Seleziona la lingua

Italian English French German Greek Portuguese Spanish

Pagina 30. Rubrica a cura di Eva Bellacicco. Philippe Besson “ E le altre sere verrai?” PDF Stampa E-mail
Giovedì 04 Aprile 2013 18:35

 

 

 Una domenica di settembre, a Cape Code si giocano i destini di tre persone davanti al bancone di un bar. Dall’altra parte di questo c’è Ben, il barman. La storia è tutta qua. Le esistenze di Louise, Norman e Stephen si ritrovano tra le loro parole,

nel silenzio di quel locale affacciato sulle burrascose coste del New England, nello spazio di un pomeriggio che volge all’autunno.

E allora? Cosa ci racconta l’autore Philippe Besson, 46 anni nato a Parigi, in questo “E le altre sere verrai?”( titolo originale “L’arrière saison”) , vincitore del Grand Prix RTL-Lire 2003?

Essenzialmente della suggestione che un quadro può far scaturire in un interessato osservatore.

Il quadro in questione è “Nighthawks” (“Nottambuli”)di Edward Hopper, poeta della luce elettrica in ambienti muti, e la suggestione è la tentazione di aggiungere sentimenti e storia a enigmatiche sagome umane trattate con dense pennellate. E così la donna è Louise, il barman è Ben e sono legati da antica amicizia. Tra questi, le vite di Norman e Stephen legate da forti e contrastati sentimenti alla donna.

L’impianto è teatrale ma con poche righe di conversazioni che ricreano l’immobile, sospeso silenzio del quadro, appena interrotto dai cigolii delle porte del bar e dal tintinnar di bicchieri.

Mantenendo, pertanto, la stessa atmosfera dell’opera, lo scrittore sperimenta un linguaggio narrativo che ha molto della pièce teatrale, ma una pièce avara di parole e movimento scenico perché fedele traduzione di quanto il pittore in origine ha voluto raccontarci

E lo fa con una puntualità e una corrispondenza tali che porterebbero a sollevare gli occhi dal libro per posarli sul quadro, per avere conferma che quanto si legge nel primo, si veda nel secondo, nell’ipotesi condivisa col lettore che quanto si racconta sia una delle verità possibili.

 

…”Al Phillies, tutto procede al rallentatore. I rumori sono attutiti. Non si sente niente o quasi niente dell’agitazione all’esterno, dei residui della fretta estiva, degli ultimi sauaaulti di un fine settimana assolato. La calma interna si oppone al frastuono  esterno. Il vuoto del bar contrasta con il pieno delle strade adiacenti. Ma tant’è: Il Phillies è un po’ fuori mano, alla gente non piace camminare e preferisce starsene in centro., vicino ai negozi. E poi, come dichiara Ben :” Phillies ha una clientela di habitué”, persone che cvengono durante la settimana. I turisti, che brutta razza! Ovvio che, adesso, al momento, non avrebbe nulla in contrario a un cliente supplementare o due. Perché, be’, con Louise e Stephen soltanto, ci si sente come in un’opera teatrale minimalista…

“Rachel non ti ha accompagnato a Hyannis?”

“Rachel e io ci siamo separati.”

Louise incassa la notizia come un pugno allo stomaco che le mozza il fiato , che l’avrebbe messa in ginocchio se fosse stata in piedi.  Cerca l’aria all’interno della gola.

Si domanda se si vede che il sangue le pulsa contro le tempie, che un sudore gelido le cola lungo la spina dorsale, che la mano che regge il Martini è colata da tremito che la costringe a posare il bicchiere sul bancone. Dallo sguardo sgomento di Ben capisce che si dev’essere notato. E’ sull’orlo dello svenimento.

Dunque Rachel Townsend, nata Monroe, si è separata dal marito. Louise avrebbe molto da dire a proposito di Rachel ma, finora, si è sempre vietata di farlo. Non una volta, in pubblico, ha menzionato il suo nome. Nemmeno i suoi amici più intimi gliel’hanno mai sentito pronunciare. Un giorno, ha deciso di farne un argomento tabù, di mettere una cappa di piombo sulla sua esistenza, e vi si è attenuta con un rigore esemplare. Nemmeno Ben ha mai raccolto la minima confidenza in proposito. Nel suo intimo. Louise sa che quel mutismo le era indispensabile, che le ha permesso di sottrarsi alla pura e semplice follia.

Era stata presentataa Rachel fin dall’inizio della sua storia con Stephen. Rachel era una “comparsa” di Harvard, figlia di un banchiere cittadino, il suo doppio sotto molti aspetti: educazione rigorosa, eleganza raffinata, intelligenza di qualità, discreto senso dell’umorismo. Era diventata di qualità, discreto senso dell’umorismo. Era diventata qusi subito un’amica della coppia, e una habitué dell’appartamento di Union Street. Louise ricorda di essere andata spesso a far spese con lei, di averle confidato i suoi segreti come si fa soltanto tra donne, di averla messa a parte dei dubbi, delle sue paure, delle sue speranze, tanto a proposito del teatro, quanto del suo fidanzato o ella vita in genere. Non aveva mai pensato che Rachel potesse essere una rivale.”

 

 

Condividi l'articolo su...

FacebookMySpaceTwitterDiggGoogle BookmarksRedditNewsvineTechnoratiLinkedinMixx

Multimedia

Seguici anche su...

Banner
©Comirap 2012. Direttore editoriale Alberto Bordi, Webmaster Massimo Geria