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Pagina 30 Rubrica di Eva Bellacicco. “La sapienza dei pistacchi” di Paolo Bannetta PDF Stampa E-mail
Martedì 04 Febbraio 2014 08:35

 

A raccontare di un omicidio consumato tra San Francisco   e l’Arizona è uno scrittore per passione, che presta servizio presso la Questura di Roma………………

 

 

Introdotto dal  titolo accattivante  “La sapienza dei pistacchi”,   il libro di  Paolo Bannetta ,di professione dipendente della Questura di Roma e per passione scrittore,  ci conduce in quella parte dell’America tra San Francisco e  i canyon dell’Arizona, che fa da sfondo  ad una storia  a sua volta  scenario  di un  omicidio, la cui soluzione è affidata al commissario Sam Falco, goloso estimatore  del frutto citato nel titolo.

A buon diritto il libro  si può definire un giallo: i personaggi hanno luci ed ombre,  le vicende  si aggrovigliano, le testimonianze si intrecciano sotto  gli occhi del lettore e la storia ha un aspetto “noir” . Ma al ritmo febbrile dell’indagine  si alternano, a beneficio del racconto,  sospensioni e rallentamenti del tempo narrativo che   permettono un dilatamento temporale in cui calare le  storie personali dei  numerosi protagonisti che via via si aggiungono alla vicenda, mantenendo alta l’attenzione e   determinando maggiore coinvolgimento emotivo del  lettore. Al delitto iniziale, quindi,  che si svelerà nel corso del racconto essere solo un  tassello di una  realtà molto complessa,  l’autore sovrappone, con quest’abile costruzione narrativa, l’interesse per  una plausibile  complessità psicologica di ognuno dei protagonisti e opera, fin dall’inizio, una distinzione  tra i buoni e i cattivi, riservando ai primi una vita emotiva ricca, sebbene dolorosa, mentre i secondi vengono consegnati alla loro superficialità, schiavi della passione e dei sensi.

Su  tutti dominano le figure dei due primi attori  Annie e Sergio, giornalista lei giocatore di baseball lui, ai quali il fato ha chiesto una rinuncia e il destino ha concesso un  “imprevisto e una probabilità”. Per ammissione dell’autore, nell’ultima pagina del volume, un suo viaggio  nelle suggestive terre dei canyon lo ha spinto a promettere una storia che di tale suggestione tenesse conto. E la promessa l’ha mantenuta, perché sembra verosimile che vite vissute  in quelle terre avvolte e agitate dal vento, siano anch’esse mosse da una forza invisibile e ineluttabile.

 

“Mille luci brillano prima dell’ingresso per circa cento metri. Un susseguirsi di auto in fila indiana sfilano nei piloty dell’albergo, il “Gran Royal” di San Francisco. Si fermano e l’elegantissimo maestro di cerimonie apre la portiera. Signore imbrillantate, impossibili  pettinature, finti sorrisi e gridolini di apprezzamento delle giovani spettatrici ai lati del cordone di sicurezza, scatti dei flash. Il presidente della federazione unita di baseball degli Sati Uniti quella sera ha organizzato un galà di beneficenza per la solita pubblicità in occasione della sua terza rielezione “mafiosa” a capo indiscusso dell’organizzazione. Personaggi dello spettacolo, del mondo politico e dello sport americano e non solo sono invitati per un  banchetto lussurioso piazzato nel ristorate centrale. Un tavolo che si snoda per tutto il perimetro della sala. In fondo alla parete centrale, alle spalle del presidente, c’è una fessura posta in evidenza dalle luci blu intermittenti su una finta parete di cartone dietro la quale un contenitore cilindrico conterrà le offerte di tutti quei retorici personaggi che, seduti al banchetto, sciolinano sorrisi tra di loro. Clarence Kellinger, procuratore capo della  California, personaggio di tutto rispetto, schivo alle cronache e implacabile esecutore delle leggi dello stato, non può mancare alla serata. Ha contribuito a  mandare alla forca quattro vite umane, gran fetenti s’intende, ma lui non ha mai battuto ciglio per l’emozione. Non è sposato, trascorre in ufficio molte ore della giornata, quella sera arriva e scende dall’auto che lo ha prelevato nel suo bell’attico in una delle zone più esclusive della città, in compagnia di una bella signora elegantissima nel suo abito nero. Insieme avanzano quasi senza essere notati, tra le ali della folla che aspettano l’arrivo della coppia, al momento più in vista in città, e forse dell’intero stato. Finalmente la mastodontica Chevrolet rallenta e si ferma bombardata da mille flash, Sergio Loyacono esce allungando in aria con eleganza i suoi quasi due metri di altezza, in imbarazzo nel suo completo scuro  e in mano un cappellino da gioco che, secondo il rituale stabilito dai suoi tifosi, deve lanciare tra la folla. Le grida di entusiasmo quasi sciamano ammaliate dal fascino della figura che dopo pochi attimi si affianca al campione, già notata al suo fianco in altre occasioni. Anche lei alta e slanciata , il luccichio del paio di orecchini  che indossa non eguaglia quella dei suoi occhi, il magnifico seno si affaccia con discrezione della scollatura del suo vestito. Con regalità richiama la gonna a non scoprire troppo le gambe affusolate. E’ un vero spettacolo vederli avanzare insieme , ma la gente ignora che il suo campione è già stufo della troppa notorietà che sembra piovutagli addosso, preferirebbe il calore della compagnia di suo figlio che riesce a  vedere così poco impegnato com’è dal quadrato del gioco e da queste dannatissime feste.

“Chi è quella coppia Clarence? Lei è bellissima, è stupenda!”

“Lui è Sergio Loyacono nastro nascente, anzi già affermato capitano battitore dei “Giants”. Lei è….sua moglie immagino, bel bocconcino vero? Ma cerca di rimanere calma, non è roba per te quella, è abituata al lusso e ad avere tutto quello che desidera. Sai quanto guadagnerà suo marito questa stagione?” La risposta arrivò fulminea.

“Vale qualsiasi cifra  quella donna, li conosci? Presentameli, soprattutto lei!!!”

“ Non conosco direttamente quell’uomo, né tantomeno sua moglie, ma qui non ti sarà difficile avvicinarli. Vieni ora andiamo a bere qualcosa e poi devo andare dai giornalisti, meglio toglierseli dalle palle subito, così mi lasceranno in pace per la serata!”

Quella sera lei ha occhi solo per quella bella signora, la osserva e ne scruta ogni movimento.”

 

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