“Tra carte e scartoffie. Originale apologia letteraria del pubblico impiegato” di Luciano Vandelli, docente di diritto amministrativo all’Università di Bologna PDF Stampa E-mail
Sabato 04 Maggio 2013 13:10

 

 

Nel suo libro il noto esperto della amministrazione pubblica italiana parla della vena letteraria dei “travet” con Ermanno Cavazzoni, Marco Cammelli, Virginio Merola, Fabio Roversi-Monaco Coordina Mauro Alberto Mori.

«Un piccolo-grande monumento all’impiegato pubblico, al burocrate, al passacarte, e al grand commis. Al di là di tutti gli stereotipi un omaggio all’oscuro lavoro, di tanti, in tutti i paesi, in tutte le latitudini, in tante epoche». Così il ministro dell’interno Anna Maria Cancellieri, nella prefazione all’opera, aveva voluto rendere giustizia alle tante professionalità presenti ed operanti nelle amministrazioni pubbliche italiane, e non solo, fornendo un servizio prezioso alle collettività amministrate.

 

Il libro di Vandelli risulta in perfetta armonia con la linea concettuale che ha sempre ispirato il Co.Mi.Rap., fondata sulla assoluta convinzione che nel novero del macrocosmo della P.A. italiana  esiste una consistente rappresentanza di talenti artistici, in particolar modo nella componente letteraria, fisiologicamente più vicina all’arte dello scrivere, pressochè indefettibile in un bravo dipendente pubblico. L’esperienza della vita professionale vissuta al ministero dell’Interno ha fornito l’occasione per incontrare tanti apprezzabili artisti, magari relegati a misere mansioni quotidiane in ragione del loro profilo contrattuale ed in questo ridotti ed omologati, eppure brillanti ed apprezzabilissimi nella seconda componente della loro personalità. Va dato il giusto merito ad associazioni come il Co.Mi.Rap., la Prometeo Ricerca, l’ADMI, la Cassa Mutua, per aver ritagliato il doveroso spazio, con varie iniziative culturali, a queste componenti artistiche che spesso si accompagnano alla canonica figura del travet. In questo modo è stato possibile conoscere pittori, poeti, fotografi, scultori, musicisti, scrittori, giornalisti,caricaturisti, vignettisti ed altro ancora, in molto casi meritevoli di una platea e di un uditorio ben più ampio.

Citiamo, tra i tanti, il vignettista Enrico Biondi, alias Bio, il pittore Fabrizio Caporello emulo di Van Gogh, l’attore di teatro Marco Masolin, il pittore molecolare Giustino De Santis ed i tanti premiati nel campo della fotografia, della poesia e della letteratura dalla Prometeo Ricerca.

 

Zelanti o lavativi, capaci o perdigiorno incalliti, molti giganti della letteratura – da Gogol’ a Stendhal, da Svevo a Dickens – hanno indossato le «mezze maniche» del pubblico impiegato, vivendo la quotidianità di quel mondo fatto di mediocrità e routine, ma dal quale hanno tratto linfa  per descrivere personaggi, ambienti  e situazioni che hanno ispirato le loro opere. Le pagine di questo libro hanno il pregio di riportare vicende, ora tristi ora divertenti, spesso surreali, di scrittori e di personaggi immaginari accomunati dal medesimo destino impiegatizio, seguendo le tracce del rapporto tra letteratura e burocrazia in luoghi, culture, epoche, generi assai distanti: dalla Francia alla Russia, dalla Mitteleuropa alla letteratura anglosassone, dai nostri Travet e Policarpo sino alla spy-story e alla fantascienza. E svelando anche legami inconsueti, come quelli tra Balzac e Marx, tra Kafka e Weber o, ancora, tra Tolkien, Asimov e i politologi.

 

Luciano Vandelli insegna Diritto amministrativo nell’Università di Bologna. Ha compiuto varie esperienze nell’ambito delle pubbliche istituzioni, di recente come membro del Consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa. Tra le sue pubblicazioni con il Mulino: «Sindaci e miti» (1997), «Devolution e altre storie» (2002), «Il governo locale» (20052), «Psicopatologia delle riforme quotidiane» (2006), «Il sistema delle autonomie locali» (20114).