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Occhio al capolavoro. Rubrica d'arte e costume. La scuola di Atene di Raffaello Sanzio PDF Stampa E-mail
Mercoledì 04 Marzo 2020 13:54

 

Raffaello Sanzio (Urbino 1483 – Roma, 1520) pittore e architetto di spicco nel Rinascimento italiano, virtuoso insuperato della tecnica prospettica, diede vita, tra l'altro, ad una scuola che fece arte "alla maniera" sua e che va sotto il nome di manierismo.

 

 

 

 

Nella realizzazione dei lavori dei nuovi appartamenti papali (le Stanze), l'Urbinate affiancò una squadra di pittori provenienti da tutta Italia (il Sodoma, Bramantino, Baldassarre Peruzzi, Lorenzo Lotto ed altri) mostrando immediatamente il suo talento, che non sfuggì al Papa, il quale decise di affidargli tutta la decorazione della Stanza della Segnatura, una delle quattro "Stanze Vaticane", poste all'interno dei Palazzi Apostolici, destinata forse alla funzione di biblioteca. Nella stanza della Segnatura si trovano La Disputa del Sacramento, un affresco  dalle misure 770x500 cm, ed Il Parnaso, un affresco (670 cm alla base) databile al 1510-1511.

In questo ambito si colloca La Scuola di Atene, un affresco  di 770×500 cm circa,  databile intorno al 1510 e oggi visitabile all'interno del percorso dei Musei Vaticani. L'affresco, inquadrato da un arco dipinto, rappresenta i più celebri filosofi e matematici del passato intenti nel dialogare tra loro, all'interno di un immaginario edificio classico, rappresentato in perfetta prospettiva, che ricorda vagamente la struttura della basilica di Massenzio.

Le figure sono disposte sostanzialmente a libro, ossia su due piani definiti da una larga scalinata che taglia l'intera scena. Un primo e più numeroso gruppo è disposto ai lati di una coppia centrale di figure che conversano, identificate in Platone e Aristotele. Un secondo gruppo autonomo, in cui sono stati individuati i pensatori interessati alla conoscenza della natura e dei fenomeni celesti, è disposto in primo piano sulla sinistra, mentre di un terzo, anch'esso indipendente, ristretto e disposto simmetricamente al secondo, è di difficile l'identificazione dell'ambito intellettuale, nonostante gli sforzi degli studiosi; la figura intenta a tracciare una dimostrazione geometrica potrebbe essere Euclide o Archimede, sotto le sembianze di Donato Bramante.

L'opera può essere considerata una sintesi sinottica del pensiero antico, ricca di rimandi colti, simboli, caratterizzazioni dei protagonisti, riferimenti cifrati o anche una rappresentazione delle sette arti liberali con in primo piano, da sinistra la grammatica, l'aritmetica e la musica, a destra la geometria e l'astronomia, e in cima alla scalinata retorica e dialettica.

 

Siamo di fronte  ad un "manifesto" della concezione antropocentrica dell'uomo rinascimentale. L'uomo domina la realtà, grazie alle sue facoltà intellettive, ponendosi al centro dell'universo, in una linea di continuità fra l'antichità classica e il cristianesimo. Se la prospettiva ricorda la struttura delle basiliche antiche, la geometria in cui sono disposti i personaggi simboleggia la fiducia di Raffaello nell'ordine del mondo, un ordine divino e intellettuale al tempo stesso.

La solenne architettura dello sfondo, priva di copertura e che lascia intravedere un cielo limpido, ha proporzioni che richiamano l'architettura tardo antica con le volte a cassettoni e l'innesto di un tamburo di una cupola.

Nei pilastroni ,che fanno da sfondo alla gradinata su cui si trovano i filosofi, sono collocate due statue, entrambe riprese da modelli classici: Apollo con la lira a sinistra e Minerva a destra, con l'elmo, la lancia e lo scudo con la testa di Medusa. L'identificazione delle divinità è chiarita dai bassorilievi sottostanti. Sotto Apollo si trovano una Lotta di ignudi, simboleggiante la violenza della guerra, e un Tritone che rapisce una nereide (le brame sensuali), che raffigurano impulsi negativi dell'animo umano dai quali si può elevarsi con la guida della ragione, rappresentata dal dio.

Nei medaglioni sotto l'imposta della cupola si vedono due bassorilievi con un uomo nell'atto di alzare gli occhi da un libro e una donna con le braccia su un globo terrestre: i loro gesti sono da mettere in relazione con quelli di Platone e Aristotele al centro.

 

La rappresentazione architettonica inquadra tutta la scena e accoglie i personaggi, evocando l'idea del "tempio della filosofia" . Del resto una restituzione prospettica così complessa lascia pensare che Raffaello si sia avvalso di uno specialista, forse Bastiano da Sangallo, virtuoso autore di prospettive sceniche, o, come riporta Vasari con però minore credito negli studiosi moderni, Bramante stesso. Va ricordato che Raffaello era notoriamente maestro indiscusso della prospettiva, anche se in questa rappresentazione  architettonica è tangibile l'ispirazione al Bramante.

Le cinquantotto figure presenti nell'affresco hanno sempre sollecitato gli studiosi circa la loro identificazione. I gruppi si articolano dinamicamente concatenando gesti ed espressioni, e rispettando una certa gerarchia simbolica che non irrigidisce però mai la rappresentazione, che appare sempre sciolta e naturale.

Platone, raffigurato con il volto di Leonardo da Vinci, regge il Timeo e solleva il dito verso l'alto a indicare Il Bene (l'Idea delle Idee, l'Uno) e sottintendere che l'oggetto della ricerca filosofica è l'idea di Bene (che si raggiunge appunto nel pensiero, oltre le cose, metaforicamente nella sfera celeste), secondo un processo che va dalla percezione delle cose sensibili (mediante i sensi) a un pensiero intorno a ciò che le cose sono in verità, oltre le apparenze (mediante l'intellezione); Aristotele invece, il cui volto sembra essere quello del maestro di prospettive Bastiano da Sangallo, regge l'Etica Nicomachea e distende il braccio destro tenendolo sospeso a mezz'aria, per indicare il processo opposto e complementare a quello indicato da Platone, ovvero sia il ritorno dal mondo intellegibile (del pensiero), nel quale si è trovata l'idea di Bene, al mondo sensibile (la realtà apparente), per applicare tale idea mediante questa nuova Etica, oggettivamente fondata, di modo da trasformare la realtà e farla divenire il più possibile ideale (vicina all'idea).

 

Le opere di Raffaello: Imponente ed affascinante la produzione artistica di Raffaello, realizzata nei suoi 37 anni di vita. Citiamo La Trasfigurazione, un dipinto a tempera grassa su tavola (410x279 cm) databile al 1518-1520 e conservato nella Pinacoteca vaticana. Lo Sposalizio della Vergine è un dipinto a olio su tavola (170x117 cm) di datato 1504, conservato nella Pinacoteca di Brera a Milano. La Fornarina è un dipinto a olio su tavola (85x60 cm) databile al 1518/1519 e conservato nella Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini a Roma. È firmato sul bracciale della donna: RAPHAEL VRBINAS. L'Autoritratto è un dipinto a tempera su tavola (47,5x33 cm), databile al 1504-1506 circa e conservato nella Galleria degli Uffizi a Firenze. La Madonna Sistina è un dipinto a olio su tela (265x196 cm) conservato nella Gemäldegalerie di Dresda. Il Trionfo di Galata è un affresco di 295x225 cm., conservato nella Villa Farnesina di Roma.

Lo sposalizio della vergine

 

Il Ritratto di Baldassarre Castiglione è un dipinto a olio su tela (82x67 cm) di proprietà del Museo del Louvre di Parigi dove attualmente si trova nell'ala Peintures Italiennes. La Madonna della Seggiola è un dipinto a olio su tavola (diametro 71 cm) conservato nella Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze. La Madonna del Belvedere (o Madonna del Prato) è un dipinto olio su tavola (113x88 cm) conservato nel Kunsthistorisches Museum di Vienna. La data M.D.VI., ossia 1506, si trova sull'orlo dell'abito della Vergine. La Velata è un dipinto a olio su tela (82x60,5 cm) visibile nella Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze. Il Ritratto di Leone X con i cardinali Giulio de' Medici e Luigi de' Rossi è un dipinto a olio su tavola (155,2x118,9 cm), databile al 1518 e conservato nella Galleria degli Uffizi di Firenze. Le Tre Grazie è un dipinto a olio su tavola (17x17 cm) conservato nel Museo Condé di Chantilly. La Deposizione Borghese è un dipinto a olio su tavola (184x176 cm) datato 1507, firmato RAPHAEL URBINAS MDVII, in basso a sinistra sul gradino roccioso e conservato nella Galleria Borghese a Roma. Si tratta dello scomparto principale della Pala Baglioni.

 


La Madonna del Cardellino è un dipinto a olio su tavola (107x77 cm) conservato nella Galleria degli Uffizi a Firenze. Gli Arazzi per la Cappella Sistina sono un ciclo di dieci arazzi , di varia misura, realizzati nella bottega di Pieter van Aelst a Bruxelles su disegno di Raffaello, databili al 1515-1519 e conservati nella Pinacoteca Vaticana. Sette cartoni originali sono oggi conservati nel Victoria and Albert Museum di Londra. La Belle Jardinière è un dipinto a olio su tavola (122x80 cm) conservato nel Museo del Louvre a Parigi. La Dama col liocorno è un dipinto a olio su tavola (65x51 cm) databile al 1505-1506 circa e conservato nella Galleria Borghese a Roma. La Muta è un dipinto a olio su tavola (64x48 cm) databile al 1507 e conservato nella Galleria Nazionale delle Marche a Urbino. Il dipinto è annoverato nell'inventario dell'eredità del cardinale decano Carlo de' Medici nel 1666. Dopo essere stato trasferito a Palazzo Pitti e quindi nella villa di Poggio a Caiano, raggiunse gli Uffizi il 23 dicembre. Nel 1927 la tavola venne concessa al museo di Urbino, la sua città: tutti i  lavori di Raffaello presenti ad Urbino erano finiti a Firenze con l'eredità di Vittoria Della Rovere, nel XVII secolo. L'opera venne trafugata il 6 febbraio del 1975, insieme alla Madonna di Senigallia e alla Flagellazione di Cristo di Piero della Francesca: tutte le opere, compresa La Muta, vennero recuperate dai Carabinieri a Locarno il 23 marzo 1976.

Il Ritratto di giovane uomo è un dipinto olio su tavola (72x56 cm) attribuito a Raffaello Sanzio, già conservato presso il Museo Czartoryski a Cracovia. Il Ritratto di Giulio II è un dipinto a olio su tavola (108,7x80 cm) commissionato da Papa Giulio II a Raffaello, databile al 1511. È conservato nella National Gallery di Londra. Ne esiste una seconda versione su tela (107x80 cm), databile al 1512, conservata negli Uffizi di Firenze. Il Ritratto di Bindo Altoviti è un dipinto a olio su tavola (59,7x43,8 cm) conservato nella National Gallery of Art di Washington. L'Autoritratto con un amico è invece un dipinto a olio su tela (99x83 cm) conservato nel Museo del Louvre a Parigi. La Madonna Esterhazy è un dipinto a olio su tavola (29x21,5 cm) conservato nello Szépművészeti Múzeum di Budapest. Il Ritratto di Agnolo Doni è un dipinto a olio su tavola (65x45 cm) conservato negli Uffizi a Firenze.

La Madonna del Divino amore è un dipinto a olio su tavola (140x109 cm) conservato nel Museo nazionale di Capodimonte a Napoli. Il Profeta Isaia è un affresco (250x155 cm) databile 1511-1512 e conservato nella Basilica di Sant'Agostino in Campo Marzio a Roma.

 
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