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La Violenza sulle donne. "l’omicidio è solo la punta dell’iceberg di un problema subdolo ma estremamente lesivo, lo stalking". Di Riccardo Davide Montalbano* PDF Stampa E-mail
Domenica 15 Marzo 2020 12:11

 

 

Ogni giorno sotto i riflettori dei media una donna viene uccisa o subisce violenza dall’ex partner, dal fidanzato, marito, amante, amico; una mattanza che colpisce la popolazione femminile in maniera indiscriminata al Nord come al Sud, benestanti o indigenti

 

 

La violenza perpetrata contro donne e minori è la violenza di genere, fenomeno questo sempre più presente nella nostra società, un meccanismo sociale che vede ogni giorno compiersi le più nefande azioni e delitti ove gli uomini vogliono prevaricare e discriminare le donne. Assistiamo ad atti di qualsiasi tipo: danni fisici, sessuali e psicologici, minacce di violenza, coercizione, privazione della libertà personale sia a livello pubblico che privato. La violenza di genere è una piaga endemica da estirpare che non ha confini, che investe nazioni sviluppate e non, senza alcuna differenza socioculturale e di classe sociale cui appartengono vittime e aggressori. Ma i primi luoghi più pericolosi per le donne sono la casa e l’ambiente familiare. Aggressori più probabili sono i loro partner, gli ex o amici, familiari, colleghi, vicini di casa. Il violentatore non ha età, razza o condizioni socioeconomiche e culturali particolari. La violenza sulle donne va considerata in due aspetti fondamentali, perpetrata in una relazione intima. La prima include la donne e ogni tipo di abuso sui minori e gli anziani. La seconda include una varietà di tipi quali le molestie sessuali sul luogo di lavoro, quelle da parte di sconosciuti, gli stupri di guerra o con altre forme quali l’acidificazione del volti, l’infibulazione.

 

Bene hanno fatto le donne, già dagli anni ’70, a riunirsi in movimenti contro la violenza di genere mettendo in discussione la famiglia patriarcale ove il marito esercitava la sua funzione di marito e padre padrone fuori e dentro la famiglia e organizzandosi in centri antiviolenza e case famiglia in grado di ospitare ragazze, madri, donne anziane che hanno subito violenza. Al di là di ogni ideologia bisogna studiare a fondo il fenomeno nelle sue varie forme, esplicitando il concetto di disuguaglianza di genere e i vari volti della violenza. La violenza di genere oggi appare come un fenomeno mondiale cui vanno delineati i confini spesso sommersi e le dimensioni. Nel corso degli anni abbiamo assistito a una miriade di dibattiti sui diritti delle donne, sulle loro discriminazioni, sulla parità dei diritti nel rispetto della dignità umana, ma a tutt’oggi assistiamo al sorgere di ostacoli nella partecipazione delle donne alla vita politica, sociale, economica e culturale in condizione di parità con gli uomini nella società e nella famiglia. Molto è stato fatto, ma non basta.!!

Spesso assistiamo a violenze che ove commesse sono condannate con pene lievi dallo Stato stesso. A livello mondiale assistiamo a stupri sistematici nei conflitti armati, schiavitù sessuale, gravidanze, aborti e sterilizzazioni forzate, infanticidi di feti, femminicidi. Assistiamo a continue mutazioni e trasformazioni quotidiane ove la violenza di genere muta di cultura in cultura e di ora in ora. Infiniti studi di pensiero hanno cercato di spiegare le violenze come una frustrazione della popolazione maschile, uomini deviati con problemi mentali, dalla dipendenza di sostanze psicotrope, poveri ed in emarginazione sociale e culturale; tutti questi fenomeni della devianza. Il comportamento aggressivo maschile veniva fatto risalire a caratteristiche psicologiche individuali o come una reazione ad un comportamento della donna vittima poco docile e disponibile. Tale rappresentazione della violenza era un preciso orientamento clinico criminologico a matrice psichiatrica, collocando il fenomeno in una patologia, affermando la colpevolizzazione della donna per la violenza subita quale responsabile essa stessa: “L’ha voluto, se l’è cercata tutto sommato”.

 

Foto di Alberto A. Bordi

Fortunatamente oggi si è dimostrato che non si tratta di una patologia individuale ma solo di mappe mentali che volevano ingabbiare la donna con dei cliché deformando la realtà. La realtà che viviamo però oggi è che esistono sacche e stereotipi in cui si catalogano le donne, quasi una sorta di inferiorità biologica ed intellettuale, incapaci di condotte autonome rappresentando il “sesso debole”. Le limitazioni che subiscono le donne si evidenziano persino nell’analisi dell’“homo videns” o televisivo ove le donne di spettacolo sono si protagoniste di situazioni, ma controllate da un uomo che ordina. Spesso esse appaiono in costumi di scena audaci, con inquadrature maliziose ove non si esaltano le abilità artistiche della donna, ghettizzandola nuovamente in una identità di genere. Il fatto che la vittima di una violenza sia biologicamente donna e il carnefice uomo, non integra di per sé la fattispecie della violenza contro le donne. Non è il sesso biologico delle parti preminente, ma la relazione di genere si manifesta in qualsiasi cosa in discussione, parole, etc.

Dunque è prioritario individuare una relazione asimmetrica di potere tra le parti e i contenuti della relazione. Nella violenza sulle donne tale rapporto si manifesta in diversi tipi di dinamiche tra sconosciuti, coniugi, consanguinei, tra il direttore ed i suoi impiegati.

 

La sessualità è una delle dimensioni principali in cui si manifesta l’identità di genere delle persone a prescindere da una qualsiasi relazione tra le parti coinvolte. Non è l’elemento sessuale solo a configurare la violenza contro le donne, ma si manifesta anche in altri modi ad esempio percosse, critiche continue, denigrazione reiterata della compagna, madre, parente, dipendente. Tutto diviene violenza: tra intimi, domestica, da parti di sconosciuti, tra persone siano esse colleghi, compagni di scuola con ruoli paritari o con ruoli differenti, allievo, insegnante, capoufficio e dipendenti. La violenza sul corpo, la mente e l’emotività di una donna è la forma di controllo e potere che si esprime con atti, omissioni, minacce di sopruso fisico, psicologico, sessuale, economico e persecutorio quale lo stalking, sindrome delle molestie assillanti. Non meno importanza oggi assume la figura della violenza economica che comprende ogni forma di controllo sull’autonomia economica della donna, dalla mancata corresponsione dell’assegno di mantenimento per sé e per i figli, controllo del denaro per le spese familiari, abbandono totale economico, obbligo di firma di dimissioni in bianco se la donna è incinta. Molte donne sono costrette a versare qualsiasi emolumento nelle mani del marito e solo dopo una separazione alcune donne scoprono di saper ben gestire il denaro nella vita quotidiana. Ma oggi sempre più in maniera forte ci appare prepotente affermarsi la violenza psicologica con cui l’uomo offende e mortifica la donna nella sua dignità, ne limita le sue possibilità, ne mina la fiducia, la esclude con insulti in privato e in pubblico con parole sprezzanti, offensive, con umiliazioni, rimproveri, critiche, confronti con altre donne e precedenti partner. Violenza fisica e psicologica sono intimamente legate. Violenza psicologica è l’esercizio dell’isolamento in cui la donna non si confida mai con nessuno, per arrivare prima o poi ad una escalation di violenza. L’aspetto psicologico è sempre presente in quanto qualsiasi violenza subito riverbera i propri effetti sull’autovalutazione, sull’autostima, sull’Io della donna frantumato, ferito, offeso. Anche se con molto ritardo la legislazione italiana è riuscita a delineare bene i confini del reato di stalking. Potremmo dire “Ti amerò fino a farti morire”.

 

Persecuzioni, minacce e violenze ossia condotte di molestie da parte di pazienti sono state da sempre descritte e collocate all’interno di vari quadri clinici della psichiatria, quale espressione comportamentale agita di uno specifico disturbo psicopatologico (dalla compulsività al delirio, dalle psicopatie ai disturbi di personalità). Il concetto di molestie assillanti riunifica in una unica categoria infatti gruppi di azioni note e già descritte come parte di condotte devianti più complesse quali l’erotomania, le molestie sessuali, ma anche atteggiamenti o gesti legati ai comportamenti della società contemporanea. E’ in crisi l’indissolubilità del matrimonio, si modificano i rituali di corteggiamento, il divismo, si sono aggiunti nuovi mezzi di comunicazione, nuovi media, la modifica del concetti di privacy. Ogni giorno sotto i riflettori dei media una donna viene uccisa o subisce violenza dall’ex partner, dal fidanzato, marito, amante, amico; una mattanza che colpisce la popolazione femminile in maniera indiscriminata al Nord come al Sud, benestanti o indigenti. L’omicidio è solo la punta dell’iceberg di un problema subdolo ma estremamente lesivo, lo stalking.

Lo stalking è una linea di condotta rivolta generalmente ad una persona, caratterizzata da ripetuti avvicinamenti fisici o visivi, dalla ricerca di una interazione non voluta, dalla presenza di minacce implicite o esplicite.

 

Ma la sicurezza delle donne, dov’è? Troppo amore, si potrebbe dire, ma il campionario cui assistiamo, dal punto di vista comportamentale, è quanto mai vasto. Telefonate, sms, email, visite a sorpresa, mazzo di fiori, regali, lettere anonime, pedinamenti anche cibernetici, appostamenti, minacce, aggressioni, intrusioni continue nella vita privata e lavorativa.

La pressione psicologica legata alla coazione comportamentale dello stalker e al terrorismo psicologico effettuando, pongono la vittima stalkittata in uno stato di allerta ed emergenza continuo.

STALKER è il portatore di ben definite psicopatologie e soffre di disturbi ben determinati:

Disturbo     delirante di tipo persecutorio, disturbo erotomatico delirante, disturbo delirante di gelosia, disturbo di grandezza, disturbo correlato a sostanze, disturbobipolare (fase ipomaniacale), disturbo d’ansia (dist. ossessivo compulsivo).

La violenza, in qualsiasi forma si manifesti, diviene reato, delitto contro la persona. Lo stalker vive in un mondo surreale alternativo alla realtà. Come fermare lo stalker? Oggi bisogna operare nei nuovi campi dei media ove appare prepotente la figura del Cyberstalking, ossia una persona intelligente, con sofisticate abilità informatiche, persona sola e immatura che cerca attenzione e intimità nel cyberspazio, La vittima la incontra nelle chat e ne diviene ossessionato e, se respinto, reagisce con molestie telematiche sempre più pesanti, da falsi profili della vittima, furto d’identità, accuse di ogni tipo dalla pedofilia alla pornografia minorile. Nasce la prigione della paura ove la vittima vive durante e dopo la persecuzione.A volte la donna tende a proteggere il suo molestatore lasciandosi impietosire dai suoi tristi vissuti nell’infanzia, dai traumi subiti, quasi giustificandolo.

Sicurezza nella lotta allo stalking è quella di rendere le vittime consapevoli, conservando le prove di ogni contatto, conservando la documentazione di tutti gli eventi accaduti, studiare un piano di sicurezza con specialisti e autorità competenti, fare una lista di numeri di telefono utili da usare in caso di necessità, parlare e confidarsi con familiari, amici o vicini, cambiare spesso abitudini, rendere porte e finestre sicure, usare una casella di posta privata, recarsi a centri di ascolto.

L’obiettivo deve essere, per la sicurezza, assicurare un trattamento sanzionatorio più adeguato con strumenti processuali più adeguati, ove la legge Carfagna-Alfano sia sempre più integrata al manifestarsi di nuove forme di atti persecutori.Sicurezza significa togliere la vitti dal nutrirsi di debolezza e paura e uscire da un soffocante abbraccio che toglie alla vittima il respiro e la libertà e a volte anche la vita.

 

*Criminologo

 

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