Eleganza ed originalità, la figura del Dandy di Giorgio Aquilanti PDF Stampa E-mail
Venerdì 04 Luglio 2014 13:50

 

Anche Kierkegaard nel “Diario di un seduttore”, che fa parte dell’opera Aut-Aut pubblicata nel 1843, descrive  la seduzione parlando di Johannes, un uomo che si nutre del piacere e della bellezza del mondo, seguendo regole e dogmi da lui fissati, in spregio ad ogni principio della morale comune.

 

Il movimento dandy, o dandysmo, fu un movimento culturale legato principalmente al linguaggio, all'abbigliamento, all'eleganza e all'originalità; nato in Inghilterra alla fine del XIX secolo si sviluppò  in Francia e in seguito nel resto del mondo.

 

Il dandy  rappresenta una figura molto complessa e intrigante ,un uomo dall'andatura preziosa, originale e ricercata e dal linguaggio scelto che tende a vivere circondato solo da Arte e Bellezza. Egli  cerca di fare di sè stesso un'opera d'arte, in tutti i sensi e tutta la sua vita è dominata da un sublime desiderio di essere sempre proiettato verso la Bellezza che persegue  con  pose innaturali,  ricercatezze,  raffinatezze, occasionali snobismi, piccole nevrosi. Il dandy ricerca la bellezza, ma non subisce mai la moda:  amante di  tutto quanto è démodé indossa abiti molto aderenti, o al contrario, molto ampi;  indossa un fiore all'occhiello che simboleggia sia il suo amore per il decorativo sia l'idea che ha della vita poichè il fiore nasce dalla terra, dal fango, ma poi si innalza verso l'alto, bellissimo ma delicato.Il dandy si distacca con orrore dalla vita comune, dal contatto con i ceti inferiori e dalla volgarità di una società che si lascia dominare soltanto dal profitto e dal benessere economico. Egli è colto, edonista, amorale, insoddisfatto ed egoista, disimpegnato dalla politica e dagli affari. Baudelaire  scrive che la caratteristica distintiva della bellezza del dandy consiste soprattutto in un'aria di freddezza, derivata da un'irremovibile determinazione a non essere coinvolto. La vita del dandy è, per certi versi, un continuo gareggiare contro la morte e se questa non arriverà per vie naturali, allora sarà lui stesso a scegliere il momento che giudicherà più opportuno per porre fine alla propria esistenza, con la maggior grazia possibile, preferendo metodi poco brutali come l'oppio, il gas, il veleno.

Il precursore del dandismo a Londra è considerato George Bryan Brummel nel periodo che va  dalla seconda metà del Settecento, alla prima metà dell'Ottocento: egli disegna i propri vestiti inventando taglio, modelli ed accessori tra i più stravaganti, diventando il dandy e la figura più emblematica maggiormente nota in quegli anni. Questa e’ l'epoca del dandy classico spesso ricco, ma mai ricchissimo, che non lavora assolutamente, e non fa altro che mostrarsi in società ed ostentare il proprio fascinoso senso estetico. Dalla seconda metà dell'Ottocento alla fine dello stesso secolo il dandismo si diffonde presto anche in Francia, in particolare a Parigi, con Baudelaire. La figura del dandy subisce l'influenza di quella del bohémien. Si diffonde tra i dandy francesi soprattutto la moda dell'abito ampio e nero e in generale l'utilizzo del colore scuro. Dalla seconda metà dell'Ottocento ai primi decenni del Novecento si sviluppa il dandismo della Decadenza, fastoso e piuttosto eccentrico, rivoluzionario nei confronti del potere borghese vittoriano che ha come figura protagonista Oscar Wilde. Dai primi anni del Novecento agli anni Sessanta circa è il periodo di Jean Cocteau. In America si fa strada il dandismo adolescenziale di Francis Scott Fitzgerald, coi romanzi Il grande Gatsby e Al di quà del paradiso. I dandies moderni passano inosservati tra la folla, e, incontrandosi, si riconoscono,e si levano il cappello. Dagli anni Sessanta fino ad oggi è il periodo di un certo dandismo eccentrico, da spettacolo, portato avanti dallo scrittore Tom Wolfe, americano, e dall'italiano Carmelo Bene, famoso teatrante, fiero e malinconico.

KIERKEGAARD : DIARIO DI UN SEDUTTORE

Anche Kierkegaard nel “Diario di un seduttore”, che fa parte dell’opera Aut-Aut pubblicata nel 1843, descrive  la seduzione parlando di Johannes, un uomo che si nutre del piacere e della bellezza del mondo, seguendo regole e dogmi da lui fissati, in spregio ad ogni principio della morale comune. La seduzione è la sua arte, fatta di strategie sapienti e di armi solo apparentemente ordinarie: attraverso parole, gesti, silenzi, sguardi, finte casualità, il vero seduttore mette in atto una vera e propria ‘guerra’ dei sessi. Sedurre una donna significa, per lui, riuscire ad esercitare un’influenza spirituale. Il protagonista del racconto infatti è una persona molto razionale ed analitica .Una persona che elabora molti calcoli prima di agire, che cerca di dominare la mente di una donna con mosse studiate precedentemente a tavolino. Un gioco insomma che si può definire come astuto, elegante e particolarmente raffinato. E questa non è impresa da poco: “bisogna sempre studiare, prepararsi, tutto dev’essere predisposto”.“Ecco come s’incomincia. Si neutralizza la sua femminilità con l’ironia” – scrive Johannes – la si destabilizza cambiando continuamente strategia, creando confusione, alternando sentimento e distacco, prestandole attenzione e poi mostrandosi indifferenti, irritanti, e poi di nuovo interessati. La donna deve sentirsi turbata, smarrita, del tutto disorientata.  Quando una ragazza è turbata, si può osare con successo quello che altrimenti fallirebbe”. Perché la strategia del disorientamento porti i suoi frutti, il vero seduttore deve giocare sull’effetto sorpresa: “a saper sorprendere, si vince sempre la partita. Le energie dell’avversario, infatti, vengono momentaneamente annullate, cosicché esso non può reagire”.Una volta che venga ridestata la sua femminilità è a quel punto che la donna viene portata al massimo della tensione;“ella la oltrepasserà, e la sua femminilità raggiungerà un’altezza sovraumana”. A quel punto, sarà la donna stessa a donarsi con passione totale. Ma la soddisfazione dura un istante. Raggiunto lo scopo, l’obiettivo successivo è quello di troncare rapidamente la relazione: una volta che la donna è caduta nelle trame del suo sottile gioco, Johannes le da il colpo di grazia lasciandola di colpo e senza alcuna spiegazione .  “Conquistare l’anima di una ragazza è un’arte, sapersene liberare è un capolavoro”. Il piacere estremo sarà dunque puramente narcisistico e consisterà nell’estatica contemplazione della riuscita perfetta della sua impresa. Dopodiché, Joahnnes  può passare ad un'altra preda: un'altra donna che caschi per mezzo del suo inganno in un vortice dal quale non vi è più via d'uscita . I suoi mezzi quindi sono particolarmente celati dietro un comportamento molto "mentale" quindi ragionato e che poco ubbidisce alla cosiddetta componente istintiva. Tutto in Johannes da l'idea dell'uomo calcolatore e razionale. Egli si potrebbe paragonare ad un giocatore di scacchi che sapientemente studia le mosse per poter battere il suo avversario ( in questo caso chiaramente il suo avversario è rappresentato dalla donna ).