questa  sintetica digressione, utilizzata sovente nelle case di mezza Europa a partire dal XII secolo, incluso il castello di Fenis in Valle d’Aosta, viene applicata la figura retorica dell’adunato (adynaton) che contiene il rimando o l’avverarsi di una condizione impossibile a realizzarsi.

La palazzina di via Nicola Ricciotti n. 4, zona Mazzini, presenta numerosi affreschi nella parte alta dell'edificio, in prossimità dei quali si legge, a destra, FAMILIAM DOMUS DOMUM FAMILIA SERVIT, “la casa serve la famiglia come la famiglia serve la casa”, una esaltazione della reciprocità simbiotica del legame tra la casa e la famiglia. Sulla sinistra, non distante, è scritto, come principio di valori commutabili, DOMUS PACIS CULTUS DOMICILIUM, “la casa è il luogo dove si coltiva la pace”.

A Largo Trionfale, nell'omonimo quartiere popolare legato ad antiche tradizioni romane, si legge DULCE POST LABOREM DOMI MANERE”, una verità incontestabile nel tempo e nello spazio, per la quale è piacevole, dopo il lavoro, rimanere in casa. Il culto della casa si ritrova nella antica come nella moderna Roma. Un piacere che attraversa intatto la storia dell’umanità...

Via Monte Santo 14, DOMI MANERE CONVENIT FELICIBUS, "è bello rimanere in casa per le persone (che vogliono essere) felici" una scritta sul ferro battuto del cancello di ingresso.

In piazza Mazzini 8 DOMUM AEDIFICAT SAPIENS INSIPIENS DEXTRUET, “il saggio costruisce la casa, lo stolto la distrugge”. DOMUS REGATUR SENIORE, “la casa sia governata dal più anziano". Queste ed altre iscrizioni fanno da ornamento filosofico alla casa per gli impiegati dello Stato (INCIS) del 1924. Testi di analogo tenore si possono rinvenire al quartiere Trieste.

Sul frontone monumentale d’ingresso della sede Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra in piazza Adriana, tra Castel Sant’Angelo e il Palazzo di Giustizia (Palazzaccio), in grossi caratteri romani, si legge l’iscrizione, dettata, come pure le restanti nel medesimo edificio esagonale, da Carlo Delcroix, fondatore dell'ANMIG (Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi di Guerra):  DEO ET PATRIA NOSCIMUR (ci riconosciamo in dio e nella patria).  Sopra ai sei grandi finestroni dei lati si possono leggere altre iscrizioni, tutte celebrative della guerra e del culto dell’estremo sacrificio ipotizzabile in essa: ARDEO NAM CREDO (Ho il sacro fuoco dentro perché ci credo) - CITRA CRUOREM (“al di là del cuore” - crucem nel testo originario) - CONCUSSUS, SURGO (anche se scosso, mi rimetto in piedi) - PERCUSSUS VIVIT (“anche se colpito, vive”) - MICAT IN VERTICE “Brilla in vetta” motto della nobile famiglia Chigi - GEMENDO GERMINAT, “Si germoglia gemendo”.

Sui due portoni secondari, nella parte posteriore, a sinistra e a destra dell’abside, stanno le altre due iscrizioni distinte, contenenti messaggi imperituri: PRO MUNERE VULNUS, “Per ricompensa una ferita”, (motto storico sabaudo) - URITUR UT VIVAT (brucia per vivere).

Le scritte in latino che decorano la Casa Madre del Mutilato di Guerra, ora sede di uffici giudiziari, opera dell’architetto Marcello Piacentini, tendono chiaramente ad esaltare il valore del sacrificio, la dedizione estrema alle sorti del proprio Paese, concepito nella dinamica bellica. La cerimonia di posa della prima pietra fu celebrata nel 1925, in occasione dell’ottavo anniversario della costituzione dell’Associazione alla presenza del Re Vittorio Emanuele III e dell’allora Presidente del Consiglio dei Ministri Benito Mussolini.

Via Virginio Orsini 27. IN ARTE LIBERTAS (nell'arte c'è la libertà). Il villino Gagiati del 1902 riporta il motto del gruppo fondato da Nino Costa, inneggiante alla totale libertà dell'arte e degli artisti da ogni condizionamento politico.

In via di Porta Castello 13, non distanti dalla basilica di S. Pietro, è visibile la scritta INGENIO NATAM LABORE PERFECTAM ANNO SAL MDCCCLXXVI, "realizzata con l'ingegno e completata con il lavoro 1876"

In viale Vaticano 99 un edificio del 1933 ci comunica una massima valida in ogni tempo CARPENT TUA POMA NEPOTES, “i nipoti raccoglieranno i tuoi frutti”, una sorta di nemesi storica al contrario per cui i discendenti beneficeranno della attività degli avi. L’edificio è del 1933, l’iscrizione, visibile da via Tunisi, è del 2004, voluta dalla famiglia Alimandi che lì aveva  già  realizzato un albergo.

PARVO SUMPTU AERE NITENTESrisplendenti di aria a fronte di un basso costo”, questo il senso della incisione presente nella bella palazzina popolare del 1926 di piazzale degli Eroi n.22 sullo sfondo della fontana-mostra dell’acqua del Peschiera. La palazzina fu “costruita dalle fondamenta nel 1926”: A FUNDAMENTIS EXTRUCTA ANNO DOMINI MCMXXVI come si legge sul lato dell’edificio di Circonvallazione Trionfale. Pochi sanno che tale fontana fu concepita come provvisoria in attesa di quella, imponente e definitiva, che doveva sorgere in piazzale Clodio, con tanto di progetto già depositato nei competenti uffici comunali.

In viale delle Medaglie d’oro 111, una palazzina realizzata nel ventennio riporta il motto beneaugurante SEMPER LAETA ET SANA, "che sia sempre lieta e sana" con chiara allusione alla casa, affiancato dalle cifre a caratteri latini che ricordano l'anno di costruzione MCMXXXI, il 1931. I numeri romani, come noto, sono sequenze di simboli, ciascuno dei quali identifica una cifra: I = 1; V = 5; X = 10; L = 50; C = 100; D = 500; M = 1000. Gli anni venivano quindi indicati con la sequenza di questi simboli. Le cifre/simbolo si sommano verso destra: ex. MM equivale a 2000 (mille+mille). Cifre/simbolo minori messe a sinistra di cifre più grandi si sottraggono: MCM equivale a 1900 (mille+mille-cento). Si evidenzia che non è presente un simbolo per esprimere lo zero.

Nell’edificio popolare di via Tommaso Campanella 68 al Trionfale, eretto nel 1926, leggiamo un aforisma di palmare evidenza: DOMUS AMICA DOMUS OPTIMA (casa amica, casa ottima).

In via delle Medaglie d’oro 415 la frase di villa Costanza DOMUN EXTRUE TUAM SI LAETUM VERE APPETIS FOCUM (costruisci la tua casa se desideri un focolare veramente lieto), sembra dare una connotazione negativa a quanti vivano in una casa affittata...

Nel fabbricato del prestigioso liceo Terenzio Mamiani in viale delle Milizie 30, datato 1924, (prima di tale anno l’istituto scolastico si trovava  a palazzo Sora in Corso Vittorio Emanuele II), nella lastra presente sulla parete di fondo del cortile centrale , gli studenti possono leggere un passo dei Carmina di Orazio: DOCTRINA VIM PROMOVET INSITAM RECTIQUE CULTUS PECTORA ROBORANT UTCUMQUE DEFECERE MORES DEDECORANT BENE NATAE CULPAE, “l’istruzione accresce il vigore naturale ed una retta cultura irrobustisce gli animi ogniqualvolta vengono meno i costumi e le colpe disonorano le indoli ben nate”. Siamo in presenza di una forte esaltazione dell’insegnamento; iscrizioni similari sono rinvenibili nei licei Virgilio e Lucrezio Caro, come pure nella palazzina dell’università La Sapienza che ospita l’ aula magna.

Lungotevere Prati 21. NON HUC TIBRIDIS ADFLUIT UNDA, "l'onda del Tevere non arriva fin qui". Siamo in una strada che costeggia il Tevere (Thybris in greco) e in un edificio datato 1891, realizzato dopo una ventina di anni dalla terribile alluvione romana del dicembre 1870.

Piazza dei Quiriti 17. CELSIUS EVECTAM VIRGO TUERE DOMUM, " Vergine proteggi la casa sollevata più in alto". Siamo negli uffici della chiesa di S. Gioacchino, sopraelevata nel 1929 a protezione delle inondazioni del vicino Tevere.

In via Eleonora Fonseca Pimentel 2, angolo via Avezzana, al quartiere Della Vittoria, c’è un altro gioiello architettonico, un villino liberty, che fu abitazione di quel Paolo Paschetto (1865-1963) passato alla storia per aver vinto il concorso per il logo della Repubblica Italiana (la stella inscritta in una ruota dentata contornata da un ramo di ulivo - simbolo cristiano di pace e fratellanza - e da un ramo di quercia - la forza e la vittoria). Sopra l’ingresso della palazzina è riportata una frase di Quinto Orazio Flacco: “AUREAM QUISQUIS MEDIOCRITATEM  DILIGIT, TUTUS CARET OBSOLETE  SORDIBUS TECTI, CARET INVIDENDA  SOBRIUS AULA. SAEPIUS VENTIS AGITATUR INGENS  PINUS ET CELSAE GRAVIORE CASU  DECIDUNT TURRES”, ossia “Chiunque aspiri alla splendida moderazione, evita la protezione del vecchio sudicio tetto ed anche sobrio evita l'invidiata reggia. Sovente il vento scuote l'immenso pino e le fiere torri cadono per la penosa disgrazia”. La frase, d'indole epicurea, si rinviene in altri edifici romani del ventennio, ad esempio in via Appia Nuova 232. L'artista curò personalmente la realizzazione di alcune vetrate in stile liberty della propria abitazione, insieme a quel  Cesare Picchiarini che con lui mise mano a talune delle vetrate più belle della Casa delle Civette a villa Torlonia.

In via Fulcieri Paulucci De Calboli n. 8, quartiere Della Vittoria, condivisibile è il messaggio contenuto nella scritta DOMUS AMICA DOMUS OPTIMA (una casa dove si vive bene è un’ottima abitazione) mentre su un edificio nei pressi di piazza Mazzini, non distante, si legge "DOMUS PACIS CULTUS DOMICILIUM", ossia la casa è il posto ove si coltiva la pace", piuttosto diffuso a Roma.

In via Tertulliano 17, c’è una scritta, ben visibile da via della Balduina, con queste parole: SINCERIS IANUA NUMQUAM CLAUDOR AMICIS, ossia “io, porta, mai sono chiusa per gli amici sinceri”. Stessa epigrafe è rintracciabile lungo il prospetto di una casa del 1927 di via Reno 30, meglio visibile  lungo il prospetto di via Chiana 106.

In via Arturo Colautti 9 a Monteverde, sede dell'Istituto S.Ivo, una scuola cattolica privata sorta nel 1819, la palazzina del 1931 riporta in bella evidenza sulla facciata, la scritta SINITE PARVULOS VENIRE AD ME, ossia "lasciate che i pargoli vengano a me". Sono le parole del Signore, riportate dal Vangelo di Marco al capitolo X, e frequentemente incise nelle parrocchie, negli oratori ed in genere negli ambiti cattolici.

Borgo Angelico 28. PARVA DOMUS APTA MICHI. Il famoso distico che impreziosisce la casa di Ludovico Ariosto a Ferrara, è qui collocata tra le finestre del terzo piano. Michi, parola del latino medievale, sta per MIHI.

Via della Conciliazione 4. Sopra all'ingresso dell'Auditorium si legge con caratteri dorati: ADSIS CHRISTE EORUMQUE ASPIRA LABORIBUS QUI PRO TUO NOME CERTANT, "assisti o Cristo, coloro  che si impegnano nei lavori per il tuo nome".

Via Monte Zebio 25 QUOD SATIS EST CUI  CONTIGIT NIHIL AMPLIUS OPTET, “colui che è destinatario di quanto basta, non desideri nulla di più”. In questo edificio del 1928 è riproposta una frase di Orazio ispirata dal pensiero epicureo.

Via Cola di Rienzo 212. DISCORDIA CIVIUM CONCORDIA LAPIDUM "Discordia dei cittadini, concordia delle pietre": apparentemente sibillina, la frase contenuta nel cartiglio dell'atrio dell'edificio, databile 1912, rappresenta la storia di un avvocato padovano che, grazie alle liti gestite professionalmente, riuscì a costruire quella bella casa.

Via Vittoria Colonna 32. Casa del 1910. Sopra le finestre centrali del terzo piano: DOMI MANERE CONVENIT FELICIBUS, "restare a casa conviene per quanti vogliano essere felici".

Via Crescenzio 38 LABORE ET PROBITATE "con il lavoro e la probità", anno 1910, motto araldico della famiglia vicentina  Roi

Via Crescenzio 48. Palazzo progettato da Francesco Mora nel 1911: HAEC PLACUIT SEMEL HAEC DECIES REPETITA PLACEBIT, "questa è piaciuta una volta, questa piacerà dieci volte" tratta dall'Ars Poetica di Orazio.

 
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