Superstizioni a tavola. Di Rita Calvo PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Venerdì 22 Febbraio 2019 13:34

 

 

Pane rovesciato, caduta di sale o di olio, versamento di vino, posate incrociate, tutto in tavola può avere un significato particolare, anche malaugurante......meglio conoscere ed evitare

 

 

 

 

È convinzione comune che le superstizioni abbiano origini religiose o che, in qualche misura, abbiano a che fare con essa.

In realtà la Chiesa ha quasi sempre condannato questo genere di credenze invitando i fedeli a scacciare la sfortuna o le avversità della vita con le vere pratiche religiose come, ad esempio, la preghiera.

La superstizione tuttavia è un fenomeno estremamente diffuso, praticamente universale, non esiste infatti Paese al mondo che possa dirsi totalmente indenne da pratiche di tipo superstizioso e stranamente, è un fenomeno che riguarda moltissime persone a prescindere dal loro grado di cultura (sebbene l’ignoranza rappresenti una condizione che facilita gli atteggiamenti superstiziosi), classe sociale, razza o sesso.

Come dice il significato etimologico della parola, una superstizione è un qualcosa che "sta sopra" (super stare), nel senso che sta alle nostre spalle, è "superstite" di (sta sopra) un passato che non ci appartiene più.

Incredibilmente, nonostante ci si trovi nel terzo millennio, molte credenze di carattere superstizioso sono diffusissime e addirittura sfruttate per fini economici; basti pensare a quante persone danno gran peso all’oroscopo della settimana o a quelle che ricorrono a maghi o cartomanti.

Con il termine scaramanzia si fa riferimento a una forma di superstizione in base alla quale determinate espressioni, frasi o gesti avrebbero il potere di allontanare la sfortuna o, al contrario, la fortuna. Tipici esempi di gesti scaramantici sono l’incrociare le dita, fare le corna o toccare ferro.

Naturalmente, essendo gli Italiani grandi amanti del buon cibo, non potevano di certo mancare le superstizioni legate al cibo ed alla tavola.

Ecco qualche esempio:

buttare via il pane porta male, questo trova origine nella preghiera del Padre Nostro, per cui sarebbe offensivo verso Dio gettare, e quindi rifiutare, il pane quotidiano che lui ci dona. La superstizione, invece, secondo cui il pane non deve mai essere “rovesciato” (messo a testa in giù) ha origine più complessa. Nel Medioevo la paura collettiva della morte creava la proibizione assoluta di toccare qualsiasi cosa avesse a che fare con i cadaveri. Per questo motivo il boia viveva isolato dal resto della comunità, gli oggetti e cibi a lui destinati non potevano venire in contatto con quelli degli altri, erano preparati separatamente, addirittura i fornai si inventarono un sistema per rendere riconoscibile il pane che gli era destinato ed evitare che entrasse in contatto con quello altrui. Consisteva nel girare il pane a testa in giù, rovesciandolo. Veniva chiamato il “pane del boia”, e ancora oggi il pane rovesciato si porta dietro un triste presagio di morte.

Il pane è collegato a molte superstizioni.

In altri paesi è sfortuna di trovare un “buco” nella mollica di una pagnotta quando la si affetta, simbolo di una morte imminente, mentre la croce che si incideva sulla parte superiore delle pagnotte era utile per scacciare il diavolo (e aiutava nella lievitazione).

Secondo la legge ebraica, il pane non va mai tagliato ma spezzato, perché troppo sacro per associarlo alla violenza della lama.

Incrociare i coltelli sul piatto è una mancanza di rispetto per la crocifissione di Gesù, e presagio di un litigio.

Far cadere il sale. Quando cade in terra il sale, si sa che quella svista può causare anni di sventure, bisogna immediatamente raccoglierlo e tirare 3 manciate dietro di sé, così la sventura si abbatterà …solo su chi deve pulire. Fin dall’antichità il sale ha sempre avuto valenze simboliche, mentre da una parte, nei Vangeli, indicava l’infusione della sapienza nei discepoli da parte di Gesù, dall’altra, da sempre, indicava distruzione e morte visto che i re cospargevano di sale il terreno delle città conquistate. Anticamente poi il sale era preziosissimo e fin dai tempi degli antichi romani, era considerato merce rara e speciale, tanto che i soldati erano pagati con questo ingrediente. La stessa parola salario, infatti, significa proprio “razione di sale” e deriva da questa abitudine.

Far cadere l’olio. Simile è la credenza riguardante l’olio. L’oro liquido se vi cade sulla tavola, sarete disgraziati per sempre, dovrete abbandonare la vostra casa e vivere in povertà. Fortunatamente c’è un rimedio: buttateci subito sopra del sale.

Essere in 13 a tavola. Questa superstizione ha origine religiosa, legata all’ultima cena. Non bisogna mai essere tredici a tavola poiché, all'ultima cena, Giuda Iscariota, colui che tradì Gesù conducendolo alla crocifissione, fu proprio il tredicesimo apostolo a sedersi. Per questo ospitare 13 commensali è considerato un presagio di sventura: qualcuno morirà entro l’anno o comunque scoprirà tradimenti e intrighi.

Lasciare la tovaglia bianca sul tavolo per tutta la notte. Chi ha una tovaglia bianca, oltre a faticare parecchio per non farla ingiallire, rischierà spesso di passare a miglior vita. Questo perché potrebbe diventare un lugubre richiamo al lenzuolo funebre.

Torta nuziale. Come si taglia, come si mangia? Per avere un matrimonio felice, gli sposi devono tagliare la torta insieme, entrambi devono tenere il coltello, la moglie con la mano sinistra, appoggiandosi sulla mano del coniuge. Gli invitati si troveranno di fronte ad un bivio: non accettare la torta significherà anni di sfortuna e problemi matrimoniali, accettarla sarà il colpo di grazia al fegato messo a dura prova già dagli antipasti

Il vino si versa con la mano destra e cosa fare quando cade.

Oggi nemmeno ci facciamo caso, ma se in un banchetto medioevale l’inserviente usava la mano sinistra, quella del diavolo, mandava un cattivo segnale. Nell'antico galateo della tavola, l'uso della mano sinistra era vietato, era la mano destra (il lato di Dio) a essere destinata al cibo. La sinistra (il lato del Diavolo) era riservata alla pulizia del corpo e, vista la scarsa igiene dei tempi antichi, ben si comprende questa norma che cadde in disuso solo dopo il ‘600 con l'introduzione della forchetta. Inoltre, bisognava versarlo nella maniera corretta, ovvero con il dorso della mano rivolto verso l'alto. Il motivo risale al Medioevo, quando insieme alla bevanda veniva versato anche del veleno che, nascosto nell'anello, scivolava nel bicchiere una volta capovolta la bottiglia. Così, il gesto elegante di servire l'ospite poteva tramutarsi in un tradimento (per questo, ancora oggi a Roma, la gestualità sbagliata viene definita in dialetto “alla traditora”).

Al contrario del sale e dell'olio, però, il vino che cade sulla tavola non porta grandi disgrazie. Anzi, se ne prende un po' con le dita e lo si passa dietro le orecchie e diventa segno di buon auspicio.

Instabilità da maionese

Sembra inverosimile, oggi, pensare che il ciclo delle donne – a lungo uno dei tabù più taciuti delle società di tutto il mondo – possa in qualche modo influenzare le varie attività delle donne. Eppure, sono tanti i falsi miti che ruotano attorno a questo fenomeno naturale del corpo femminile, a cominciare dagli specchi che diventano opachi, per finire con il ferro che arrugginisce o l'avorio che perde la sua lucentezza. Con il cibo, poi, non si scherza: il ciclo mestruale avrebbe, secondo le credenze più antiche, il potere di fare inacidire il vino. Per non parlare della preparazione della maionese, da non affidare mai a una donna durante quel periodo. Si è cercato a lungo di fornire una spiegazione ragionevole a questa convinzione, ma l'unica (surreale) ipotesi è quella che fa riferimento ai cambiamenti ormonali in corso, che porterebbe le donne ad avere poca precisione nella gestualità.

Peperoncino e fedeltà

Un vero talismano contro il malocchio, ma anche contro l'infedeltà: in passato, in molti paesini i coniugi che sospettavano un tradimento erano soliti lasciare due peperoncini rossi sotto il cuscino del partner. In questo modo, avrebbero riconquistato il loro cuore.

Uova, simbolo di nuova vita

Emblema della rinascita, ma anche della protezione, da sempre uno dei doni più utilizzati dai popoli antichi, l'uovo è sinonimo di nuova vita: se in un guscio ci sono due tuorli, si dice infatti che sia segno di una nascita in arrivo, secondo alcuni di un parto gemellare. C'è però un'altra diceria, più cupa e inquietante, che riguarda il guscio: una volta rotto, deve essere frantumato per bene prima di essere buttato, altrimenti potrebbe diventare un richiamo per il demonio, ben lieto di annidarvisi dentro.

Le lenticchie

Nel novero dei cibi benauguranti ci sono anche le lenticchie, gustate nella notte di san Silvestro all'insegna del detto "chi mangia lenticchie l’ultimo dell’anno, avrà fortuna e tanti soldi tutto l’anno". In realtà, per il primo legume coltivato dall'uomo (si parla del  7000 a.C.) si richiama l'usanza, presso gli antichi Romani, di regalare, all'inizio del nuovo anno, una scarsella, ossia una piccola borsa di cuoio, da legare alla cintura, che conteneva, appunto, lenticchie, con l'augurio che diventassero monete.

Ultimo aggiornamento Lunedì 25 Febbraio 2019 20:14
 
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