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Sabato 28 Aprile, Giornata Mondiale del Tai Chi e Qi Gong "Un solo Mondo un solo Respiro" PDF Stampa E-mail
Giovedì 26 Aprile 2012 10:38

 Il maestro Enzo Bordi (An Zuò) terrà una lezione gratuita al Parco Caravaggio, in via delle Accademie, zona Cristoforo Colombo,  dalle 9.30 alle 11.30. Possono partecipare sia principianti che  esperti. L'invito  è per tutti, singoli oppure gruppi. Lo Shiatsu ed il Tai Ji sono due arti che non solo hanno in comune l’origine ma anche il fine di cui beneficiano coloro che ne fanno, rispettivamente, un uso ed una pratica sistematica

 

 

Sabato 28 Aprile  in occasione della Giornata Mondiale del Tai Chi e Qi Gong, tra le tante celebrazioni in programma in ogni angolo di mondo (Un solo Mondo un solo Respiro), c'è anche  lezione gratuita del maestro Enzo Bordi (An Zuò) che terrà al Parco Caravaggio (Via delle Accademie, zona Cristoforo Colombo) dalle 9.30 alle 11.30. Possono partecipare sia i principianti che gli esperti. L'invito  è per tutti, singoli oppure gruppi

"SHIATSU E TAJ JI QI GONG, due arti, un’origine ed un fine comune" di Enzo Bordi

Lo Shiatsu ed il Tai Ji sono due arti che non solo hanno in comune l’origine ma anche il fine di cui beneficiano coloro che ne fanno, rispettivamente, un uso ed una pratica sistematica. Per quanto riguarda l’origine al livello più alto, potremmo dire come per il Taoismo, che tutto è iniziato da un’intuizione filosofica dalla quale è scaturito un mondo fenomenico che va dalle arti marziali all’agopuntura, dalla numerologia alla geomanzia e di cui fanno pienamente parte lo Shiatsu ed il Tai Ji.(*)

L’intuizione filosofica di base si riassume nell’aver osservato che in natura tutto è in continuo movimento e trasformazione attraverso fasi consequenziali, che ogni fase ha un inizio, maturazione e fine e genera quella successiva formando un principio universale. Come inizia il movimento? Il movimento stesso è generato dall’alternanza di due forze uguali, opposte, relative e complementari: lo Yin e lo Yang, ognuna delle quali, raggiunto l’apice crea le condizioni per la trasformazione in diverse fasi (Ciclo Produttivo). Inoltre, ogni fase ne controlla un’altra ed è a sua volta controllata (Ciclo di Controllo) affinché non ci sia una supremazia assoluta in ciascuna di loro ma l’affermazione della necessità del loro legame e dell’importanza dovuta alla funzione specifica e relativa e finalizzata al bene comune: l’espressione della Vita. Se all’interno dei cicli, uno dei cinque movimenti non si uniforma in quantità e qualità rispetto alla sua stessa natura, l’intero processo subisce una disfunzione più o meno grave.

L’albero (Legno) rappresenta la Prima-vera, in altre parole l’inizio od il rinnovo della vita, quel movimento che porterà alla formazione dei frutti nel momento in cui vi è la massima espressione di vitalità e di calore (Fuoco), l’Estate. Raggiunto il massimo, inevitabilmente segue un calo e quello che non è stato consumato, è raccolto e messo a dimora. La temperatura diminuisce, la luce cambia, le giornate si accorciano, i processi vitali (metabolismo) rallentano, le foglie si seccano cadendo sull’umido terreno ed arriva l’Autunno rappresentato dalla Terra che tutto accoglie e trasforma in nutrienti e minerali (Metallo) che sono così modificati e disciolti dalle abbondanti piogge per restituire sostanza alla generosa terra. Le giornate si accorciano ulteriormente, il calore e la luce diminuiscono ancora, gli alberi sono spogli, alcuni animali vanno in letargo ed è l’Inverno, il riposo e la più bassa espressione di vitalità rappresentata dal movimento dell’Acqua che va sempre verso il basso e a colmare le depressioni della terra prendendone la loro forma.

Con questi movimenti si creano le condizioni della nascita, crescita, produzione e riproduzione, decadenza, morte e rinascita in un perenne alternarsi e rinnovarsi sempre uguale eppur diverso, del fluire della forza vitale; uguale come il fiume e diverso come lo è l’acqua nel suo fluire. Il processo così brevemente descritto, che è anche un principio ecologico della natura, è definito come la Legge dei Cinque Movimenti (Legno, Fuoco, Terra, Metallo, Acqua) che si esprime nel Tai Ji (Mondo Manifesto) per differenziarlo dal Wu Ji (Mondo Non-manifesto).

L’altra intuizione filosofica taoista è quella che tutto ciò che esiste ed è verificabile in natura, esiste ed è vero anche per l’uomo. Qual’è il collegamento tra natura ed uomo attraverso la legge dei 5 movimenti e del Tai Ji? Ad ogni fase corrispondono due organi del corpo (Zhang), due qualità energetiche (Fu) che fluiscono lungo due meridiani. I meridiani sono linee “immaginarie” poste lungo tutto il nostro corpo ed al suo interno attraverso i quali fluisce un’unica qualità energetica deputata ad una funzione specifica funzione vitale. Tale forza vitale o energia è chiamata “Qi” in cinese e “Ki” in giapponese. Normalmente lo stato di benessere dell’uomo deriva dal sano e regolare fluire del Qi lungo i meridiani. Il Qi sintetizza in sé gli aspetti fisici, emotivi, mentali e spirituali di ogni individuo, è il collegamento tra il Divino e l’umano, tra il mondo non manifesto (Wu Ji) ed il mondo manifesto (Tai Ji), tra il TAO e l’entità corpo-mente-spirito.

Come fanno lo Shiatsu ed il Tai Ji Qi Gong a far parte di questo scenario? Lo Shiatsu opera attraverso il contatto dell’operatore con i meridiani del ricevente ed il contatto del ricevente con i suoi stessi meridiani: il Trattamento. Il Tai Ji opera attraverso una serie di movimenti fluidi, armoniosi e sincronizzati, legati l’uno all’altro che originano una sinergia dinamica del corpo, della mente e del Qi: la Forma. In generale lo scopo dello Shiatsu è il riequilibrio energetico, quello del Tai Ji Qi Gong è l’armonizzare il proprio “respiro” con il respiro della natura circostante e dell’Universo. Entrambi mirano al raggiungimento dell’equilibrio od al suo mantenimento inteso in senso dinamico; la corretta trasformazione dell’energia nei diversi processi vitali, la ricerca del benessere, della pace con se stessi e con il mondo che ci circonda e con quello dell’invisibile.

Abbiamo accennato all’origine comune dello Shiatsu e del Tai Ji Qi Gong ed ora vediamo le diversità del come ottengono le stesse finalità. La parola Shiatsu è giapponese e significa “premere con le dita” ma lo Shiatsu non è semplicemente una pressione digitale ma un trattamento specifico con un programma personalizzato che, partendo da una valutazione energetica (“diagnosi”) ed attraverso una serie di manipolazioni lungo le linee dei meridiani prescelti, cerca di far percepire al ricevente la via da seguire per ritrovare l’equilibrio originale. Essendo uno scambio fatto per lo più in silenzio, le indicazioni dell’operatore non sono verbali ma sono comunicate attraverso la percezione del ricevente (propriocettività) sulla sua propria “pelle”.

Anche nel Tai Ji tradizionale il maestro non da direttive verbali ma è attraverso l’imitazione dei suoi movimenti e del suo respiro che gli allievi apprendono l’arte del riequilibrio, sentendo nel proprio “corpo” tutte quelle sfaccettature di cui ha bisogno e di conseguenza la consapevolezza delle modifiche da apportare. Sia lo Shiatsu che il Tai Ji Qi Gong non sono attività invasive poiché l’operatore ed il maestro operano con il suggerimento di esempi nel rispetto della volontà del ricevente e dell’allievo i quali, a loro volta, scelgono liberamente i tempi, l’intensità ed il livello del progredire per il loro miglioramento individuale; miglioramento che, in principio, non ha fine.

Il fatto che l’operatore Shiatsu ed il maestro di Tai Ji Qi Gong propongono un modello di equilibrio, non significa che loro stessi siano esenti dallo stesso processo di ricerca e miglioramento e, come già precedentemente esposto, l’equilibrio, la naturalezza e la fluidità nella continuità, non sono attività statiche che una volta raggiunte, rimangono inalterate. Al contrario il loro consolidamento e mantenimento avviene nella continua attenzione e pratica senza che questo, allo steso tempo, diventi l’unico scopo della vita. La fonte inesauribile da cui attingere sono proprio i riceventi e gli allievi che, in linea con la visione taoista sono, a loro insaputa, “insegnanti nell’apprendimento”.

Ed è per questo che principi come il “non fare” (Wu Wei) in pratica l’armonizzarsi con gli eventi, la natura e gli altri, l’empatia ed il rispetto devono essere sempre presenti. Lo Shiatsu si manifesta attraverso i trattamenti mentre il Tai Ji Qi Gong attraverso le forme. Trattamenti e Forme (Tao Lu) che sono stati codificati nella storia dei loro maestri. Nello Shiatsu le scuole più famose e diffuse sono quelle di Namikoshi e di Masunaga mentre per il Tai Ji si parla principalmente delle famiglie Yang e Chen e dello stile taoista Wudang.

Nello Shiatsu stile Masunaga i fattori importanti da parte dell’operatore sono:

  • La conoscenza del percorso dei canali energetici (Meridiani).
  • La conoscenza del percorso delle estensioni dei canali energetici di Masunaga.
  • La conoscenza delle aree di risonanza dei Meridiani (Hara).
  • Il concetto e l’uso della mano madre e della mano figlia.
  • Il concetto ed il riconoscimento del vuoto (Kio) e del pieno (Jitsu) in Hara e nei Meridiani.
  • La capacità di trattamento differente per le zone menzionate in precedenza.
  • Il mantenimento della perpendicolarità della pressione rispetto al meridiano trattato.
  • L’attenzione alla risposta energetica del ricevente.
  • L’uso della pressione delle mani (dita, gomiti, ginocchia) che deriva dal peso rilassato del corpo e non dalla forza dell’operatore.
  • Il radicamento, la centratura, il rilassamento del corpo e della mente.
  • La continuità, la fluidità e la naturalezza durante tutto il trattamento.
  • Lo stato di empatia, rispettando la volontà ed i tempi del ricevente.

Rispettando i principi dello Shiatsu, le parti del corpo e la mente operano simultaneamente.

Nel Tai Ji Qi Gong i fattori importanti sono:

  • Il radicamento che si ottiene con il corpo rilassato, le ginocchia leggermente piegate, il bacino retroflesso, spalle, braccia e mani rilassate e la testa leggera.
  • Il respiro è lento e profondo scende nel Dan Tian ed il Qi fluisce senza ristagni.
  • La concentrazione è rivolta al Dan Tian.
  • La distinzione tra vuoto e pieno, la loro alternanza e trasformazione che si attuano a partire dalla vita.
  • L’allineamento, vale a dire il coordinamento tra la parte superiore (baihui) e la parte inferiore (yuan chuan) del corpo. “Il Tai Ji ha le radici nei piedi, si attua nelle gambe, è controllato dalla vita e si manifesta nelle mani e nelle dita.
  • Non impiegare la forza ma la volontà (intenzione).
  • Lo sguardo è esterno ma la visione rimane interna.
  • L’unione dell’interno con l’esterno. Questo non è valido solo nel fisico nei movimenti di apertura e chiusura , di inspirazione ed espirazione, di vuoto e di pieno delle forme, ma anche nella mente intendendolo come raccoglimento ed espansione. “Se l’interno e l’esterno si uniscono nel Qi, non c’è separazione dal cosmo.
  • La continuità senza interruzioni. I movimenti sono continui, coordinati dal ritmo del respiro agevolando il fluire del Qi che si rigenera e si accumula.
  • Ricercare il riposo nel movimento. I movimenti si eseguono nella calma, lentamente e nel silenzio interno.
  • Ricercare la naturalezza, vale a dire la comodità e non lo sforzo.

Rispettando i principi del Tai Ji ogni parte del corpo influenza le altre ed il Qi segue la mente. Nello Shiatsu il trattamento inizia con la cosiddetta “centratura” attraverso la quale l’operatore radica le proprie ginocchia a terra (sul futon), il corpo e le braccia sono rilassati, le mani sono in Hara, il respiro è lento e regolare, la testa leggera poggia sulle spalle rilassate ed il tutto coordinato da uno stato mentale di “vuoto” relativo. Anche il Tai Ji inizia da uno stato mentale di “Wu Ji” cioè di vuoto che si ottiene attraverso una serie combinata e contemporanea di assestamenti del corpo come il radicamento (grounding), ginocchia leggermente piegate portando il peso del corpo verso terra, il bacino è retroflesso, la testa è allungata come sospesa affinché vi sia un allineamento della colonna vertebrale il respiro e la concentrazione sono nel Dan Tian, spalle rilassate, braccia lungo e leggermente distanziate dal corpo e lo sguardo, proiettato verso l’interno, fa in modo che gli occhi guardano senza vedere.

Come si può notare, entrambe queste arti iniziano con un approccio verticale, sia dal punto di vista fisico che da quello dell’immaginazione. Tuttavia a livello didattico, sia nello Shiatsu che nel Tai Ji, alcuni insegnanti preferiscono che all’inizio del trattamento o della forma si parta dall’alto (testa) e non dal basso (piedi). Si fa immaginare che una luce rassicurante e confortante fluisca dall’alto attraverso tutti i nostri organi interni rilassandoli e purificandoli da eventuali scorie (sorriso interno). Parimenti si può compiere il percorso immaginario partendo dal radicamento. Con l’esperienza, si possono ottenere le idonee attivazioni energetiche del Cielo e della Terra contemporaneamente le cui qualità, incontrandosi nel Dan Tian, danno origine a quel centro di forza (Hara) in giapponese, mare di energia (Qi Hai) in cinese, per armonizzarsi in quel sistema unitario conosciuto come corpomentespirito. La preparazione è molto importante e influenza l’intero trattamento Shiatsu e l’intera esecuzione delle forme Tai Ji Qi Gong. Infatti, nello Shiatsu nel caso in cui non si fa una buona preparazione e l’attenzione è posta esageratamente nella parte alta del corpo creando uno squilibrio, il risultato è che il peso da portare sul ricevente non viene da’Hara, come dovrebbe essere, ma dando origine ad un fenomeno che si potrebbe definire di “mani galleggianti”. Nel Tai Ji Qi Gong lo stesso tipo di squilibrio causa una postura errata originando il cosiddetto fenomeno dei “piedi galleggianti” che in pratica si manifesta nel non radicamento ed è molto probabile che i passi successivi della forma mantengano lo stesso difetto. Nel caso in cui lo squilibrio avviene per l’esagerata attenzione alla parte bassa del corpo, l’energia, più pesante, non sale adeguatamente verso l’alto e l’operatore Shiatsu sarà più portato al “FARE” invece di entrate nello stato di “WU WEI” vale a dire di armonizzazione ed avrà quindi maggiori difficoltà nell’ascolto delle reazioni del ricevente; fondamento base nello Shiatsu stile Masunaga. Nel Tai Ji Qi Gong l’eccessivo radicamento può condurre ad una minore consapevolezza dell’intero e difficoltà di raggiungere quello stato di “vuoto relativo”, creando uno sfasamento della sempre presente condizione di relatività; fondamento base del postulato teorico e della forma pratica del Tai Ji Qi Gong.

(L’energia della Terra sale dai piedi, si concentra nel Dan Tian e si manifesta nelle mani, l’energia del Cielo scende dalla testa, si concentra nel Dan Tian e si spande in tutto il corpo).

Le due energie formano nel corpo umano una specie di sistema circolatorio uguale, opposto, relativo e complementare come il sistema Yin e Yang nel Tai Ji Tu.

Il bravo insegnante ed il bravo conduttore sanno che entrambi i metodi didattici della preparazione per il trattamento o la forma sono validi sia che si parta dall’alto o dal basso, quello che importa è la sintesi cioè il risultato di equilibrio. Possono pertanto personalizzare i consigli e stimolare nel giusto modo l’allievo ed il praticante.

Possiamo in ogni caso e tranquillamente affermare che, pur essendo fatti di Terra e di Cielo, la nostra condizione più familiare è, normalmente, quella a contatto con la terra e con la sua espressione di stabilità. Da questo semplice postulato ne consegue che l’approccio al principiante nel trasferire i metodi di preparazione al trattamento e alla forma debba privilegiare nelle fasi iniziali di apprendimento, la scelta dal basso verso l’alto. Soltanto quando un albero ha radici forti e profonde e flessibilità nei suoi rami che può resistere alle intemperie e lasciare che la sua linfa arrivi fino alla foglia più alta.

Nel perseguire il proprio fine lo Shiatsu usa i “trattamenti” ed il Tai Ji Qi Gong usa le forme.

Abbiamo visto finora l’importanza e la somiglianza della fase preparatoria delle due arti che si riassume in un’impostazione “verticale” e apparentemente statica dell’unità corpomente-spirito la quale predispone ad uno stato di sensibilità e di “ricezione”.

La fase successiva è quella che potremmo qualificare come “orizzontale” e dinamica che si esprime nell’azione. Va rilevato che l’impostazione della fase iniziale non si esaurisce in se stessa, ma va integrata nella fase operativa così come la fase di movimento è già potenzialmente presente nella fase preparatoria. Va inoltre ripetuto che l’azione non va intesa come un “FARE” ma come “WU WEI” che si può interpretare nella non interferenza con l’ordine naturale delle cose intendendolo nella consapevolezza dell’armonizzarsi e facendone parte.

Nei trattamenti Shiatsu le varie tecniche operative sono armoniosamente legate da transizioni e le mani eseguono pressioni (pieni) e rilasci (vuoti), lungo i meridiani accompagnati da ritmiche espirazioni ed inspirazioni. Nelle forme Tai Ji i le singole figure, armoniosamente collegate fra loro, hanno una caratteristica comune: l’alternanza dei vuoti e dei pieni, dell’inalazione e dell’esalazione.Alternanza e trasformazione del Qi nella continuità del suo fluire sono caratteristiche fondamentali e comuni a queste due arti. Il lento susseguirsi di movimenti durante il trattamento e nella forma permette di entrare in uno “stato meditativo” dove il confine tra materiale ed immateriale si assottiglia, dove l’interno si confonde con l’esterno e dove il Cielo incontra la Terra. Questo è il motivo per il quale lo scambio verbale durante i trattamenti e nelle forme è superfluo per dare, invece, spazio ad un diverso tipo di colloquio non facilmente descrivibile perché ha a che fare con se stessi e con l’Universo a cui si appartiene. Queste due precedenti frasi potrebbero forse aiutare a capire meglio la difficile traduzione dello stato di Wu Wei come “dell’agire senza agire”. I trattamenti Shiatsu e le forme Tai Ji Qi Gong terminano nello stesso modo in cui sono iniziate vale a dire con il ritorno alla posizione statica ed al graduale ritorno alla “normalità” di tutti i giorni. Vi è in ogni caso una differenza tra la fase iniziale e quella finale dovuta al migliore fluire del Qi lungo i Meridiani che si manifesta in un migliore stato fisico e mentale.

Questa rinnovata energia rimane per un certo tempo in circolo e chi ne beneficia ha un’informazione in più, consapevole o inconscia che sia, quella di voler mantenere lo stato di benessere dovuto alla capacità di ripristinare lo stato di equilibrio fisico e mentale e che ha come risultato finale, l’armonizzarsi con il proprio io e con gli altri in un ideale abbraccio con il mondo. Non è certamente un trattamento Shiatsu o una lezione di Tai Ji che permettono di attivare il miracoloso meccanismo di ripristino dell’equilibrio e magari un cambio di abitudini e stile di vita ma è certamente vero che una regolare attenzione e pratica verso queste arti comune, creano le basi per il continuo evolversi come cicli che, pur essendo sempre gli stessi, acquisiscono rinnovato vigore sulla base delle esperienze precedenti prevenendo gli ostacoli e gioendo del momento attuale: Qui ed Ora. Trovo interessante notare che nei testi di arti marziali (arti esterne) vengono spesso elencati e mostrati punti del corpo da colpire per infliggere il maggior danno all’avversario. Gli stessi punti sono quelli che si trovano in agopuntura per guarire e che hanno originato le linee dei meridiani usati nello Shiatsu. Per Zhang San Feng, padre del Kung Fu Wudang, lo scopo delle forme è quello della realizzazione spirituale e fu il primo maestro ad abbandonare i metodi esterni che lui stesso aveva appreso con il Kung Fu Shaolin.

L’energia è unica ma è il suo uso che ne determina l’orientamento e le conseguenti opere.

(*)Occorre tuttavia tenere presente che la premessa è il passaggio da un mondo non manifesto (Wu Ji) ad un mondo manifesto (Tai Ji), che questa è la prima trasformazione “energetica” in assoluto e che il mondo manifesto porta con sé il “segno” del cambiamento.

 
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