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Arte e istituzioni: alla scoperta del Fondo Edifici di Culto di Alberto Bordi PDF Stampa E-mail
Sabato 09 Giugno 2012 17:43

 

 L'ente del Ministero dell'Interno è proprietario di oltre settecento chiese disseminate in ogni angolo d'Italia e di un patrimonio d'arte inestimabile. Cosa mai può collegare il pregevole busto marmoreo del medico portoghese Gabriele Fonseca, realizzato da Gian Lorenzo Bernini nel 1663  con il Ministero dell'Interno? 

E cosa può unire la Conversione di San Paolo, capolavoro pittorico del Caravaggio, al dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Viminale? L'origine di questo legame, invero piuttosto consistente, tra due inestimabili opere d'arte e l'Amministrazione statale preposta alla sicurezza pubblica, va rinvenuta nel Fec, il Fondo Edifici di Culto, ente istituito con la legge 222 del 20 maggio 1985 e proprietario di oltre settecento chiese disseminate in ogni angolo d'Italia, dal Piemonte alla Sicilia. Tra queste, tutte di alto valore storico-culturale, figurano anche le due romane di San Lorenzo in Lucina e di Santa Maria del Popolo, ove sono conservati, per l'appunto, i due capolavori citati,  annoverati come tesori di proprietà del Fondo. In realtà, oltre agli edifici adibiti al culto, il Fec possiede conventi, caserme, centinaia di unità immobiliari, fondi rustici, cascine, perfino un castello, e poi boschi e selve, come il complesso forestale di Tarvisio (Udine) e le riserve naturali di Quarto Santa Chiara (Chieti), di Monreale e di Giardinello (Palermo).

 

Il patrimonio. A questo patrimonio di inestimabile valore sono da aggiungere tutte le opere d'arte, gli oggetti e gli arredi custoditi nelle chiese: dai calici in materiali preziosi, alle croci di varie epoche, ai paramenti finemente lavorati. Veri e propri tesori. E come tali sono da considerare anche i circa trecento volumi editi dall'anno 1552 in poi, custoditi nella bella biblioteca del Fec, ubicata al quarto piano del Palazzo del Viminale. Tutti di grande pregio storico e artistico, spesso caratterizzati da splendide illustrazioni eseguite con incisioni xilografiche e calcografiche, riguardanti non solo opere giuridiche, ma anche classici della letteratura. Insomma un mondo tutto da scoprire per gli amanti dell'arte e della cultura, i quali non possono fare a meno di chiedersi come mai abbazie, basiliche, tele, statue ed oggetti d'arte così preziosi siano giunti nella sfera di amministrazione del Ministero dell'Interno.

 

Insieme alle chiese, il Fondo annovera nel suo patrimonio importanti aree museali, tra le quali le "case romane" sottostanti la Basilica dei Santi Giovanni e Paolo al Celio, a Roma: un sontuoso luogo archeologico consistente in una domus, unica per la sua ricchezza e conservazione; la Sala degli Arredi sacri, all'interno della Basilica di San Domenico Maggiore, a Napoli e, sempre nel capoluogo campano, il Museo dell'Opera di Santa Chiara e l'adiacente chiostro maiolicato nell'omonimo monastero. Questo compendio e questa chiesa, di particolare bellezza tanto da essere effigiata in uno speciale conio di moneta da 5 euro in argento, sono inseriti, al pari di tutto il centro storico partenopeo, tra i siti del Patrimonio mondiale dell'Unesco.

 

La storia. Riducendo all'essenziale i cenni storici sulla materia, che è complessa ed avvincente, possiamo dire che il Fondo per il Culto, antesignano dell'attuale Fondo Edifici di Culto, ha origine dalle "leggi eversive" della seconda metà dell'Ottocento, le quali avevano determinato la soppressione di tutti gli enti ecclesiastici non ritenuti strettamente necessari alla "cura delle anime", con conseguente incameramento del relativo patrimonio da parte dello Stato italiano, che per oltre cento anni ha amministrato tale ingente mole di beni, utilizzandone le rendite anche per contribuire al trattamento economico di vescovi e parroci affinché questo fosse "congruo" al loro decoro e sostentamento. Con tali norme "eversive" si volle in pratica restituire alla libera e dinamica circolazione del mercato l'ingente patrimonio accumulato nel corso del tempo dagli ordini religiosi, che aveva dato vita al fenomeno della cosiddetta "manomorta". A differenza di quanto avvenne in altri Paesi europei, in cui lo Stato aveva incamerato direttamente i beni degli enti soppressi, nel Regno d'Italia si scelse la via di affidare, fin dal 1866, l'enorme patrimonio acquisito ad un ente distinto dallo Stato e dotato di autonomia patrimoniale e gestionale. In tal modo, si volle rispettare il principio della separazione tra Stato e Chiesa e nel contempo non far gravare sul bilancio del giovane Regno le spese del mantenimento del clero.

 

A ben vedere, nella storia di questo Fondo - che ha una qualche analogia solo con la genesi della Cassa Ecclesiastica nel Regno di Sardegna nel 1855 - c'è un pezzo significativo di storia d'Italia, delle imperanti istanze giurisdizionalistiche del tempo, delle leggi Siccardi miranti a rimuovere i privilegi della classe ecclesiastica, dei rapporti tra Stato e Chiesa disciplinati con il Concordato del 1929 e innovati con la revisione concordataria degli anni Ottanta.

 

Oggi il Fondo Edifici di Culto, previsto dal Protocollo firmato a Roma il 15 novembre 1984, oggetto di controverse valutazioni dottrinarie (ufficio amministrativo, fondazione, organo dello Stato, ente sui generis e altro), è proprietario di un patrimonio pacificamente ritenuto estraneo al diritto canonico ed ai beni ecclesiastici, essendo assoggettato espressamente alla regolamentazione dei beni pubblici statali e alla correlata rendicontazione della loro gestione al Parlamento nazionale, pur presentando connotati, sotto il profilo giuridico-amministrativo, del tutto peculiari.

 

L’amministrazione. Gestito dal Ministero dell'Interno attraverso la Direzione Centrale per l'Amministrazione del Fec del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione, affiancata da un apposito Consiglio di Amministrazione presieduto dal Ministro dell’Interno, che ne è anche il rappresentante legale, a livello provinciale il Fondo è amministrato dai Prefetti. Il suo fine istituzionale è la conservazione e valorizzazione delle chiese di proprietà. Nello specifico, la sua attività è volta alla conservazione, restauro, tutela, salvaguardia e valorizzazione degli edifici sacri aperti al pubblico e concessi in uso gratuito all'Autorità ecclesiastica, e delle molteplici opere d'arte in essi custodite.

 

L'impronta del genio. Un tour virtuale in tutti gli edifici di culto del Fec porterebbe magicamente il visitatore nell'empireo dell'arte italiana, potendo in tal modo egli avvicinarsi con un approccio sinottico al talento di maestri come Giotto, Michelangelo, Guido Reni, Paolo Veneziano, Caravaggio, Pinturicchio, Bernini, Canova e tanti altri, le cui opere sono conservate anche nelle chiese appartenenti al Fondo. Periodicamente, la Direzione Centrale che lo amministra realizza delle pregevoli pubblicazioni, dedicate a uno o più edifici religiosi del proprio patrimonio come anche a specifiche tematiche d'arte, oppure a uno o più artisti che hanno lasciato l'impronta del loro genio in opere oggi custodite dal Fondo stesso. Dal 2005 è stata inoltre avviata la pubblicazione di raffinati calendari da collezione che raffigurano alcuni dei tesori d'arte di proprietà del Fec; l'edizione del 2010, prodotta a tiratura limitata e in via straordinaria messa in vendita, si è caratterizzata per l'intento di devolvere il ricavato a favore della regione Abruzzo, duramente colpita dal sisma dell'aprile 2009.  

Altri beni. Se la parte più consistente del patrimonio del Fec è costituita dagli edifici sacri, va comunque ricordato che ad esso appartengono anche numerosi beni di altra natura, tra i quali spicca la già citata foresta di Tarvisio: una estensione di circa 23mila ettari all'interno della provincia di Udine, vicinissima alla Slovenia e all'Austria. Un'area naturale incontaminata che si presenta ancora in tutta la sua integrità e particolarmente apprezzata per la presenza di rari esemplari di fauna e flora, come ad esempio l'Abete Rosso di Risonanza, il cui legno è ricercato dai migliori liutai per realizzare viole, violini e violoncelli. Nelle Langhe, in una splendida posizione panoramica, si erge poi la massiccia sagoma a parallelepipedo del Castello di Roddi d'Alba, una costruzione risalente all'XI secolo, anticamente protetta da un giro di mura con fossato e ponte levatoio ora scomparsi. Per secoli il Castello fu possesso di vari feudatari locali, dei vassalli dei vescovi di Alba e dei marchesi di Saluzzo; oggi di proprietà del Fondo, è stato in parte restaurato ed è periodicamente visitabile.

 

Valorizzazione. Va dato atto che negli anni più recenti l'attività di valorizzazione e di diffusione del proprio patrimonio da parte del Fondo Edifici di Culto si è notevolmente intensificata, sia attraverso la partecipazione ad eventi culturali di assoluto rilievo, sia attraverso la promozione e l'allestimento di importanti mostre, spesso di livello internazionale. Per comprenderne la levatura, basti citare l'esposizione titolata Caravaggio? L'enigma dei due San Francesco, dedicata ai dipinti gemelli, entrambi del Fec, raffiguranti San Francesco in meditazione, di cui solo uno attribuito al pittore lombardo, e in mostra, dopo il successo delle tappe di Roma, Varese e Lecce, al Nationalmuseum di Stoccolma ed al Sinebrychoff Art Museum di Helsinki.

 

Questa, per grandi linee, la storia di un ente e di un patrimonio artistico e culturale che costituisce un vanto incontestabile del nostro Paese nel mondo. Un patrimonio fatto di chiese grandi e piccole, di opere d'arte di ogni tipo e di ogni epoca, di fronte alle quali c'è il solo rischio di provare il medesimo smarrimento che deve aver provato Stendhal dinanzi alla quantità e alla magnificenza dei capolavori ammirati nella sua memorabile visita alla città Firenze.

 

L’articolo è tratto dalla rivista “IL CARABINIERE” del novembre 2010

 

Il tema è trattato dal sito internet del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione

(http://www.libertaciviliimmigrazione.interno.it/dipim/site/it/patrimonio/) articolato nelle sezioni “chiese, tesori, libri e calendari, patrimonio boschivo, eventi e mostre”

 

La normativa di riferimento

Decreto del Presidente della Repubblica 8 dicembre 2007, n. 276

Regolamento concernente i criteri e le modalità per l'affidamento in locazione ad uso abitativo dei beni immobili appartenenti al Fondo edifici di culto

 

Legge 25 marzo 1985, n. 121

Ratifica ed esecuzione dell'accordo, con protocollo addizionale, firmato a Roma il 18 febbraio 1984, che apporta modificazioni al Concordato lateranense dell'11 febbraio 1929, tra la Repubblica italiana e la Santa Sede

 

Legge 20 maggio 1985, n. 206

Ratifica ed esecuzione del protocollo, firmato a Roma il 15 novembre 1984, che approva le norme per la disciplina della materia degli enti e beni ecclesiastici formulate dalla commissione paritetica istituita dall'articolo 7, n. 6, dell'accordo, con protocollo addizionale, del 18 febbraio 1984 che ha apportato modificazioni al Concordato lateranense del 1929 tra lo Stato italiano e la Santa Sede.

 

Legge 20 maggio 1985, n. 222

Disposizioni sugli enti e beni ecclesiastici in  Italia e per il sostentamento del clero cattolico in servizio nelle diocesi

 

Decreto del Presidente della Repubblica 13 febbraio 1987, n.33

Approvazione del regolamento di esecuzione della legge 20 maggio 1985, n. 222, recante disposizioni sugli enti e beni ecclesiastici in Italia e per il sostentamento del clero cattolico in servizio nelle diocesi

 

 

 

 

 
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