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Il compagno di scuola nella musica italiana. Nessuno come Antonello Venditti ne ha scritto così tanto e bene, in particolare nella fotografia scattata sugli anni sessanta PDF Stampa E-mail
Mercoledì 20 Ottobre 2021 07:34

 

Tre figure di donne, Lilly, Sara ed Eleonora, titoli di altrettante canzoni del cantautore romano,  compongono un incomparabile affresco del mondo studentesco della capitale negli anni vissuti in un clima di contestazione e rinnovamento. Nel suo repertorio "studentesco" viene raccontata una realtà complessa, colorita e dinamica, con i suoi valori e le sue derive, intrisa di passioni e di politica, con il vago sapore, per i ragazzi delle superiori, di essere protagonisti di una rivoluzione epocale

 

 

Chi è Antonello Venditti, più di 30 milioni dischi venduti come cantautore?  All'anagrafe  è Antonio Venditti: nasce a Roma l' 8 marzo 1949, vive  la giovinezza nel quartiere Trieste e abita in via Zara, 13. Durante l'adolescenza ha problemi di obesità, arrivando a pesare 90 chili ("ed io io crescevo bene, grasso come un maiale", canta in Mio padre ha un buco in gola). A 14 anni scrive le sue prime tre canzoni: Sora Rosa (la prima in assoluto), Lontana è Milano e Roma Capoccia. Intanto frequenta il liceo Giulio Cesare, a cui rimarrà profondamente legato, tanto da dedicargli anni dopo una celebre canzone intitolata proprio Giulio Cesare. Dopo la maturità classica si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza all'Università La Sapienza, laureandosi in legge nel 1973. Continua gli studi prendendo anche la laurea specialistica in Filosofia del diritto. Ha ritirato la laurea solo nel 1999 in una lezione concerto tenutasi nell'Aula Magna della Sapienza per festeggiare il suo 50º compleanno.

Il padre Vincenzino Italo, di origini molisane, è funzionario statale e diventerà viceprefetto di Roma. La madre Wanda Sicardi è insegnante di greco e latino al liceo.

Nessun cantatore italiano ha scritto così tanto e bene sul periodo di vita vissuto durante le scuole superiori. Basterebbe leggere il testo di GIULIO CESARE (1986) per assaporare i pensieri, le emozioni, gli amori, i sogni e le paure maturati sui banchi di scuola, troppo stretti per i ragazzi di quella generazione, identificata come beat, folk, hippie ed altro ancora.

Eravamo trentaquattro quelli della terza E, Tutti belli ed eleganti tranne me, Era l'anno dei mondiali quelli del sessantasei, La regina d'Inghilterra era Pelé, Sta crescendo come il vento questa vita mia, Sta crescendo questa smania che mi porta via. Sta crescendo, oh, come me. Eravamo trentaquattro quelli della terza E, Sconosciuto il mio futuro dentro me. E mio padre una montagna troppo alta da scalare,Nel paese una coscienza popolare. Sta crescendo come il vento questa vita mia, Sta crescendo questa rabbia che mi porta via. Sta crescendo oh come me. La giovane Italia cantava, Davanti alla scuola pensavo viva la libertà. Tu dove sei? Coraggio di quei giorni miei. Coscienza voglia e malattia di una canzone ancora mia, Ancora mia. Nasce qui da te, qui davanti a te Giulio Cesare. Eravamo trentaquattro e adesso non ci siamo più, E seduto in questo banco ci sei tu. Era l'anno dei mondiali quelli dell'ottantasei, Paolo Rossi era un ragazzo come noi. .... L'estate è nell'aria, brindiamo alla maturità, L'Europa è lontana, partiamo viva la libertà. Tu come stai? Ragazzo dell'ottantasei, Coraggio di quei giorni miei. Coscienza, voglia e malattia di una canzone ancora mia. Nasce qui da te, Qui davanti a te, Giulio Cesare

E che dire dei pensieri e delle paure della NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI (1984), raccontati anche nell'omonimo film di Fausto Brizzi del 2006.

Io mi ricordo quattro ragazzi con la chitarra, E un pianoforte sulla spalla. Come i pini di Roma la vita non li spezza, Questa notte è ancora nostra Ma come fanno le segretarie con gli occhiali a farsi sposare dagli avvocati? Le bombe delle sei non fanno male, È solo il giorno che muore... Gli esami sono vicini e tu sei troppo lontana dalla mia stanza. Tuo padre sembra Dante e tuo fratello Ariosto, Stasera al solito posto, la luna sembra strana. Sarà che non ti vedo Da una settimana, Maturità, t'avessi preso prima, le mie mani sul tuo seno. È fitto il tuo mistero, E il tuo peccato è originale come i tuoi calzoni americani. Non fermare, prego, le mie mani, Sulle tue cosce tese, chiuse come le chiese. Quando ti vuoi confessare, Notte prima degli esami, notte di polizia. Certo qualcuno te lo sei portato via, Notte di mamme e di papà col biberon in mano. Notte di nonne alla finestra, ma questa notte è ancora nostra. Notte di giovani attori, di pizze fredde e di calzoni, Notte di sogni, di coppe e di campioni. Notte di lacrime e preghiere, La matematica non sarà mai il mio mestiere. E gli aerei volano alto tra New York e Mosca, Ma questa notte è ancora nostra, Claudia, non tremare, non ti posso far male, Se l'amore è amore. Si accendono le luci qui sul palco, Ma quanti amici ho intorno che viene voglia di cantare. Forse cambiati, certo un po' diversi, Ma con la voglia ancora di cambiare. Se l'amore è amore, se l'amore è amore, se l'amore è amore...

E poi c'è COMPAGNO DI SCUOLA, la sintesi di tutte le emozioni dei tempi  delle superiori, tempi caldi per la rivoluzione sessuale, le battaglie politiche, i movimenti studenteschi, particolarmente attivi nella capitale al Mamiani ed al Giulio Cesare,  licei classici con colori di opposta tonalità. Emblematico l'interrogativo "ti sei salvato o sei finito in banca pure tu?"

Davanti alla scuola tanta gente, otto e venti, prima campana, "e spegni quella sigaretta" e migliaia di gambe e di occhiali di corsa sulle scale. Le otto e mezza tutti in piedi, il presidente, la croce e il professore, che ti legge sempre la stessa storia nello stesso modo, sullo stesso libro con le stesse parole da quarant'anni di onesta professione.
Ma le domande non hanno mai avuto una risposta chiara. E la Divina Commedia, sempre più commedia al punto che ancora oggi io non so se Dante era un uomo libero, un fallito o un servo di partito, o un servo di partito. Ma Paolo e Francesca, quelli io me li ricordo bene perché, ditemi, chi non si è mai innamorato di quella del primo banco, la più carina, la più cretina, cretino tu, che rideva sempre proprio quando il tuo amore aveva le stesse parole, gli stessi respiri del libro che leggevi di nascosto sotto il banco.
Mezzogiorno, tutto scompare, "avanti! tutti al bar". Dove Nietsche e Marx si davano la mano e parlavano insieme dell'ultima festa e del vestito nuovo, fatto apposta e sempre di quella ragazza che filava tutti (meno che te) e le assemblee e i cineforum i dibattiti mai concessi allora e le fughe vigliacche davanti al cancello e alle botte nel cortile e nel corridoio, primi vagiti di un '68 ancora lungo da venire e troppo breve, da  dimenticare! E il tuo impegno che cresceva sempre più forte in te... "Compagno di scuola, compagno di niente ti sei salvato dal fumo delle barricate? Compagno di scuola, compagno per niente, ti sei salvato o sei entrato in banca pure tu?

Però la canzone che segna indelebilmente quell'epoca e quel mondo è LILLY (1975), una ballata struggente dedicata a una ragazza vittima della tossicodipendenza, una ragazza realmente conosciuta da Venditti, di nome Patrizia. Insuperabile Venditti con la sua voce carica di rabbia, di denuncia, ma anche di nostalgia e di imprecazione di aiuto. "quale treno ora, quale  libro ora, quale amore ora, ti si potrà ridare? Lilly i tuoi poeti maledetti, le tue collane, li dovevano arrestare, ti dovevano guarire, quattro arance la domenica mattina, eravamo due bambini, non riuscivi a fare l'amore, siringa...polizia".

Lilly...Quattro buchi nella pelle, Lilly...carta di giornale, Lilly...nuda e senza scarpe

Lilly...bianca, e non in ospedale, Lilly...senza capelli, Lilly..senza denti per mangiare

Lilly...una montagna di rifiuti, Lilly...nessun latte ti potrà salvare..., Lilly...studiavamo insieme, Lilly...viaggiavamo insieme Lilly...dopo due anni non mi riconoscevi, eravamo due bambini, io non ero il tuo dottore, non riuscivi a fare l'amore...Lilly siringa, polizia

E come dimenticare LE COSE DELLA VITA, viste da uno studente, che sono quelle che "fanno piangere i poeti e se non le fermi subito diventano segreti". Calza a pieno col mondo degli studenti adulti di quel periodo un'altra canzone; BUONA DOMENICA, quella passata ad aspettare in casa le telefonate che non arrivano, tra noia, televisione e tristezza  nello stomaco e con tua madre che ti chiede perchè non esci? Il sessantotto e gli anni precedenti sono i giorni alla ricerca, degli eccessi da parte dei ragazzi per bene, di quelle feste proibite  piene di "neve di periferia"dove si muove ELEONORA, non più soddisfatta di un amore tranquillo e della cultura borghese dominante. Il trittico delle ragazze simbolo di quell'irripetibile stagione studentesca, si completa con SARA, la ragazza incinta, bella anche se i vestiti non le stanno più.

" Sara, svegliati è primavera, Sara, sono le sette e tu devi andare a scuola, Oh, Sara, prendi tutti i libri ed accendi il motorino, E poi attenta, ricordati che aspetti un bambino., Sara, se avessi i soldi ti porterei ogni giorno al mare, Sara, se avessi tempo ti porterei ogni giorno a far l'amore, Oh, ma Sara, mi devo laureare ma forse un giorno ti sposerò, Magari in chiesa, dove tua madre sta aspettando per poter piangere un po', Sara, tu va dritta e non ti devi vergognare, Le tue amiche dai retta a me lasciale tutte parlare, Oh, Sara, è stato solo amore, se nel banco no c'entri più, Oh, Sara, tu non sei più sola, il tuo amore gli basterà, Il tuo bambino, se ci credi nascerà

 
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