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STORIA DELLA AMMINISTRAZIONE PUBBLICA ITALIANA, rubrica a cura di Alberto Bordi. Le generazioni di impiegati pubblici e privati in circa centoquaranta anni di storia italiana PDF Stampa E-mail
Lunedì 03 Febbraio 2020 14:25

 

Recensione del libro " Impiegati" A cura di Guido Melis - Rosenberg & Sellier. L’Italia, definita in passato terra di eroi, di santi e di navigatori, oggi, se si tiene conto dei circa  quattro  milioni  di dipendenti pubblici e privati che si muovono nel cosmo impiegatizio,  potrebbe  a ragion veduta essere definita anche terra di impiegati.

 

Certamente analizzare d’un colpo  il mondo impiegatizio  dall’unità d’Italia  ad oggi, attraverso l’epoca del travetismo fin de siecle , l’età Giolittiana, il ventennio fascista, gli anni delle grandi riforme amministrative fino alla fase attuale  dell’informatizzazione, è un impegno che solo un profondo conoscitore della  storia istituzionale italiana , come Guido Melis  può affrontare senza incappare  in luoghi comuni o in facili atteggiamenti di stampo manicheo.

L’approccio con una materia così complessa  da parte del docente  di storia dell’amministrazione pubblica dell’Università di Roma “la Sapienza” si caratterizza principalmente  per non limitare  la sua indagine al  mondo impiegatizio in senso stretto, nella collocazione lavorativa,  ma per analizzare  il ruolo di questa genìa di lavoratori  anche nel contesto sociale. Mirabile la descrizione dei  travet  piemontesi  del periodo post-unitario, presentati perfino nella singolare postura  e nei comportamenti che questi solevano assumere nei caffè di piazza San Carlo a Torino. Suggestive anche le pennellate, precise e  dettagliate, sulla giornata tipo del ministeriale romano di fine secolo . Accanto alle parole chiave  che segnano le “carriere” degli impiegati italiani (diligenza, assiduità,  decoro, obbedienza, puntualità, abnegazione),  Melis riesce ad individuare, ministero per ministero,  le peculiari tipologie degli abitatori  di ogni palazzo del potere, dal Viminale alla Farnesina, dalle Finanze ai Lavori Pubblici.  L’ introduzione  all’opera, a firma di Angelo Vari,  avvicina il lettore ad una realtà  amara ma incontestabile del rapporto tra opinione pubblica e pubblico dipendente, ossia quell’atteggiamento di sufficienza, spesso di vero disprezzo, che, fin dal 1861, ha accompagnato il mondo dei travet, aggettivato spesso come  “disvalore” e come “apparato mai sfiorato dalla modernizzazione”.  Il presentatore dell’opera, sicuramente contrario al pressappochismo  di tali  giudizi, riporta tutta una serie di commenti, critiche ed apprezzamenti che hanno etichettato in varie epoche i lavoratori dei grandi palazzi ministeriali, tirando in ballo  anche il cinema italiano sul tema (sempre avaro di personaggi al positivo e prodigo invece di figure “Fantozziane”), e lasciando intendere di preferire posizioni meno rigorose, per poi  chiudere la parte introduttiva con un amletico “meglio molti e sottopagati o pochi e ben pagati?”

Sabino Cassese, docente universitario di diritto amministrativo, in passato ministro per la Funzione Pubblica,  propone, nelle pagine di “Impiegati” una chiave di lettura originale  sul tema, articolata in una bipartizione tra elementi di continuità  ed elementi di frattura  nella storia novecentesca del pubblico impiego italiano.  In quest’ ottica  sono delineati con rigoroso realismo  gli eventi ed i caratteri che hanno segnato questa storia al servizio delle istituzioni, dai fenomeni della meridionalizzazione, della sindacalizzazione al più recente della privatizzazione, dal culto del posto fisso al mito della laurea, fino all‘auspicato processo di  modernizzazione di un “mondo gnomo” per anni refrattario alla crescita ed alla evoluzione.

Ma gli impiegati non sono solamente pubblici e, ad introdurci nel mondo dei colletti bianchi (per distinguersi dai colletti blu degli operai delle fabbriche, dediti ad attività non pulite) è Giovanna Tosatti, che presenta la realtà socio-lavorativa dei dipendenti privati dei settori assicurativo, bancario ed industriale. La mancanza di un’identità di tali lavoratori, pochi e meno organizzati sindacalmente, e la conseguente debolezza rispetto ai datori di lavoro, lascia progressivamente   il posto, attraverso faticose conquiste,  al raggiungimento di uno status che, sotto il profilo economico, risulterà per la gran parte dei casi  superiore a quello dei colleghi “pubblici”, più tutelati e meno retribuiti. Lo statuto dei lavoratori del 1970 rappresenterà una pietra miliare nel percorso   intrapreso dal legislatore e dalle forze sociali  per garantire agli impiegati “privati” una crescente tutela rispetto allo strapotere dei datori di lavoro.

Patrizia Ferrara ci accompagna invece in un viaggio  attraverso il tempo, dal 1863 al 2002,  in compagnia delle donne”impiegate”, in origine fortemente penalizzate, discriminate e spesso assunte sulla  sola base di un’ancestrale forma di assistenzialismo. Lasciati alle spalle gli anni della grande guerra e del fascismo, si arriva  con fatica alla “par condicio”, poi al boom delle impiegate negli uffici pubblici, fino allo storico sorpasso sugli  uomini nell’anno 2000 ed alla successiva assunzione di incarichi di grande prestigio. Eppure un provvedimento dello stesso anno  2000 prevedeva il vincolo del nubilato  per l’accesso delle donne ai ruoli delle forze armate, disposizione dichiarata  poi illegittima dalla Corte Costituzionale.  Il capitolo dell’opera dedicato alla  privatizzazione del pubblico impiego  ripercorre le tappe  che hanno portato, con la legge 421 del 1992 e  con il  decreto legislativo 29 del 1993,  ad un evento epocale per l’intera pubblica amministrazione italiana,, ossia la contrattualizzazione del rapporto di lavoro  dei dipendenti degli enti pubblici.

L’evento rompe profondamente con il  passato e  costituisce una pietra d’angolo per lo status del personale pubblico che con la nuova normativa viene ad essere disciplinato non più dalla legge ma dai contratti collettivi  mentre la competenza a dirimerne il relativo contenzioso  con la P.A. passa dal giudice amministrativo al  giudice ordinario del lavoro.

In una pubblicazione a carattere storiografico come “Impiegati” la parte dedicata alle fonti ed alla bibliografia  non è mai marginale ed anzi riveste  una importanza di assoluto rilievo, soprattutto in una materia  come la storia dell’impiego italiano ove non esiste una specifica e solida tradizione. E’ per questo che risulta di sicuro interesse  trovare nella bibliografia dell’opera testi di carattere giuridico e sociologico spesso a firma di personaggi di primo piano della storia istituzionale italiana.

 
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