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Passeggiate romane: la saggezza latina scolpita sulle facciate delle palazzine d'epoca. Di Alberto Alfieri Bordi PDF Stampa E-mail
Martedì 10 Aprile 2012 13:56

Francobollo SapienzaCittà universitaria e dintorni.

Roma, è noto a tutti, può definirsi un museo a cielo aperto, tante sono le bellezze da ammirare anche nel corso di una semplice passeggiata.

Per gli amanti del latino poi la città eterna è anche un libro aperto e le pagine sono le pareti stesse dei palazzi che si incontrano, i quali, apparentemente muti, offrono sprazzi di saggezza millenaria attraverso scritte ed aforismi incisi nella lingua di Cicerone.

E quante verità e quanta storia dietro quelle incisioni, talvolta non distanti da insegne pubblicitarie moderne dai contenuti ben più effimeri! Questa singolare passeggiata prende avvio da un luogo di cultura per eccellenza, l'università. All'ingresso della "Sapienza", versante piazzale Aldo Moro, sul portale d'accesso campeggia questa scritta "Vetus studium urbis quod per tot hominum saecula magna gloria floruit anno MDCCCCXXXV in hanc sedem romana magnificentia dignam traslatus est" che ci riporta alla storia di quello che oggi è l'ateneo più grande d'Europa. Nel 1303 Benedetto Caetani, salito al soglio pontificio con il nome di BonifacioVIII fonda lo Studium Urbis, l’Università di Roma, che viene collocata fuori dalle mura vaticane, precisamente in Trastevere. Lo Studium Urbis acquista man mano importanza e prestigio tanto da ricevere, dal 1363, dalla città di Roma un contributo stabile. Nel 1431 papa Eugenio IV, per dare all’università una struttura più articolata provvede all’acquisto di alcuni edifici nel rione Sant’Eustachio, tra piazza Navona e il Pantheon, proprio nell’area dove sorgerà duecento anni dopo l’edificio della Sapienza. Nel 1660 lo Studium Urbis si trasferisce nella nuova sede, il palazzo in Corso Rinascimento che prende il nome di Sapienza dall’iscrizione posta sopra il portone principale: initium Sapientiae timor Domini. Presso quella sede prestigiosa, che oggi ospita l’Archivio di Stato, nel 1670 viene fondata da Alessandro VI Chigi la biblioteca Alessandrina. Due secoli dopo l'Italia è immersa nello spirito europeo e il ministro dell’Istruzione del nuovo Stato è Terenzio Mamiani, filosofo e intellettuale di altissimo livello. Con la sua azione, la Sapienza avrà modo di aprirsi in senso laico alle nuove correnti del pensiero moderno. Il regime fascista, che considera l’università e la scuola luoghi privilegiati per la propaganda di regime, imporrà nel 1931 a tutti i docenti l’obbligo di un giuramento di fedeltà al duce pena la sospensione dall’insegnamento per chi avesse rifiutato. Su 1200 professori italiani solo dodici avranno il coraggio di opporsi rifiutando il giuramento. Tutti e dodici perderanno il lavoro. Gli altri si piegano e il regime li ricompensa edificando una prestigiosa città universitaria: la nuova sede, progettata da Marcello Piacentini, inaugurata nel 1935 con cerimonie grandiose alla presenza della famiglia reale.

Sul lato interno dell'università, un'altra scritta percorre l'intero portale di uscita: "Haec sedes musis sacra musae adulescentiam alunt senectutem oblectant secundas res ornant adversis perfugium praebent virtutes omnes utilitatesque procreant homines informant ad humanitatem". Pochi passi fino alla statua della Minerva (da non guardare prima degli esami se non si vuole rischiare una imprevista bocciatura), ed ecco sulle candide facciate delle facoltà di giurisprudenza e di lettere un'altra incisione, piuttosto lunga, che celebra il valore della ricerca della verità: "in primis hominis est propria veri inquisitio atque investigatio doctrina eadem videtur et recte faciendi et bene dicendi magistra". Lasciata alle spalle la "Sapienza" con le sue undici facoltà, gli oltre 60 dipartimenti, i ventuno musei e le oltre cinquanta biblioteche, ci dirigiamo verso largo Morgagni, di fronte al Policlinico, clinica di ostetricia. Qui, all'incrocio con via Lancisi su una originale palazzina dei primi anni Trenta si legge una scritta che non appare molto rispettosa del ruolo della donna. Infatti traducendo "viris labor mulieribus munditia conveniunt" si comprende come "all'uomo si conviene il lavoro, alle donne i lavori domestici", con l'aggiunta dell' "ubi est amor felicitas" che, a questo punto, sembra perdere gran parte del suo valore. Proseguendo su via Morgagni fino a raggiungere l'incrocio con via Regina Margherita, sulla meridiana sporgente da una palazzina, si può osservare una dicitura benaugurante "Perpetuo vobis hora beata fluat", come a dire che il tempo scorra per voi beatamente per sempre. Il percorso verso la stazione Termini impone una breve sosta nella Piazza Confienza ove, all'ingresso di un bel portone d'angolo si legge a grandi caratteri "Floret concordia domus" ossia la casa fiorisce con l'armonia. Andando in direzione piazza Fiume, si percorre via Volturno; qui al civico n.7 c'è un piacevole saluto, carico di quell'ospitalità che rendeva inscindibili la struttura di una casa e la personalità di chi l'abitava: "hic hospes tibi laeta domus iucunda salubris purior". Per oggi il viaggio è finito, cursum perficio, come dicevano i latini alludendo alla fine del percorso terreno. Non molti sanno che questa dicitura, titolo di una bellissima canzone di Enya, è l’iscrizione profetica, posta su una mattonella all’ingresso della casa di Brentwood, che fu l’ultima dimora di Marilyn Monroe e dove l'attrice venne trovata morta nell’agosto del 1962.

 
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