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Una gita a La Scarzuola (TR). Niente di immaginabile nella visita alla città-teatro edificata da Tomaso Buzzi, tra architettura eclettica e tasselli di filosofia fuori controllo. Di Alberto Alfieri Bordi PDF Stampa E-mail
Sabato 23 Giugno 2018 06:50

 

 

 

Le emozioni che procurano la meraviglia e lo stupore sono tra le più gradite all'animo umano ed allora ben venga una gita a questa città- teatro, immersa magicamente nella intensa vegetazione di una zona incontaminata  della provincia di Terni, in realtà non distante da Perugia.

 

 

In più di una occasione abbiamo conosciuto il mondo dei parchi a tema, di solito creati ad arte per sbalordire il visitatore e trasportarlo in una dimensione naif, carica di suggestioni oniriche,  fornite  spesso da ambientazioni artefatte,  indotte da giochi d'acqua, da monumentali figure antropomorfe oppure  da valorizzazioni esemplari della natura dei luoghi, il tutto condito da storie ed aneddoti di personalità speciali, che hanno avuto il singolare merito di dedicare gran parte della loro vita alla realizzazione di questi progetti, spesso imponenti, quasi impensabili e irrealizzabili se rapportati  all'impegno di una sola persona. Ci vengono  in mente il parco dei mostri a Bomarzo (Viterbo), i giardini La Mortella a Ischia, anche se l'esempio più conosciuto, a livello internazionale, è quello  denominato del Facteur Cheval, un postino-scultore vissuto tra il 1836 ed il 1924 in Francia, il quale dedicò oltre 33 anni della sua vita a costruire "il palazzo ideale" a Hauterives, incredibile ed apprezzata sintesi rielaborata di tutti gli stili artistici della storia umana, realizzata  utilizzando pietre e materiali raccolti nel corso di tutta la sua esistenza.

La nostra gita di break-routine ci conduce nella minuscola frazione di Montegiove del comune di Montegabbione, nella riserva della Scarzuola, che prende nome dalla  scarza, una pianta palustre che, secondo la leggenda, San Francesco avrebbe utilizzato per costruire nel 1218 una capanna, nei pressi della quale aveva piantato una rosa ed un alloro e da cui,  pare, sarebbe sgorgata  miracolosamente  acqua da una fontana.

Per raggiungere questo posto particolarissimo, partendo dalla capitale,  è necessario  prendere l'autostrada Roma-Firenze ed uscire a Fabro, per poi dirigersi a Fabro Scalo, quindi arrivare a Montegabbione, dove, non lontani dal ristorante Il Peperoncino (consigliato per la carne e le specialità umbre) e poi a Montegiove (1 Km oltre, bivio sulla destra), si deve prendere la strada bianca. Si tratta di una strada sterrata piuttosto stretta che, dopo pochi chilometri (senza incontrare essere vivente), vi condurrà ad uno spiazzo adibito a parcheggio, a pochi metri dal cancello di ingresso del  convento francescano. Dopo circa 150 chilometri di tragitto automobilistico, in questo luogo  il vostro sguardo si perderà in colline di un verde intenso con una vegetazione che in alcuni tratti appare lussureggiante ed inestricabile.

Proprio in questo luogo, negli anni cinquanta l’architetto e paesaggista milanese Tomaso Buzzi, (1900-1981) docente al Politecnico lombardo acquista alcuni ettari di terreno, comprensivi del convento, e partorisce il progetto di una città-ideale, sogno di tutti gli architetti, nel quale riversare il suo sapere professionale, le sue proiezioni artistiche ma soprattutto la sua filosofia di vita, che trasuda in ogni componente tufacea del suo capolavoro.

Dopo aver lasciato l'affascinante spazio conventuale, si entra finalmente  nella città-teatro che comprende il Teatro delle Arnie, il Teatro della Torre, il Teatro sull'acqua, il Patio tondo, il Patio infinito, il Teatrino sportivo e, infine, il Teatro dell'Acropoli, che domina tutto il paesaggio. Sette i monumenti  che affiorano, spesso mimetizzati, qua e là tra prospettive di assoluto impatto: il Colosseo, il Partenone, il Pantheon, l’Arco di Trionfo, la Piramide, la Torre Campanaria e il Tempio di Vesta. Si tratta di una scenografia imponente, mistilinea, originale, sedimentata, intrigante, che il Buzzi lasciò volutamente incompiuta. Alla sua morte i lavori proseguirono grazie all'erede e nipote, quel Marco Solari che, oggi, con assoluta originalità, voli pindarici di matrice filosofica e stravanti asserzioni su ogni aspetto dell'umana esistenza, accompagna i visitatori lasciandoli esterrefatti,  incantati, confusi e stralunati al tempo stesso. Il percorso con cotanta guida, che non lesina richiami all'Omfalòs, agli alieni, ai miti greci, alla latinità più colta, al Borromini e al Palladio, alla Hypnerotomachia Poliphili di frate Colonna, a Filarete, a Jung ed a tanti altri ancora , diventa unico ed irripetibile, sollecitato da una variegata scenografia in pietra ove tutto è simbolo, tutto ha significati inespressi o criptati, tanto da essere  considerato da alcuni un iter di iniziazione.

Nella città buzziana  neo manierista vi sono poi, in un misto tra sacro e profano, "tra vuoto e pieno, tra luce ed ombra, tra diritto e rovescio", numerose scalinate come la scala musicale delle sette ottave e la scala di Giobbe, sagome di ninfe, bassorilievi di mostri, tracciati labirintici, simboli  astrali, scritte latine (Amor omnia vincit), colonnati e pergolati, perfino una versione del bovolo veneziano (palazzo Contarini) incassata tra edifici di difficile catalogazione. E mentre ogni pietra stimola il visitatore e lo avvicina  al regista di tutto questo nel segno e nel sogno della creatività più libera, i precetti Steineriani e la dissertazione filosofica estemporanea della guida, talvolta prodiga di risposte secche (o seccate), di tenore lapidario, crea uno strano rapporto tra l'incontenibile ed incontestabile accompagnatore  ed il gruppo di turno dei visitatori. Un legame atipico ed inimmaginabile per chi ha pagato un biglietto di 10 euro (da corrispondere esclusivamente in CONTANTI, come appare a grandi caratteri anche su Google map) per conoscere la storia della città buzziana e di un progetto che, ancora una volta, premia il talento fantascientifico della razza italiana.

 

La Scarzuola è una casa privata, è obbligatorio prenotare il giorno e l'ora della visita (di solito si effettuano alle ore 11 e  alle ore 15,30)  chiamando allo 0763/837463 e scrivendo a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. . La visita dura circa due ore.

All'ingresso vi accoglierà mister Solari che vi consegnerà una locandina  ed un biglietto numerato con la dicitura " Un volo di fantasia pietrificato. Echi e riflessi fuori dal tempo e dallo spazio. Tomaso Buzzi. Un vaso di silenzio. Un trionfale inno al creato e alla creatura."

Le ninfee adagiate sulle acque delle vasche monumentali, la gigantesca donna dalle "poppe rigide", i colonnati spiraliformi o le fauci di mostri in perfetto stile Bomarzo sono solo alcuni passaggi di una visita fuori dai canoni, perchè a dominare la scena è comunque lui, il Solari, il valore aggiunto di una passeggiata carica di valori culturali, sconvolti e centrifugati da sequenze  filosofiche liberate e stimolate da ogni pezzo di tufo della Scarzuola.

Il sito de La Scarzuola

Dicono che si mangia bene a: Il Peperoncino a Montegabbione via G. Amendola 50 il più vicino alla Scarzuola; da Peppe e Angelino a san Venanzo a 8,6 km da Scarzuola; l'Ape Regina a Monteleone d'Orvieto; la locanda di Desideria a Fabro (circa 5,4 km. da Scarzuola); l'agriturismo il Colombaio a Montegabbione.

 

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