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Il meccanismo inventato da Pietro Paolo Rubens per preservare l'immagine sacra della Madonna vallicelliana PDF Stampa E-mail
Giovedì 16 Settembre 2021 08:38

 

 

La geniale macchina, consente di spostare, a comando, nell'altare maggiore della Chiesa Nuova, l'ovale dipinto dal pittore fiammingo per cedere il posto all'immagine sacra del trecento

 

 

 

All'interno della Chiesa di Santa Maria in Vallicella, nel rione Parione, detta anche Chiesa Nuova, quella che si trova davanti alla fontana della "zuppiera" per intenderci,  si trova un'opera pittorica particolare ed unica. Infatti oltre alla inconfutabile bellezza, l'opera si caratterizza per un meccanismo unico e geniale che, a comando, consente di modificare il dipinto nella parte centrale, ove la figura  primigenia viene sostituita da un'altra immagine. Siamo intorno al 1600 e l'autore di questo marchingegno straordinario è addirittura  Pietro Paolo Rubens. Si tratta di una tela di grandi dimensioni, un dipinto olio su tavola di ardesia di 425×250 cm; un lavoro per il quale l'artista fiammingo impiegò circa due anni. Perchè questo meccanismo inserito in un'opera pittorica? L'intento era quello di coprire un’altra immagine, considerata sacra, che soltanto per brevi periodi poteva essere esposta per evitare ad essa rischi di danni irreparabili. Rubens realizzò la pala d’altare e, insieme, sviluppò questo meccanismo di pulegge e corde, grazie al quale è possibile spostare il volto della sua Madonna per cedere il posto alla figura sacra sottostante. Il meccanismo funziona, tanto che ancor oggi è possibile osservarne il movimento. Ovvio l'interrogativo in merito ad una soluzione così complessa. Il quadro “motorizzato”, commissionato a Rubens, non aveva solo il compito di abbellire l’altare ma doveva custodire e preservare al suo interno un’antica icona miracolosa, la Madonna vallicelliana, un’immagine che in passato aveva sanguinato e che, per questo, doveva essere protetta dal tempo e dal deterioramento. La monumentale opera d’arte di Rubens, che in superficie riproduceva la reliquia sottostante, serviva allora da copertura e da tutela all’immagine sacra che sotto vi si nascondeva. Ancora oggi, durante la messa del sabato sera, il sacerdote a fine funzione attiva il meccanismo barocco , facendo scendere l’ovale di Rubens per mostrare l'icona miracolosa.

Santa Maria in Vallicella detta tradizionalmente dopo il rifacimento del secolo XVI, Chiesa Nuova, è un luogo di culto cattolico cinquecentesco di Roma, che si trova nella piazza omonima del rione Parione, sulla linea di confine con il rione Ponte, in cui ricade parte dell'edificio.

Madonna vallicelliana. Nella chiesa venne conservata un'immagine miracolosa della Madonna: si tratta di un affresco trecentesco, in origine collocato all'esterno di una "stufa", o bagno pubblico. Si raccontava che nel 1535 l'immagine, essendo stata colpita con un sasso, avesse sanguinato ed era divenuta così oggetto di culto. Nel 1574 l'affresco era stato staccato e affidato al rettore della chiesa della Vallicella e conservato nella sacrestia. L'affresco fu in seguito collocato sull'altare maggiore della Chiesa Nuova. Proprio sull'altare maggiore, costruito tra il 1596 e il 1599 doveva inizialmente trovar posto una pala con la "Natività" di Federico Barocci, tuttavia mai eseguita. Nel 1608 fu invece deciso di collocarvi l'immagine miracolosa della Madonna della Vallicella, che venne inserita in una pala in ardesia, dipinta da Pieter Paul Rubens con centri concentrici di "Angeli e cherubini adoranti", disposti intorno ad una nicchia con l'immagine sacra. Questa è coperta da una lastra di rame, ugualmente dipinta da Rubens con una Madonna e Bambino benedicente, che può essere sollevata, mediante un sistema di corde e pulegge, per disvelare l'immagine miracolosa sottostante. Alle pareti laterali del presbiterio si trovano altri due dipinti di Rubens, realizzati ancora su lastre di ardesia, che rappresentano i Santi Gregorio Magno, Papia e Mauro (sulla parete sinistra) e i Santi Flavia Domitilla, Nereo e Achilleo (sulla parete destra).

 

Il fiammingo Pieter Paul Rubens, pittore barocco, nato in Westfalia, nel 1577 e morto ad Anversa nel 1640, è l'artista che ha introdotto in Italia le basi della pittura barocca, grandiosa e magniloquente.  Nel maggio del 1600 giunse in l'Italia dove rimase per i successivi otto anni, facendo tappa prima a Venezia dove studiò Tiziano, Veronese e Tintoretto, poi, entrato in contatto con Vincenzo I Gonzaga duca di Mantova, il giovane pittore accettò l'incarico di pittore di corte, conservando tale carica fino alla fine del suo soggiorno italiano e arricchendo così ulteriormente la sua cultura figurativa con lo studio delle opere della ricca collezione ducale e la realizzazione di copie di diversi dipinti famosi.

A Roma, dopo l'esperienza mantovana, ha modo di ampliare ulteriormente i suoi orizzonti figurativi, grazie alla copia di modelli di Michelangelo e Raffaello, allo studio dell'antico, con un occhio attento anche alla coeva produzione artistica del Carracci e di Caravaggio. Entro il 1602 realizzò per la cappella di Sant'Elena nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme il Trionfo di sant'Elena, l’Incoronazione di spine e l’Innalzamento della croce. Di questo stesso periodo, in cui entrò in contatto con la cerchia del cardinale Scipione Borghese, sono anche il Compianto sul corpo di Cristo, ora conservato alla Galleria Borghese, e il Martirio di san Sebastiano di Palazzo Corsini.

Ricevette poi la commissione per la decorazione dell'abside di Santa Maria in Vallicella, opera ora al Museo di Grenoble che, terminata alla fine del 1607, riunisce in un unico dipinto la Madonna e cinque santi. Ma quando Rubens si accorse che la posizione del dipinto sull'altare attirava una luce eccessiva rendendolo poco leggibile, decise di ritirarlo e di sostituirlo, nel 1608, con tre dipinti realizzati su un supporto di ardesia, materiale più adatto alle condizioni luminose della chiesa: la Madonna della Vallicella, i Santi Gregorio, Papia e Mauro e i Santi Domitilla, Nereo e Achilleo. La tavola centrale, dall'intenso dinamismo, con una composizione che sembra dilatarsi verso lo spazio circostante, anticipa soluzioni che saranno adottate dalla successiva pittura barocca.

 
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