Tempus fugit, il latino nelle meridiane: viaggio nella gnomonica e nella sciografia in compagnia di Vitruvio Pollione. Alberto Bordi PDF Stampa E-mail
Lunedì 14 Gennaio 2013 15:13

Il termine non è certamente di grande uso ma la gnomonica è molto più vicina a noi di quanto si possa pensare e può essere definita la tecnica di costruzione di quadranti solari correlata all’uso di uno gnomone, ossia dello stilo che con la sua ombra è in grado di fornirci con esattezza l’ora solare.

In questa tecnica o scienza che dir si voglia rientrano varie discipline tra le quali l’astronomia e la geometria, (combinate nell’astrometria), la trigonometria e la sciografia, ossia la scienza che studia le ombre.

L’intento di misurare il tempo rapportandolo alla posizione del sole fa parte integrante dell’esistenza umana: lo perseguivano le popolazioni della Mesopotamia, lo hanno inseguito con buoni risultati gli studiosi celtici, può considerarsi una piacevole attività dell’uomo moderno ancora oggi, in cui sembra tornato a nuova vita l’interesse per quei meravigliosi oggetti che sono gli orologi solari e le meridiane, spesso annoverabili come veri capolavori artistici. Ad essere precisi i due termini non sono sinonimi, in quanto la meridiana indica il preciso momento in cui il sole si trova a mezzogiorno (in meridie) mentre l’orologio solare consente di leggere tutte le ore.

 

La prima meridiana o quadrante solare sembra essere stata progettata intorno al 600 a.C. dal greco Anassimandro di Mileto ma nella latinità è Vitruvio Pollione, nel I secolo a.C, a tracciarne la fisionomia e l’utilizzo compiuto nel capitolo nono del trattato De Architectura.

Siamo nell’anno 9 a.C. quando l’imperatore Ottaviano Augusto decide di far costruire in Campo Marzio un gigantesco quadrante solare orizzontale, utilizzando come gnomone un obelisco egizio depredato ad Eliopoli che oggi si può ammirare in bella mostra in piazza Montecitorio a Roma (Horologium Augusti). Nella sfera bronzea che sormonta l’obelisco esiste una feritoia realizzata per far passare i raggi solari in prossimità del mezzogiorno.

Meridiane di grande pregio e di grande interesse storico-scientifico sono visibili in tutta Italia ed in tutto il mondo, soprattutto nelle piazze delle città d’arte. Il contesto naturale di meridiane ed orologi solari è costituito da piazze, giardini, palazzi storici o chiese ma esemplari di particolare attrattiva sono presenti anche in ambienti interni, ove si sfrutta la proiezione solare passante attraverso una fessura, il cosiddetto foro gnomonico. Veri capolavori si trovano nel Duomo di Milano, nella Cattedrale di Palermo, nella Basilica di San Petronio a Bologna, ove il foro gnomonica si trova a circa 27 metri di altezza, nel Duomo di Firenze e nella Basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma.

Costante di quasi tutte le meridiane è la presenza di frasi in latino legate al trascorrere del tempo oppure ad un auspicio di vita felice o migliore. Ne riportiamo alcune.

 

Diuturnus venit hospes sol”: ogni giorno viene (gradito) ospite il sole; Afflictis lenta: le ore passano lente per quanti soffrono; afflictis longa, celeres gaudentibus hora: lunghe sono le ore per chi soffre, veloci per chi gode; a solis ortu usque ad occasum: dal sorgere del sole fino al tramonto indico l'ora; carpe diem: prendi il giorno, profitta dell'oggi (Orazio); brevis hora est: breve è il tempo (Ovidio); da mihi solem, dabo tibi horam: dammi il sole, ti darò l'ora; discipulus est prioris posterior dies: il giorno che segue impara dal precedente (Publilio Siro); dum fugit umbra, simul fugit irreparabile tempus: mentre l'ombra fugge, irreparabilmente fugge il tempo; dum loquor, hora fugit: mentre parlo, l'ora fugge (Ovidio); ex oriente lux: la luce viene da oriente; festina lente: affrettati lentamente; fugit irreparabile tempus: fugge irreparabile il tempo; fugit hora,ora: l'ora fugge, prega; gaudium et luctum fero: porto la gioia ed il dolore; horas tibi serenas: ti siano serene le ore che tu trascorri; horas doceo: indico le ore; in horas: d'ora in ora (Orazio Flacco); lente hora, celeriter anni: passa lentamente un'ora, velocemente gli anni; lucem demonstrat umbra: l’ombra evidenzia la luce; meam vide umbram, tuam videbis vitam: guarda la mia ombra, vedrai la tua vita; nec qua praterit hora redire potest: l'ora passata non torna più; nemo mortalium omnibus horis sapit : nessun uomo è saggio a tutte le ore; sicut umbra dies nostri: come ombra passano i nostri giorni; silenter loquor: parlo in modo silenzioso; sine lumine pereo: senza luce scompaio; sol rex regum: sole re dei re; tempora tempore tempera: mitiga le sventure col tempo; tempus breve est: il tempo è breve; tempus edax rerum: il tempo divoratore delle cose (Ovidio); tempus fugit; tempus omnia dabit; tempus vincit omnia: il tempo vince ogni cosa; ultima forsan - forse [questa è] l'ultima [ora]; ultimam time: abbi paura dell'ultima [ora]; utere, non numera: metti le ore a profitto non le contare; utere, non reditura: approfitta[ne], [queste ore] non torneranno; velut umbra praterit vita hominis: come ombra passa la vita dell'uomo; veni, vidi, vale; vita fugit sicut umbra; vita in motu: la vita [è] nel movimento; vulnerant omnes, ultima necat: tutte [le ore] feriscono, l'ultima uccide; nescit occasum lumen ecclesiae: non conosce tramonto la luce della chiesa; transit umbra lux permanet: tramonta l’ombra ma la luce rimane; auspice coelum ut agricola: osserva il cielo come fanno i contadini; lux solis laudat deum: la luce del sole loda Dio. E se invece di una meridiana avete una fontana ricordate che “vitae laudem fons canit murmure suo” come è scritto in una bella fontana romana di Villa Borghese.